
Me lo sono sentita dire un sacco di volte: non sei dislessica, perché leggi e scrivi!
Vero, verissimo, leggo e scrivo. Ma di leggere non ho mai voglia, a volte passano dei mesi senza che prenda in mano un libro. Per scrivere uso, appena posso, i sistemi digitali di dettatura che ormai sono abbondantemente disponibili in rete.
Aggiungo che sono molto lenta nella lettura, mi stanco in fretta, e mentre leggo, mi “frizzo”, ovvero non riesco ad andare avanti ma rimango bloccata su una parola. Non so neanch’io perché, ma quando prendo in mano un libro, so che sarà come spingere una carretta in salita.
Ci sono invece un sacco di cose che faccio veramente con fatica. Per esempio, leggere i numeri. Per i dislessici è difficilissimo, non li distingui uno dall’altro, ti sembrano tutti impastati insieme. Dover copiare un IBAN (se non posso usare la funzione past and copy) è un’impresa. Devo usare un dito e coprire i numeri che ho appena copiato. Però capisco la matematica, non sono tecnicamente impossibilitata a studiarla per la fatica di leggere i numeri. Ovvero, capisco i concetti astratti della logica matematica, ma poi non so fare i calcoli con i numeri. Non per niente questo disturbo è chiamato discalculia. Odio anche i numeri telefonici: se qualcuno mi detta il suo, lo sbaglio tre volte prima di scriverlo giusto.
Aggiungo, a questo punto, che Excel è l’applicativo più difficile da usare, perché, non riuscendo a leggere i numeri, il foglio di calcolo mi appare come un vortice nel quale potrei affogare. Ma se qualcuno mi aiuta e scrive per me le formule delle correlazioni che vorrei indagare, allora posso usare anche Excel, ma mai da sola.
Ecco, se c’è una cosa che sanno fare i dislessici adulti è proprio questa: mimetizzarsi. Nessuno si accorge di avere a che fare con un dislessico adulto, a meno che non sappia quali sono gli strani sintomi di un disturbo dell’apprendimento scoperto nel 1967. Io che lo sono, mi accorgo per esempio che i miei amici dislessici ci mettano decisamente un po’ troppo a trovare l’app che stanno cercando sullo schermo del cellulare. Non abbiamo il “colpo d’occhio”, perché tendiamo a confondere i colori, le forme, le lettere, e dobbiamo scrutare ogni singola icona prima di trovare quella giusta.
Altro problema: mi dimentico le sequenze di comandi per usare un Pc o un’app in pochissimo tempo. Quello che mi sembra di aver imparato, scompare nello spazio di un pomeriggio o di una vacanza. Se sto tre settimane senza usare il computer (una volta lo facevo, adesso ho capito che è meglio non perdere l’allenamento), quando torno, è come se dovessi ricominciare tutto da capo. Ci vogliono un paio di giorni perché carburi di nuovo.
Vabbè, non ho mai imparato le poesie a memoria, mi dimentico la data delle Rivoluzione francese, arrivo solo alla tabellina del 5, poi c’è un buco nero.
Studiare è stata una tortura, per fortuna ero giovane e avevo qualche neurone in più. C’è solo una cosa che mi piace della dislessia: vedo le cose nella testa. Non ho neanche bisogno di chiudere gli occhi, ma entro in una specie di trance in cui i personaggi dei miei libretti parlano, si vestono, discutono, partono in macchina, arrivano da qualche parte, entrano in una stanza… L’unica cosa che devo fare (per scrivere un libro) è dettare al computer le cose che vedo nella testa. Questa è la parte più facile. Quella più difficile, è rileggere quello che ho scritto e correggermi.
Sono sicura di aver perso delle occasioni importati perché mandavo in giro le versioni “dettate” dei miei libri, piene di “punto” e “virgola” (perché dettavo: punto, virgola, ecc.), oltre che di innumerevoli errori, castronerie e sciatterie varie. Adesso mi sforzo di rileggere, ma mi costa veramente fatica.
Bene, ho fatto il mio compitino sui dislessici adulti. Chissà quanti ne conoscete e non lo sapete.





