La finta carriera dello yes-man

Pubblico, dopo sua cortese concessione, il commento di Emanuele Lai a un mio piccolo post sulle ultime ruote del carro, di cui sono una lodevole espressione.

Me la prendevo con gli yes-man, perché leccano il culo, inquinando gli ambienti lavorativi (e non solo), producendo sterili carriere per cooptazione.

Riporto il dotto commento di Emanuele, che sostiene che tali carriere siano di nessuna consistenza.

Lo yes-man è generalmente un vigliacco, e per esercitare il potere – quello vero – ci vuole un fegataccio che gli manca.

Credo che si possa fare carriera anche senza essere degli yes-man.

Certo non si può senza una certa spregiudicatezza e senza una notevole determinazione.

Bisogna anche mettere in conto di doversi fare dei nemici…per quanto si possa essere doppiogiochisti e ambigui, quelli te li fai comunque.

Serve anche una certa capacità di gestire lo stress, gli attacchi d’ansia e gli attacchi di panico.

Purtroppo gli psicofarmaci non bastano e le droghe sono addirittura controproducenti.

Si deve anche mettere in conto la gestione delle vendette.

Bisogna essere in grado di vivere le ritorsioni del nemico (inevitabili) come un aspetto normale della vita.

Grane di tipo legale, ostruzionismi vari, divieti, bocciatura di richieste.

Si deve sempre continuare, come se nulla fosse.

Giulio Cesare, di cui sono note solo le notevoli vittorie militari, fu un bravo avvocato, un politico spregiudicato ed un abilissimo corruttore.

Stava con chi, lì per lì, poteva essergli utile e già stava pensando a come voltargli le spalle.

Quando agli esordi della sua carriera politico-militare fu rapito dai pirati illirici durante una delle sue peregrinazioni da e per il medio oriente, mentre era già stata inviata la richiesta di riscatto, lui passò la prigionia scrivendo poesie che recitava ai suoi carcerieri e dicendo loro candidamente come li avrebbe in seguito catturati e uccisi.

Cosa che fece una volta in salvo.

Il primo imperatore romano, suo nipote e figlio adottivo per via testamentaria, Ottaviano, a differenza dello zio non era un temerario.

Non guidò personalmente le truppe in battaglia, non corse pericoli fisici in prima persona, ma si dimostrò un brillante stratega, un abile manipolatore ed un capace mediatore.

Aveva manie di grandezza tutt’altro che seconde a quelle di suo zio, ma modi assai più subdoli per soddisfarle.

In controtendenza rispetto al megalomane standard, non ebbe mai un rapporto sereno con le paure.

Aveva attacchi d’ansia, di panico, d’ira e perfino depressione.

Soffriva di pesanti ossessioni di tipo religioso, era molto timoroso degli dei di tutte le religioni.

Era molto scaramantico e dedito a rituali propiziatori, che lo potevano portare perfino a rinviare riunioni ed incontri anche molto importanti magari solo perchè il rito propiziatorio non era stato eseguito bene (oggi forse si direbbe che soffriva di disturbo ossessivo-compulsivo).

Come il suo genitore adottivo, fece uccidere molte persone, ma non ne uccise mai con le sue mani, perché era terrorizzato alla sola idea di farlo. 

Insomma, grandi corruttori, manipolatori, assassini e chi più ne ha più ne metta: mai però degli yes-man!

Quello no! Gli yes-man faranno anche meno fatica dei veri megalomani, ma è discutibile che le loro piccole posizioni (spesso fantocci di chi comanda veramente) possano definirsi “carriera”.

Sono attorucoli che recitano un ruolo anche modesto.

Chi li mette lì lo sa bene, solo loro fingono di non accorgersene, come in uno spettacolo tutto sommato nemmeno troppo brutto.

“Plaudite!!!…acta est fabula”[applaudite…la commedia è finita], disse lo stesso Ottaviano sul letto di morte.

Emanuele Lai dixit.

 

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2 thoughts on “La finta carriera dello yes-man

  1. claudia ha detto:

    Il consigliere di Ottaviano era Mecenate. Un uomo dall’ego talmente grande che non aveva bisogno di apparire, gli bastava la consapevolezza di aver influito sugli eventi. Fondamentalmente Mecenate distribuiva denaro e aveva il dono d’intuire quello che gli altri desideravano, le loro debolezze. Sfrutta le debolezze di un uomo e riuscirai a fargli fare quello che vuoi senza che l’altro ne sia consapevole. Leggere romanzi storici è rassicurante. Niente è cambiato e se ce l’hanno fatta loro possiamo riuscirci anche noi.

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