Archivio mensile:aprile 2018

I RICORDI DI QUANDO GLI ASILI ERANO DEI GULAG…

Ho pubblicato un post su Facebook sugli anni dell’asilo. Sono stata all’asilo negli anni ’60. Ho mentito un po’ sulla mia età…

Copio il mio post e le risposte degli altri. Questa è storia orale, non bisogna perderla, anche perché riguarda gli asili negli anni ’60, ’70, ’80.
Ieri l’altro, insomma, anche se sembra la “Spedizione in Lucania” di Ernesto De Martino, il più grande antropologo italiano, sceso in Lucania nel ’53 per scrivere il suo capolavoro: “Sud e magia“.

MIO POST
Ci sono delle cose che ti capitano quando eri piccola, e non ti dimentichi più.Ho frequentato l’asilo quando non c’era ancora la “Scuola di Reggio Emilia”, ma gli asili erano gestiti con metodi da gulag.
Bisognava stare buoni, non fare troppo rumore ed eravamo tutti terrorizzati da una direttrice, piccolina, che ogni tanto appariva solo per somministrare castighi e punizioni.Anche la mia maestra, dopo l’intervallo, faceva la conta dei buoni e dei cattivi. Ai buoni veniva data una caramella di zucchero, colorata, con dentro una goccia di sciroppo zuccherino che si scioglieva in bocca: una meraviglia.
Ai cattivi, invece, veniva applicato un pezzo di scotch sulla bocca, che bisognava tenere fino a quando gli altri non avevano finito la caramella (non scherzo, era vero!).
Ecco, il ricordo è questo: sono seduta, dopo l’intervallo, con un pezzo di scotch sulla bocca, mentre gli altri mangiano la caramella. Non posso dire nulla (anche perché ho lo scotch sulla bocca), anche se sono già abbastanza sicura – avrò avuto cinque anni – che le mie colpe non erano poi così terribili.
Per tutta la vita, ve lo garantisco, credo di aver pensato che bisognava stare zitti, accettare le punizioni, in silenzio,senza aver fatto nulla di male.
Capitato mai a nessuno di avere terribili ricordi seppelliti sotto montagne di inutili sensi di colpa?

 

POST DI UN’AMICA
L’alcool sulle dita per non farmele succhiare e dover dormire con la testa sul banco, dopo il pranzo (non dormiva nessuno 😣).
Dover mangiare.
La maestra che sbagliava la canzone dell’Ape Maya.

 

POST DI UN AMICO
Io ricordo uno ” zero patata” preso alle elementari. Questo comportava dover stare alla gogna sulla pedana accanto alla cattedra per tutta la mattina. Provai ad impiccarmi durante la ricreazione al gancio della lavagna con il fiocco azzurro.
Comunque il fiocco era attaccato al colletto. Ho solo strappato il grembiule.
All’epoca erano normali cose che oggi sarebbero oggetto di indagini della procura. La mia maestra quando sclerava chiamava il marito, anche lui insegnante nella stessa struttura, che ci menava. La reazione dei genitori era quella di plaudire e poi darci un’altra ripassata a casa. Questa era Catania negli anni 70. Il problema è che cresci con la convinzione che la violenza è un’opzione.
Menavano tutti. Insegnanti, bidelli… ‘na guerra. Comunque ero in una scuola di frontiera. Mi mandarono perché ritenuto mammone. Parte dei miei compagni sono morti, uno incaprettato, altri overdose. Non credo che la mia esperienza sia statisticamente significativa.

 

POST DI UN AMICO
A me la madre superiore che voleva farmi mangiare la brodaglia che preparavano. Io ci ho sputato dentro punizione, e dovevo stare seduto per terra fino alla fine di quella schifezza…

 

POST DI UN’AMICA
Sul mio asilo posso raccontare per giorni. Una suora sadica che mi lasciava piangere per ore da sola, che non interveniva se i maschi mi picchiavano, che non aveva un minimo di empatia. Le femmine dovevano stare con le femmine e i maschi con i maschi (salvo quando loro potevano rompere le palle). C’era una bambina buona, che veniva premiata. In realtà era una bambina sorda che andava nell’altra stanza con l’insegnante di sostegno. Ma di certo noi altri non eravamo abbastanza buoni (chissà che avevamo fatto) e non venivamo premiati. Spero che quella suora stia marcendo all’inferno.

 

POST DI UN AMICO
All’asilo no, ma alle elementari i metodi della mia maestra (evidentemente approvati dai genitori) erano da ventennio fascista: attenti, riposo, in piedi dietro la lavagna, in ginocchio sui ceci, in ginocchio sul gradino, tirate di orecchie e colpi di mazza sulle mani o sulla testa (scusate se ho dimenticato qualcuno).

