Archivio mensile:luglio 2014

Caduta dell’empatia

Continuo con la serie dei post semi-depressi, con il rischio di finire in uno degli esperimenti sociali di Facebook.

I signori di Facebook hanno appena condotto una ricerca sugli stati d’animo dei loro utenti, manipolando gli algoritmi secondo i quali appaiono i post degli “amici” nelle nostre bacheche.

Venivano selezionati i post fa far apparire più “in alto”, catalogandoli in base alle parole che contenevano.  Post allegri e post depressi.

E i signori di Facebook hanno scoperto che i post depressi hanno effettivamente l’effetto di peggiorare l’umore degli utenti che li leggono (e che a loro volta sono definiti allegri o tristi a seconda delle parole che utilizzano nelle risposte).

Naturalmente è saltato fuori un casino, e mi chiedo se la pubblicità di un’azienda di POMPE FUNEBRI di Lecco  non mi abbia partecipato sulle pagine di Facebook perché avevo scritto da qualche parte “triste” o “morte”.

Sarebbe decisamente se anche il nostro umore diventasse diagnosticabile con un algoritmo, e che sulla base del nostro umore ci venisse somministrata una pubblicità invece di un’altra. Se questo è il web, preferisco tornare ai segnali di fumo.

Fatta la solita premessa,  arrivo velocemente al dunque, che sarà superficiale e veloce, visto che scrivo in fretta, dopo aver sbrigato le cosiddette faccende domestiche.

Ho l’impressione (espressione banale, sorry) che ci sia una caduta di empatia, ovvero una minore attenzione – da parte di tutti – ai cazzi degli altri.

Per cazzi degli altri, intendo le storie che hanno da raccontare: quelle belle ma anche i turbamenti interiori, i malesseri fisici e spirituali.

Intendo le storie raccontate per intero, con un inizio e una fine, e non le conversazioni smozzicate, dove ci si interrompe a vicenda e ci si ascolta – vicendevolmente – molto poco.

Mi capita sempre più raramente di passare qualche ora insieme a degli amici senza avere l’impressione che nessuno ascolti nessuno.

Non so da cosa dipenda questo fenomeno, che annuso in giro, ma che potrebbe solo essere il riverbero di un mio stato psichico.

Forse gli adulti sono pieni di cose fa fare, forse il mondo delle relazioni sostenute dalle tecnologie digitali è diventato troppo complesso, ma qualche volta mi mancano i pomeriggi vuoti in cui andavo in giro con un’amica senza dover tenere il cellulare pronto in una tasca per rispondere subito: alle telefonate, alle email, ai messaggi su WhatsApp, eccetera.

Ormai non c’è pranzo, conversazione, cena o serata dove quelli con cui sei in compagnia non rispondano al telefono o alle email che ricevono.

E devo dire che ho smesso di frequentare amiche che vivevano attaccate al cellulare e con le quali era impossibile parlare per più di qualche minuto senza essere interrotte da una nuova telefonata.

Ecco, mi sembra che questo terribile e rumorosissimo casino sia nato dalla facilità di interconnessione, oltre che dalla innaturale moltiplicazione dei rapporti che è stata la conseguenza di questa nuova facilità.

E mi sembra che il risultato sia anche una perdita di un’interconnessione più profonda e meno “esposta” di quella dei social network, che peraltro frequento con notevole assiduità. E che mi piacciono molto, se non fosse che vorrei poterli trasformare in social network umani, dove poi incontri veramente le persone che ti sono piaciute sul web.

Ma forse sono solo stanca e adesso vado a dormire.

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