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Fenomenologia del leccaculismo

Il termine “leccaculismo” è forse più adatto per affrontare il fenomeno bidirezionale del leccare il culo. In genere, infatti, si pensa solo al leccaculo, e cioè  a chi agisce l’atto del leccare il culo. Ma io credo che non si possa fare un’analisi corretta del fenomeno del leccaculismo se non si pensa anche all’altro dei due soggetti dell’azione, e cioè a quello passivo – il “leccato“, colui che si fa leccare il culo – perché il leccato in certi casi è un soggetto persino più attivo del primo, il leccaculo vero e proprio.

Intanto, bisogna dire due parole su come si lecca il culo. E’ un’attività di tipo manipolatoria, dove il leccaculo si rivolge al leccato in modi umili e complimentosi, con l’obiettivo di manifestare il proprio stato di visibile inferiorità a quello del leccato. Insomma, il leccaculo si adopera attivamente per dimostrare il proprio stato di sottomissione all’altro soggetto della relazione, che si sentirà così più forte e sicuro di sé, perché capirà che il leccaculo gli sta mandando dei segnali di sottomissione.

Bene, una volta definito cosa vuole dire leccare il culo, bisogna chiedersi se il leccaculo è un semplice manipolatore che vuole ingraziarsi i favori di qualcun’altro per ottenere qualcosa in cambio – questo è in genere il senso dell’operazione – oppure se il leccaculo lo fa perché non ha altre possibilità, ovvero il leccato è in una posizione di superiorità gerarchica e pretende che i sottoposti gli lecchino il culo (altrimenti gli rovina la vita).

Cominciamo dal primo caso, quello del lecchino – detto a volte anche linguetta – che lecca il culo per ottenere risultati molto precisi: un avanzamento di carriera, per esempio. Il questo caso, il lecchino sa di avere di fronte un capo debole e insicuro, che prova gusto, piacere e soddisfazione nel vedere il proprio dipendente prostrasi davanti a lui.

A molte persone – un po’ coglione, verrebbe da dire – dà un senso di sicurezza avere di fronte un leccaculo, perché ritengono di tenerlo in pugno, di potergli fare quello che vogliono, quando invece in realtà sono l’oggetto passivo di una manipolazione.

In questo caso, il lecchino riuscirà a passarvi davanti – sul posto di lavoro, ma anche con la ragazza alla quale state facendo la corte – perché sa come manipolare l’interlocutore. Detto in confidenza, ci sono buone probabilità che il leccato, in questo caso, sia una persona debole e insicura, che rischia che poi qualcuno lo faccia fuori, proprio sfruttando la sua incapacità di non capire che qualcuno lo sta manipolando.

In realtà, credo che molti dei leccati sappiano benissimo cosa gli sta succedendo, ovvero si rendano conto di avere di fronte un leccaculo.  Anzi, ci sono molte persone che vogliono attorno solo leccaculi, perché li ritengono più affidabili di coloro che sono ugualmente gentili e cortesi, ma hanno anche l’abitudine di dire cortesemente quello che pensano, perché  non ritengono che l’onestà intellettuale sia un delitto.

Il problema è proprio questo: il leccaculo non dice mai quello che pensa, perché vuole solo compiacere l’interlocutore, mentre l’onesto esprime le sue opinioni, a costo di dire qualcosa di sgradito all’interlocutore.

Ci sono situazioni – lo so benissimo – in cui sono tollerati solo i leccaculi, ma in genere si tratta di organizzazioni disfunzionali, dove l’assenza di pensiero critico porta sempre al fallimento. Pensiamo alla Corea del Nord, per esempio. Nessuno dà torto a Kin Jong-Un per non essere sbranato dai cani (pare che sia un modalità con cui vengono eseguite le sentenze di morte). Ma il PIL della Corea del Nord è il più basso di tutto il mondo.

Insomma, dove il sistema non tollera la libertà di pensiero e di opinione, ma esige che tutti tirino fuori la lingua per dare ragione al capo, quel sistema è destinato al fallimento, sia esso un paese o un’azienda. Se quei paesi o quelle aziende non falliscono, è perché ricevono sussidi (la Corea del Nord accetta gli aiuti alimentari, altrimenti sarebbero tutti morti) o sono in una posizione di mercato protetta (monopolio, eccetera)

Nei paesi, nelle aziende o nei partiti sani, il dibattito e la discussione sono tollerati, anzi sono stimolati, perché solo la libertà porta alla prosperità e al successo economico.  Nei regimi, nelle aziende e nei partiti dove si tollerano solo leccaculo, e dove i leader richiedono ai sottoposti di mettersi in una posizione apertamente remissiva e subordinata, prima o poi arriveranno insuccessi e fallimenti.

Per concludere, bisogna evitare di leccare il culo, anche se in certi casi è il solo modo di sopravvivere. Ma bisogna anche capire che se qualcuno vi chiede di leccargli il culo, costui è probabilmente un idiota destinato a fare una brutta fine. Ma bisogna anche scoraggiare tutti quelli che dovessero cercare di leccarvi il culo, perché credono di potervi manipolare con quattro complimenti e l’occhio umido da cocker.
Se però siete in una situazione in cui non potete evitare di leccare il culo – perché se no vi licenziano – sappiate che, nel lungo periodo, i vostri capi porteranno quell’azienda al fallimento (a meno che non sia un’azienda protetta).

Meglio essere delle brave persone, oneste e sincere. I dittatori non muoiono quasi mai nel loro letto e i cattivi manager vengono licenziati. Credetemi, alla fine i coglioni finiscono male. E chi si fa leccare il culo, non è mai una persona intelligente. 

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