Archivio mensile:marzo 2014

Più scaramantica di una fattucchiera (ma la 100esima recensione era buona…)

Sono italiana dentro per quanto riguarda le questioni “magiche” e scaramantiche.

Ho il terrore dei gatti neri, e aspetto che passi qualcuno prima di me, se ne vedo uno che attraversa la strada.

Ho fatto anche dei brutti pensieri, lo confesso, su un gatto nero che adesso vive tra le macchine della mia via e attraversa la strada tutti i giorni quando torno a casa.

Mi sono immaginata di rapirlo e portarlo da qualche altra parte, perché non posso fermarmi tutti i giorni ad aspettare che passi qualcun’altro mentre torno a casa.

Sono purtroppo vittima delle credenze magiche italiche anche per quanto riguarda l’interpretazione dei presagi.

Interpreto tutto quello che mi succede in chiave predittiva.

Se la mattina perdo il tram per un soffio, mentre sto andando in ufficio, penso che sarà una brutta giornata, e così via.

So perfettamente di non essere SAVIA in tutto ciò, ma non posso farci nulla. E’ l’Italia, bellezza.

Potete quindi immaginare che cosa ho pensato questa mattina quando ho visto che su “Omicidi in pausa pranzo” era stata scritta la centesima recensione!

Ero in ufficio che smanettavo sul cellulare e ho pensato: “Se è la solita recensione a UNA stelletta in cui mi insultano per poi sparire nel nulla, andrà tutto malissimo! La mia carriera di onesta scrittrice self sarà stroncata per sempre da un simile e così orribile presagio”.

Ma invece no! Il gentile cristiano che mi aveva recensito mi aveva dato 5 stelle, e scritto qualcosa di molto carino.

Copio qui la recensione, perché è fausta e non infausta, ed è la centesima.

Ode a Bruce che non mi ha rovinato la giornata e la carriera, ma invece ha sentenziato: “Molto divertente, scritto bene, mai noioso nonostante si sia alle prese con la classica over 30 fissata (più gli altri che lei) con l’equazione 30 single=zitella!!!Fantastici i genitori di lei, al limite del surreale!!!“.

Bene, a questo punto invito tutti i miei Amazon bullies, come li chiamano i giornali americani a scatenarsi.

La 100esima recensione ha parlato: non scomparirò sommersa dalle recensioni schifose.

Sono salva…

La finta carriera dello yes-man

Pubblico, dopo sua cortese concessione, il commento di Emanuele Lai a un mio piccolo post sulle ultime ruote del carro, di cui sono una lodevole espressione.

Me la prendevo con gli yes-man, perché leccano il culo, inquinando gli ambienti lavorativi (e non solo), producendo sterili carriere per cooptazione.

Riporto il dotto commento di Emanuele, che sostiene che tali carriere siano di nessuna consistenza.

Lo yes-man è generalmente un vigliacco, e per esercitare il potere – quello vero – ci vuole un fegataccio che gli manca.

Credo che si possa fare carriera anche senza essere degli yes-man.

Certo non si può senza una certa spregiudicatezza e senza una notevole determinazione.

Bisogna anche mettere in conto di doversi fare dei nemici…per quanto si possa essere doppiogiochisti e ambigui, quelli te li fai comunque.

Serve anche una certa capacità di gestire lo stress, gli attacchi d’ansia e gli attacchi di panico.

Purtroppo gli psicofarmaci non bastano e le droghe sono addirittura controproducenti.

Si deve anche mettere in conto la gestione delle vendette.

Bisogna essere in grado di vivere le ritorsioni del nemico (inevitabili) come un aspetto normale della vita.

Grane di tipo legale, ostruzionismi vari, divieti, bocciatura di richieste.

Si deve sempre continuare, come se nulla fosse.

Giulio Cesare, di cui sono note solo le notevoli vittorie militari, fu un bravo avvocato, un politico spregiudicato ed un abilissimo corruttore.

Stava con chi, lì per lì, poteva essergli utile e già stava pensando a come voltargli le spalle.

Quando agli esordi della sua carriera politico-militare fu rapito dai pirati illirici durante una delle sue peregrinazioni da e per il medio oriente, mentre era già stata inviata la richiesta di riscatto, lui passò la prigionia scrivendo poesie che recitava ai suoi carcerieri e dicendo loro candidamente come li avrebbe in seguito catturati e uccisi.

Cosa che fece una volta in salvo.

Il primo imperatore romano, suo nipote e figlio adottivo per via testamentaria, Ottaviano, a differenza dello zio non era un temerario.

Non guidò personalmente le truppe in battaglia, non corse pericoli fisici in prima persona, ma si dimostrò un brillante stratega, un abile manipolatore ed un capace mediatore.

