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Italia, paese del middle management

E’ bizzarro come nel nostro paese – in declino, basti vedere il PIL – siano aumentati i middle manager, ovvero quello strato di persone prive di vere competenze tecniche che però occupano posizioni di potere, senza però decidere MAI NIENTE.

Sono manager di nome ma non di fatto, nel senso che hanno un unico obiettivo: quello di difendere la propria posizione di potere – o di poterino – da tutte le possibili minacce.

Nelle organizzazioni si muovono in branco: sanno benissimo riconoscersi l’un l’altro e sanno che solo mantenendosi compatti e uniti contro chi vorrebbe salire e occupare il loro posto,  possono sopravvivere.

I loro nemici sono i “tecnici“, cioè le persone che sanno fare per DAVVERO un lavoro e che si meriterebbero il loro posto, ma i middle manager sono soprattutto nemici di qualsiasi forma di cambiamento.

Prediligono posizioni stabili, che ritengono di poter controllare meglio di quelle dinamiche.

E’ assolutamente chiaro che la nostra classe politica è fatta da middle manager.

Senza arrivare all’abiezione di Razzi,  i deputati con una laurea o delle competenze tecniche specifiche sono molto pochi.

Obama insegnava diritto all’università, mentre la Biancofiore da del marchettaro a chi la insulta su Twitter.

La nostra classe politica è inoltre unitissima – PDL e PD meno L – nel difendersi da ogni possibile cambiamento, e c’è voluta la magistratura per abolire il Porcellum che garantiva ai partiti la possibilità di scegliere quali deputati fare eleggere nelle circoscrizioni (togliendo questo diritto agli elettori).

Ma anche le Università sono infestate da middle manager che difendono la loro posizione, così come lo sono le banche e le amministrazioni pubbliche.

In Italia, saper fare decentemente il proprio lavoro comincia ad essere pericolosissimo, perché i middle manager cercheranno di farti fuori, così che tu non possa fare ombra alla luce luminosissima emanata dalle loro incompetenze.

La mediocrità dei leader ha come conseguenza la mediocrità dei loro alleati, e direi che la mediocrità è forse la qualità che meglio rappresenta lo stato di stallo in cui ci troviamo.

Una mediocrità ridicola, dove i leader politici hanno il parrucchino e si tirano dietro deputate mechate e coi canotti al posto della bocca.

Guardate com’è diventato difficile distinguere tra il personaggio originale e l’imitazione che ne fa Crozza.

E il fatto che un comico geniale sia oggi il miglior politologo italiano, la dice lunga sugli altri politologi e opinion maker.

Voto Crozza se si presenta alle elezioni.

Ce la può fare.

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