TUTTA COLPA DEL MIO PANETTIERE

Ho fatto questa foto al mio panettiere il 26 marzo 2020. Era iniziato da poco il lockdown funerario – nessun rumore, silenzio totale in città – che sembrava uscito da una serie di Netflix. La pandemia dei film catastrofisti era entrata nelle nostre vite – REALI! – e non si sapeva se saremmo tutti morti il giorno dopo rantolando in un Pronto Soccorso di Bergamo e Milano.

Era vietato uscire di casa, se non per andare UNA VOLTA alla settimana a fare la spesa. Non eravamo ancora così sicuri che non ci sarebbero state interruzioni nella catena dei rifornimenti alimentari. I VIVERI potevano finire, proprio come nelle serie su Netflix. Mi ero procurata qualche scatola di tonno e sardine per sopravvivere, nel caso in cui i supermercati fossero stati assaltati da famiglie affamate (o con la PAURA IMMOTIVATA della fame, peggio ancora).

In quelle giornate fosche e cupe, uscivo quatta tutti i giorni verso mezzogiorno e mezza per andare da Davide, il mio panettiere, l’unico essere umano con il quale potevo parlare (oltre a mio figlio, chiuso in camera sua). Entravamo uno alla volta in negozio: aspettavo composta il mio turno e poi mi infilavo dentro sapendo che avevo solo pochi minuti per scambiare due parole.
Ecco, Davide è un ragazzo molto intelligente e osservava tutto quello che succedeva. Mi piaceva chiacchierare in fretta per quei pochi minuti, anche perchè era un ESSERE UMANO, vivo, col quale potevo interloquire di persona e non su Zoom.

E così, ogni giorno, compravo pane, panini, sfilatini, sfogliatelle, pagnotte e ogni altro ben di Dio in esposizione, guidata anche da una specie di istinto alimentare alla conservazione. Poi tornavo a casa col bottino, ne azzannavo una discreta dose e surgelavo quello che non passava dalla mia glottide intasata.

Sembravo la signora Pina, la moglie di Fantozzi quando si innamora di Cecco, il nipote del fornaio, e riempie gli armadi di casa col pane. Era impossibile resistere alle sfogliatelle di mais e quelle integrali, esposte sempre in bella vista sopra il tavolo da pranzo. E in due mesi ero diventata una palla di LARDO (lardo e pane), che ha ulteriormente aumentato le sue dimensioni dopo il secondo (e non meno orribile) lockdown.

Da allora sono riuscita a perdere MOLTI chili. Sono tornata in piscina, ho fatto le vacanze, sono andata al ristorante.

POTERE DEI VACCINI? Direi di sì, di cos’altro se no?
Francamente non capisco perché fare tante storie per un’iniezione antinfluenzale (il Covid è solo un nuovo tipo di influenza) che hanno già fatto SEI MILARDI DI PERSONE. Perchè perdere il lavoro, mettere a soqquadro le famiglie, bloccare i porti, eccetera per non fare una PUNTURA?

Rob de matt, come dicono a Milano…

P.S. La panetteria Peter Pane è in Via Vigevano 25, a Milano.

7 thoughts on “TUTTA COLPA DEL MIO PANETTIERE

  1. Esatto. In più come se non dovesse bastare non ci sono materie prime. Parecchie ditte nella mia zona sono ferme.

  2. aure1970 ha detto:

    Il pane è pericolosissimo.
    (Ma tanto buono! 😍)

  3. Anke ha detto:

    Chi sa, quante Pine aveva in quei mesi, il bel giovanotto. 😉 Quindi, dal panettiere, si poteva andare tutti i giorni? Non lo sapevo. Ma andava benissimo anche imparare a fare il pane a casa. Che ricordi. Non dico belli.
    E sì: Adesso, rob de matt. Chi sa in quanti hanno soltanto paura della puntura, invece ne fanno discorsi politici. Una tristezza, quanta ignoranza e egocentrismo. Per poter uscirne e andare avanti tutti come società, non si può una volta saltare sopra la propria ombra?
    Meno male siamo già ad una buona quota di vaccinazione in Italia, in confronto ad altri paesi, dove infatti adesso si riempiono di nuovo le terapie intensive.

  4. giulia lombardo ha detto:

    Brava per esserti rimessa in riga, io già prima del primo lockdown andavo a fare la spesa di sabato, ora stessa cosa ma sui vaccini non ho avuto da dire nulla contro, anzi con un lavoro a contatto con il pubblico mi sembra più che doveroso. guardando la foto effettivamente chissà quante si sono invaghite del giovanotto!!!

    • Viola Veloce ha detto:

      Oggi c’è Tinder dove abbonda ogni tipo di materiale, eravamo noi (non so quanti anni hai) che perdevamo la testa per chi era a portata di mano (o di occhio). Oggi il commercio di carni vive è florido: bastano un paio di clic e hai il mondo che si spalanca …

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