 

POST DI UN’AMICA
Ricordo che c’era un bambino a cui i genitori non avevano levato il pannolino. Le maestre non si fecero scrupoli, glielo levarono e lui per tanti mesi continuò a farsi tutto addosso. Ogni volta la maestra lo rinchiudeva da solo al buio nello sgabuzzino delle granate sbraitando che i genitori erano incapaci. Io (avevo 3 anni) ricordo benissimo che mi sentivo male perché non sapevo come poterlo difendere. Ero solo una bambina, avevo paura delle maestre, avrei voluto difenderlo. Ero considerata una “buona” fino al giorno in cui di nascosto lo liberai dallo stanzino e rubai un rotolo di carta igienica con il quale tentai di pulirlo (le maestre non lo avevano lavato!!!) spiaccicandola tutta sul pavimento, ovvio… avevo 3 anni!
Per inciso, le maestre fecero chiamare la mia mamma alla quale raccontarono il mio misfatto. Io raccontai la mia versione alla mia intelligente mamma che andò all’asilo insieme alla mamma del povero bambino spannolinato a forza e ribaltarono le maestre… asfaltate!

SIAMO VERAMENTE COSI’ MANIPOLABILI?

Secondo l’opinione corrente, gli utenti dei social network (ma in generale di internet) sono dei coglioni altamente manipolabili. Pronti a credere alle Fake News abilmente confezionate dai russi, da Trump o dalla stessa CNN (secondo quanto sostiene lo stesso Trump, che attribuisce la fabbricazione delle Fake News ai giornalisti americani che lo amano poco).
Non passa insomma giorno in cui l’utente di internet (e di Facebook, Twitter, Google, ecc.) non venga dipinto come un potenziale coglione (appunto), facile preda delle notizie false (fabbricate da tutti tranne che dall’utente coglione, perché è per l’appunto un coglione), che lo spingeranno a fare scelte di cui  in fondo non è consapevole.
L’utente coglione voterà Trump o crederà che invece Trump sia un criminale, oppure a sua volta penserà che tutti gli arabi sono per definizione terroristi o che invece esistono complotti internazionali orditi da enti sopranazionali e nascosti.
E se per caso la manipolazione non dovesse arrivare così lontano, saremmo comunque tutti vittime (come minino) di un deplorevole nuovo consumismo, che si nutre di pubblicità di prodotti in vendita su Amazon, sbirciati in un momento di debolezza e che ci vengono riproposti ad libitum, fino a quando non cediamo (alla nostra coglionaggine) e appunto non li compriamo.
Ecco, vorrei dire che non sono d’accordo con questa “narrazione” (come si usa dire adesso), e mi ritengo assolutamente libera, non manipolabile, capace di intendere e di volere, OGGI COME NON MAI.
Non ci pigliamo per il culo: i giornali (e gli opinionisti) esistono da sempre, e non sono di proprietà di qualche “povero” democratico, ma sono in genere posseduti da gruppi industriali con opinioni più o meno liberal. In genere, chi ha studiato e letto molto, fino a diventare giornalista, potrà difficilmente propugnare un modo dove sono proibite le libertà fondamentali di scrivere e dire quello che ti pare, nei limiti del codice penale, naturalmente. Ma i giornalisti vengono PAGATI e sono quindi disposti a sostenere i gruppi industriali per i quali lavorano.
Con la nascita di internet, è più facile aprire un giornale, vedi per esempio Il Post italiano, che trovo più interessante della Repubblica. Non è quindi più necessario comprare le rotative per andare in stampa, basta un po’ di spazio sui server di streaming e qualche grafico che sappia mettere online il giornale.
Che differenza c’è tra un giornalista che scrive per la carta stampata e uno che scrive per il web? Nessuna. Sono tutti e due acquistabili. Sono tutti e due in grado di fabbricare notizie false (se lo vogliono) e sono tutti e due in grado invece di verificare le loro fonti (in genere su internet) per dare una “buona” notizia, pulita, onesta, controllata.
Insomma, con internet sono aumentate le possibilità di pubblicare giornali, libri, notizie, eccetera, ma i giornalisti sono sempre gli stessi, anzi sono molto più di prima e riescono a pubblicare i loro articoli e i loro giornali senza avere il bisogno di essere MOLTO RICCHI. Fatto che ha sicuramente aumentato il tasso di democrazia.
Su internet è possibile fare un’ottima disamina delle fonti (trovi TUTTO quello che vuoi), così da poterti fare la TUA opinione. Sto parlando dei paesi liberi, non certo della Cina, dove Internet è controllato.
Lo stesso identico discorso vale per la pubblicità. La pubblicità esisteva anche prima del web, solo che oggi c’è un nuovo spazio – quello digitale – sul quale mostrarla. La novità è che grazie ai dati raccolti dalla nostra navigazione, veniamo profilati per i nostri gusti, e quindi la pubblicità che ci viene mostrata è più suscettibile di influenzarci (se abbiamo voglia di essere influenzati).
Anche Google, quando facciamo una ricerca ci fa vedere un risultato influenzato dalle nostre precedenti navigazioni, ma ditemi quando mai è stato possibile per un qualsiasi coglione (come me), aprire un blog su Worpress e, grazie all’inserimento dei tag, diventare VISIBILE a qualcuno che magari sta in Australia?
Ringrazio quindi tutti quelli che fabbricano Fake News e cercando di farmi comprare una Crock-Pot su Amazon (l’ho comprata).
Non sono mai stata così bene. E così libera. NON SCHERZO…
Contrassegnato da tag , , , , ,