Archivio mensile:novembre 2018

10 consigli a chi vuol fare il CAPO

Non si può negare che le istituzioni sociali si basino su rapporti di tipo gerarchico. Certo, la BASE di tali rapporti deve essere sana, ovvero basata sul merito e non su privilegi castali.

Ma non voglio farla lunga, voglio solo dare qualche buon consiglio a chi desidera fare il CAPO (parola brutta, ma efficace). Io non ci ho mai provato, ma capisco che a qualcuno piaccia l’idea. Ecco i miei consigli per non cadere male (più stai in alto, e più la caduta può essere brutta e rovinosa). Do per scontato che si parli di strutture meritocratiche, e non di Corea del Nord.

    1. Non esistono CAPI-MANAGER, ma solo CAPI-TECNICI-MOLTO-BRAVI. I manager sono morti, dopo che Steve Jobs è tornato alla Apple, dalla quale era stato scacciato da un manager generalista. Se volete fare il capo, diventate molto BRAVI a fare qualcosa. Il potere arriverà dopo, quando sarete diventati più bravi degli altri.

 

    1.  Un capo deve saper fare il lavoro che fanno i suoi collaboratori. E lo deve fare MEGLIO. Se siete il PRIMARIO di un ospedale, dovete operare meglio di tutti.  Solo così vi verrà riconosciuta la vostra autorità. Se c’è qualcuno SOTTO di voi che sa fare meglio il vostro lavoro di voi, lui diventerà il vostro capo.

 

    1. I capi sono tali quando i loro collaboratori riconoscono la loro bravura. Se un capo la la STIMA dei suoi collaboratori, allora è veramente un capo. Se invece, appena esce dalla porta, partono gli sfottò, bene, allora siamo in Corea del Nord.

 

    1. I capi devono essere stimati ed essere intellettualmente onesti. Devono riconoscere ai loro collaboratori le loro qualità e devono PORTARE AVANTI i collaboratori che sono molto bravi e hanno voglia di lavorare duro. Non devono avere paura della bravura dei loro collaboratori, anzi la devono incoraggiare, promuovere, stimolare.

 

    1. I capi non devono mai appropriarsi del lavoro degli altri. Non valgono i copia-incolla del lavoro dei “subordinati”. Bisogna sempre dire: “Ho un bravissimo collaboratore che ha fatto un bellissimo lavoro. Eccolo qui!”. Nessuno potrebbe stimare un LADRUNCOLO di idee altrui.

 

    1. I capi non devono mai fare gli STRONZI. La cattiveria ha un brutto karma: la gente si ricorda degli stronzi e li aspetta al varco. Un capo stronzo si farà molti nemici, che parleranno in giro male di lui, fino a quando qualcuno non dirà: “Togliamoci quello stronzo dai coglioni!”. E – BUM! – lo faranno fuori.

 

    1. I capi devono sorridere, dire sempre quello che pensano, e lavorare a stretto contatto con i collaboratori. Se un capo dice quello che pensa – anche brutalmente – a qualcuno con il quale lavora, gomito a gomito, nessuno si potrà lamentare della sua brutalità. Dirà solo che è stato SINCERO.

 

    1. Un capo ha torto e ragione, esattamente come tutti gli altri. Con un’unica differenza: un bravo capo ammette di avere TORTO. Il cretino non lo ammette mai. Ma tutti riconoscono un cretino, no?

 

    1. Un capo sa che i suoi collaboratori hanno bisogno di essere compresi, stimati, stimolati, ma anche lasciati LIBERI. Un bravo capo è affettuoso e lascia che i suoi collaboratori siano liberi di organizzare il loro lavoro. Non gli sta col FIATO SUL COLLO, non gli corregge le virgole.

 

  1. Un bravo capo desidera essere RIMPIANTO quando se ne andrà (se cambierà azienda). Non vuole che i suoi collaboratori stappino bottiglie di champagne quando se ne va. Un capo vuole lasciare un buon ricordo, e non far sentire l’ultimo schiocco della frusta. Se è veramente un capo.