Aveva manie di grandezza tutt’altro che seconde a quelle di suo zio, ma modi assai più subdoli per soddisfarle.

In controtendenza rispetto al megalomane standard, non ebbe mai un rapporto sereno con le paure.

Aveva attacchi d’ansia, di panico, d’ira e perfino depressione.

Soffriva di pesanti ossessioni di tipo religioso, era molto timoroso degli dei di tutte le religioni.

Era molto scaramantico e dedito a rituali propiziatori, che lo potevano portare perfino a rinviare riunioni ed incontri anche molto importanti magari solo perchè il rito propiziatorio non era stato eseguito bene (oggi forse si direbbe che soffriva di disturbo ossessivo-compulsivo).

Come il suo genitore adottivo, fece uccidere molte persone, ma non ne uccise mai con le sue mani, perché era terrorizzato alla sola idea di farlo. 

Insomma, grandi corruttori, manipolatori, assassini e chi più ne ha più ne metta: mai però degli yes-man!

Quello no! Gli yes-man faranno anche meno fatica dei veri megalomani, ma è discutibile che le loro piccole posizioni (spesso fantocci di chi comanda veramente) possano definirsi “carriera”.

Sono attorucoli che recitano un ruolo anche modesto.

Chi li mette lì lo sa bene, solo loro fingono di non accorgersene, come in uno spettacolo tutto sommato nemmeno troppo brutto.

“Plaudite!!!…acta est fabula”[applaudite…la commedia è finita], disse lo stesso Ottaviano sul letto di morte.

Emanuele Lai dixit.

 

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Cara Pappy, me ne fregio!

Riporto integralmente il commento a UNA STELLA (appena beccata) di una che si firma Pappy, e che esordisce su Amazon (questa è la sua prima recensione) per parlare di me.

Ecco cosa scrive la cara Pappy, parlando di Omicidi in Pausa Pranzo: “L’ho acquistato attratta dal genere (mi piacciano i gialli) dal prezzo irrisorio e da diverse recensioni positive. Francamente a me non è piaciuto per nulla, l’ho finito a stento e subito rimosso dal Kindle.
La trama è inverosimile, i personaggi pure“.

Sono così turbata dalle parole di Pappy, così intimamente scossa, così demoralizzata, che le pubblico sul mio blog.

La coraggiosissima Pappy, che esordisce nel mondo delle recensioni su Amazon per non riapparire presumibilmente mai più, usa uno pseudonimo anche bruttino. Orsù, Pappy, fatti venire un po’ più di fantasia.

Le rispondo pubblicamente. Citandola. Per intero, come ho fatto.

Tanto so che è una (o uno) che legge il blog.

Ecco la risposta, che rubo a Petrolini, quando venne insignignito dal Duce con una patacca fascista: “Me ne fregio!“.

Se utenti falsi si prendono la briga di venirsela a prendere con me, allora vuol dire che sto andando benino!

E sono quindi onorata della stelletta su Amazon.

Comunque, cara Pappy, non me ne frega niente delle tue povere e tristi parole.

Continua pure così.

Tanto me ne sbatto. 

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Sono l’ultima ma serena ruota del carro

Credo di poter confessare serenamente di non avere ambizioni di tipo terreno.

Non ho mai perseguito obiettivi legati all’esercizio del potere, sia nella mia vita privata che in quella lavorativa.

Mi piace fare bene le cose, questo sì, ma detesto dare ordini o “gestire” le persone.

Questo ha fatto di me l’ultima ruota del carro – espressione super-trita, lo so – in qualsiasi contesto mi sia presentata.

Chiunque capisce immediatamente – in particolare nelle aziende in cui ho lavorato – che non sono ambiziosa.

Il fatto di non voler fare carriera non fa di me una persona di scarsa personalità, anzi, ho quasi sempre un’opinione su tutto, cosa che infastidisce molto chi nelle aziende il carrierino l’ha fatto.

La mancanza di ambizione mi consente infatti di poter dire quello che penso – inibito invece a chi vuole salire sia nelle aziende che nella scala sociale – perché per loro conta molto di più capire cosa pensano gli altri per cercare di ingraziarseli e farseli amici.

La consapevole e ultima ruota del carro è LIBERA di non leccare il culo a nessuno e può anche farsi dei nemici – perché ha detto quello che pensava – anche se però non si deve pentire della propria libertà (e lamentarsi di essere una sfigata).

Ecco, io sono orgogliosamente sfigata, e sputo in faccia a chi mi pare.

E’ bello, anzi bellissimo, togliersi tutti i giorni molti sassi dalle scarpe.

Lo consiglio vivamente a tutti.

Saremmo un paese più sano, più ricco, dove tutti cercano di fare bene il proprio lavoro e sono intellettualmente onesti.

Ma mi rendo conto che sto straparlando.