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Le donne “fanno”, gli uomini ne parlano

Mi rendo conto che lo stile dei miei post non sia assolutamente scientifico, ma li scrivo in genere in venti minuti.

Racconto quello che mi succede o quali sono i pensieri che hanno attraversato – velocemente – il mio stanco e sempre affrettato cervello.

Dunque, la mia ultima – ascientifica – proposizione è che sia in atto un ribaltamento antropologico del paradigma canonico secondo cui il maschio cacciatore lasciava il villaggio per cercare cibo per la famiglia, mentre le donne, sedute davanti alle capanne, chiacchieravano e cuocevano il pane, con un infante attaccato alle tette.

Quando i maschi tornavano dalla caccia, raccontavano le loro imprese alle donne che li ascoltavano rapite – forse per davvero – ma soprattutto contente che ci fosse qualcosa da mangiare.

Continuo sempre a straparlare dai picchi altissimi della mia ignoranza, ma ritengo che questo paradigma sia stato più o meno applicabile alla società occidentale fino agli anni ’50, quando le donne erano ancora quasi tutte casalinghe.

Allora il “padre” faceva il padre, e cioè portava i soldi a casa, si preoccupava dell’educazione dei figli – favorendo la crescita del super io – e sceglieva le scuole dove far crescere la prole (se poteva permettersi di mantenere i figli durante il ciclo scolastico).

Che cos’è rimasto di quella serena costellazione familiare, in cui a tutti era assegnato un posto ed erano guai per chi si ribellava?

Secondo me, nulla.

Oggi le donne “fanno” tutto.

Lavorano, spesso con gli stessi orari degli uomini, e quindi portano a casa metà dei denari necessari per la sopravvivenza.

Quando tornano a casa, sono spesso loro a dovere cucinare per tutta la famiglia – se hanno dei figli – e sono spesso loro a fare anche i lavori domestici (o quanto meno organizzano le corvée: LUI lava i vetri e passa lo straccio, LEI cambia le lenzuola dei letti).

Ma non solo: sono ormai quasi sempre le madri che si occupano dell’andamento scolastico dei figli, aiutandoli a scegliere le scuole più adatte a loro, con un “investimento” emotivo sui risultati scolastici dei figli spesso persino eccessivo (consiglio la lettura di “Non è tutta colpa delle mamme” di Pietropolli Charmet).

Aggiungo un ultimo fondamentale dettaglio, visto che lavoro anch’io.

Nelle aziende, ormai, le donne lavorano TANTISSIMO, ovvero sono spesso loro a sobbarcarsi i lavori dove bisogna “fare”, dove per “fare” intendo svolgere attività con un effetto ontologico consistente.
Di queste attività non fanno certamente parte “comandare” e partecipare alle riunioni.
Se dalle aziende italiane scomparisse il middle management, che comanda – probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno.

Le donne nelle aziende sono spesso molto operative, ovvero se c’è da “fare” qualcosa, non perdono tempo: la “fanno” subito.

Gli uomini, invece, preferiscono stare lontani dall’azione, per avere il tempo di costruire rapporti forti tra loro, e delegare il lavoro vero a qualcun’altro (molto spesso delle donne).

Però agli uomini piace ancora raccontare le loro magnifiche imprese – come ai tempi delle grandi cacce – anche se ormai di imprese ne compiono sempre di meno, e anche se le LORO imprese sono spesso compiute dalle donne.

D a qui il titolo del post: le donne “fanno” e gli uomini ne parlano (di quello che hanno fatto le donne).

Sì, sono kattiva. E per essere polically correct, aggiungerò che gli uomini stanno cambiando, bla bla bla, e non sono tutti uguali.

Quello che penso veramente è che sessant’anni – tanti ne sono passati dagli anni ’50 – hanno portato il mondo femminile a enormi sconvolgimenti, mentre quello maschile sembra segnare un po’ il passo…

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