Autopubblicarsi non è più così complicato, e il mondo degli ebook self published è affollatissimo.
Devo dire che il titolo tradisce subito l’autore appena sbarcato sul web. Titolo che contiene SEMPRE un aggettivo, in genere riferito a un colore (quasi sempre il vermiglio, che suona molto chic).
Però è da snob fare troppe distinzioni, perché faccio parte anch’io dell’eletta schiera.
Siamo tanti – noi autopubblicati – e presto tutti quelli che hanno un diploma di scuola superiore avranno il loro bel libretto pubblicato su qualche sito.
Libri scritti neanche poi così male: nessuno che sbagli il congiuntivo, il livello è più che decente.
Ma ormai siamo così TANTI che nessuno sa più come distinguere la merda dalla cioccolata.
Il colore è lo stesso – marrone scuro – e l’ebook non ha odore, per sua natura.
Bisogna quindi infilare il naso in tutti quanti, e leggerne almeno qualche pagina.
Poi i nasi fini percepiranno il buon odore della cioccolata svizzera, e quelli meno fini trangugeranno senza pensieri delle belle bicchierate di merda.
La mia unica preoccupazione è la seguente: non è vero che i libri online siano senza costo per l’ambiente.
I file degli ebook girano su dei server alimentati da energia più o meno green.
Presto, per garantire ai sei miliardi e rotti di essere umani di pubblicare un libro a testa, dovremo coprire la terra di Data Center dedicati agli ebook con l’aggettivo VERMIGLIO nel titolo.
E quando gli autori saranno morti, i loro ebook continueranno a girare sui server di Amazon, insieme a quelli dei loro figli.
Scompariranno le terre da pascolo e ci nutriremo di solfati liofilizzati per potere dedicare tutte le energie del pianeta all’alimentazione dei server dedicati agli ebook autopubblicati.
Sono pessimista? No, sono solo realista. Faccio parte anch’io della famiglia.