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Il coronavirus all’italiana

Non ho alcun titolo per intervenire nel dibattito attuale sul coronavirus, ma abito a Milano, da poco dichiarata Zona Rossa.

Molto difficile capire cosa voglia dire VIVERE MA SOPRATTUTTO LAVORARE in una Zona Rossa, perchè l’unica cosa CHIARA del decreto legislativo dell’8 marzo 2020 è che la Lombardia non si ferma. Si continua a lavorare: si va ancora in ufficio, in fabbrica e le merci devono essere trasportate. Ci si può infatti muovere anche da un comune all’altro della Zona Rossa, dimostrando di doverlo fare per COMPROVATI MOTIVI LAVORATIVI. La Assolombarda lo ha messo in chiaro: il decreto non sta chiedendo alle aziende di fermare le loro attività.  

Tutti devono continuare a lavorare, e nel caso in cui siano costretti – per andare a lavorare – a prendere un treno (o un autobus) per recarsi in un comune diverso da quello della residenza, allora ecco che dovrebbero mostrare un documento che attesti la comprovata necessità dello spostamento: IL LAVORO.

Non si sa bene chi passerà nelle carrozze dei treni a chiedere di visionare i permessi di lavoro – forse l’Esercito, chissà… – e non riesco a immaginare le aziende italiane che mettono nero su bianco che il lavoratore in questione sta SFIDANDO un’epidemia per andare a lavorare (con il rischio che poi il lavoratore lo trascini in tribunale se si ammala per davvero).

Immagino quindi che il Decreto produrrà un altro BEL CASINO ALL’ITALIANA, in cui i poveri pendolari potrebbero anche farsi sbattere giù da un treno perchè non muniti del permesso in questione.

In compenso, però, virologi e politici non fanno che insistere sulle responsabilità PRIVATE dei cittadini che sfidano il virus quando compiono il gravissimo atto di USCIRE  DI CASA. Si badi bene che si può uscire di casa per andare a lavorare, ma  a quanto pare non per altri  motivi. Bar e ristoranti rimangono aperti, fino alle 18, per carità, ma chi ci va, mette a rischio la propria vita e quella degli altri. Perché non chiuderli, allora? Per non metterli nella difficile posizione di perdere il LAVORO. Anche se i clienti che ci vanno sono dei potenziali assassini.

Bene, si potrebbe continuare per settimane, ma adesso passo alla solita lista puntata, che così la chiudo in fretta.

  1. In Cina, nelle loro Zone Rosse, sono state chiuse le AZIENDE e quindi è stato detto ai cittadini (o sudditi che dir si voglia) di stare CHIUSI IN CASA. Inutile dire che a Whuan hanno chiuso anche i bar e i ristoranti e qualsiasi luogo dove non si vendesse del cibo da cucinare una volta tornati a casa. La Cina sta subendo delle terribili perdite economiche, ma sta fermando un virus della cui nascita è comunque responsabile. Il sacrificio chiesto ai cittadini era comunque doveroso, visto che la SARS – COVID 19 è Made In China.
  2. In Italia, nelle Zone Rosse, si continua a lavorare: anche i dipendenti della Regione Lombardia (se non hanno figli o patologie croniche) devono uscire di casa per andare a lavorare. Ma sono moltissime le aziende non attrezzate per lo smart working che stanno chiedendo ai loro impiegati di andare in ufficio. Certo, le aziende manifatturiere non possono fare smart working, ma tutte le aziende che possono, dovrebbero attrezzarsi per passare a una modalità SMART ogni volta che ve ne sarà la necessità.
  3. A Milano non si trovano più le mascherine. Non ho capito se i milanesi non se le mettono perchè non vogliono, o perchè non le trovano. Bisognerebbe far arrivare a Milano e nelle Zone Rosse le MASCHERINE almeno per quelli che dovranno andare a lavorare col lasciapassare.
  4. Ci sono paesi, come la Corea del Sud, che si erano preparati a un’epidemia e che hanno messo in piedi delle modalità SEMPLIFICATE per eseguire il test.

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Ne hanno già fatti 150.000. Basta andare con la propria macchina in uno dei punti in cui i test vengono eseguiti e attendere. Non so dopo quanto tempo viene comunicato l’esito, ma poter eseguire così tanti test, permette di scoprire subito se il paziente è infetto e deve essere isolato e curato. Senza il bisogno di mettere in quarantena intere città.

Concludo: non voglio fare la parte della solita italiana che si lamenta di tutto e di tutti, soprattutto degli altri italiani. Per carità, abbiamo medici eccezionali per abilità e capacità di sopportare la fatica. E siamo loro debitori della nostra sopravvivenza finora. Ma il nuovo Decreto si limiterà solo a complicare la vita di chi deve continuare a lavorare, senza riuscire a fermare il virus.

Basterà un’altra settimana per sapere se il Decreto ha funzionato. I bollettini della Protezione Civile sono alle 18.00, tutti i giorni. Chi vivrà, vedrà.

 

 

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