Archivio mensile:giugno 2014

Cerco aiuto per liberarmi dalla dipendenza dall’Advertising online

Non sono una finta promoter di Google Adwords che si nasconde sotto le false sembianze di un’impiegata che a sua volta fa finta di essere una scrittrice.

No, sono solo una che si giocherebbe lo stipendio a Montecarlo giocando a Black Jack.

Devo stare lontana da tutto quello che profuma di azzardo, perché nelle mie vene scorre copioso il sangue romagnolo, terra di pokeristi pazzi furiosi.

E così, lo confesso, ho deciso di promuovermi da sola su Adwords, perché il mio ebook stenta a partire su Amazon, come ai tempi rigogliosi in cui mi autopubblicavo e veleggiavo alta in classifica.

So perfettamente che la mia è DIPENDENZA pura e credo che non dovrei strappare il pane dalla bocca a mio figlio per darlo a Larry Page e Sergey Brin, che non hanno bisogno dei miei spiccioli.

Resteremo in mutande – io e il povero Tommaso – perché ho la carta di credito collegata a tutti i miei account online.

Credo che dovrebbero interdirmi e togliermi la Visa. E poi tagliarla in due con un bel paio di forbici.

Però, però, devo dire che continuo a trovare onesta la pubblicità PURA.

Sul blog dico quello che mi pare – come cazzo mi pare – e poi a qualcuno può capitare di trovare su un sito la pubblicità a uno dei miei libri.

Ma devo smetterla, mi fa male alla salute e al portafogli.

Esiste qualche gruppo di Advertiser anonimi?

In cui ci raccontiamo di come sbattiamo via soldi sull’ADV online?

Perché Google e Facebook sono degli straordinari borseggiatori di polli come me.

Utilizzatori finali di social network e motori di ricerca, pronti a spendere i nostri PICCOLI SOLDI VERI sulle loro macchine da guerra che servono invece per fare i SOLDI GRANDI.

Ma un giorno ce la farò. La smetterò. Lo giuro.

Almeno così spero.

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Come smerdarsi e vivere contenti

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Il concetto di “smerdarsi” mi fu spiegato molti anni fa da un collega, Fabio, che lavorava con me nella New Economy.

Facevamo email marketing e io passavo le mie giornate a scrivere e impaginare (sul web) newsletter per i nostri clienti.

Mi facevo un culo bestiale, mentre una stronza che non sapeva neanche NAVIGARE sul web, ed era la STRATEGIST della nostra start up, riusciva a darmi la colpa dei piccoli incidenti di percorso che ti possono capitare se mandi una newsletter a cinquantamila persone alla volta, dopo essertela taggata da sola con un primitivo editor HTML.

La stronza era così abile da farsi passare SEMPRE come protagonista delle attività – fatte da me e dai mie colleghi – che andavano bene, ed era altrettanto abile a spostare la MERDA sulla scrivania di un altro, se per caso qualcosa era andato storto.

Fu appunto Fabio che mi spiegò che la stronza sapeva smerdarsi, ovvero sapeva come passare la merda a qualcun’altro, se per caso le finiva in mano una profumatissima cacca, di quelle che chiunque può produrre quando lavora.

Si possono fare errori – quando si lavora – tutti li fanno.

Ma saperli riconoscere e soprattutto riconoscerli come propri è il primo passo per riuscire a farne di meno.

Se la tua unica strategia è invece quella di smerdarti, alla fine il rischio è di finire seppellito sotto QUINTALI di merda. 

La stronza finta-strategist venne infatti licenziata, mentre io rimasi a scrivere le newsletter.

L’operativo – lo smanettone – alla fine si salva sempre, perché qualcuno le cose le deve fare.

Spostare invece sui tavoli degli altri le CACCHE è una strategia di breve periodo.

Ti può andare bene per un po’, ma poi alla fine non ce la fai più.

Se non provvedi infatti a eliminare la fonte di produzione coprofilica, non ti basteranno una dozzina di MOSE per impedire gli tsunami di merda in arrivo.

Ma a quanto pare – mentre l’onda di merda continua a crescere – nessuno fa nulla, se non appunto cercare scrivanie libere sulle quali appoggiare escrementi.

Credo che le cacche di Altan siano la più veritiera descrizione antropologica della nostra classe politica, da noi votata con amore.

Nei secoli fedeli (alla merda).

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Elogio dello smanettone

Sono una smanettona da quando mi ricordo di esistere. Non so scrivere codice, quello no, ma le cose mi piace FARLE.

Sul Pc, ma non solo.

Ero una bricoleuse e, anche quando lavoro, mi piace vedere il risultato delle mie azioni.

Detesto le riunioni, detesto le telefonate e detesto le intermediazioni inutili.

Si perde un sacco di tempo a cercare qualcuno che fa qualcosa al posto tuo e se non sei nell’azienda sbagliata, sul tuo tavolo dovrebbero arrivare compiti e lavori che sai eseguire DIRETTAMENTE TU.

Non importa se sei un architetto, un ingegnere, un programmatore, un contabile: devi saper fare bene il TUO lavoro.

Qualcuno è bravo a coordinare il lavoro degli altri, ma per saperlo fare, deve conoscere i contenuti tecnici dei lavori che sta delegando ancora meglio di quanto non li conoscano le persone che sta coordinando.

Ma sono tanti gli italiani come me, dico italiani, perché siamo storicamente un popolo di santi, navigatori e inventori.

E gli inventori sono per definizione degli smanettoni, e non dei manager, perché non esiste nessuno che abbia mai inventato qualcosa per interposta persona.

Devo dire che sul web ho conosciuto molte persone come me, tutti egualmente e eticamente smanettoni.

Sì, perché lo smanettone prova piacere nel  FARE e nel vedere i risultati del proprio lavoro.

E quindi ha in genere un approccio ETICO al lavoro, e cioè non sposta sulle altrui scrivanie le fatiche, i compiti e le responsabilità, pronto a prendersi il merito dei risultati se PER CASO le cose sono andate bene.

Lo smanettone è il migliore dei CAPI che si possano avere, perché sa che lavoro stai facendo, e sa qual è il tuo valore, e ti rispetta per quello che sai fare.

Inutile dire che gli ultimi giorni di MOSE e di Expo hanno dimostrato come l’Italia sia finita nelle mani dei manager e dei trafficoni, e che ormai le due parole siano l’una il sinonimo dell’altra.

Anche le aziende italiane – per lo meno quelle grandi – sono diventate il funerale degli smanettoni, che hanno perso la partita, vinta invece dai furbacchioni che non sanno fare NIENTE, se non infilarsi nel posto giusto al momento giusto.

Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

I cantieri dell’Expo sono delle spianate vuote, mentre il MOSE sta facendo affondare l’Italia.

Scompariremo come Atlantide tra i flutti del mare.

Un destino che non ci meritiamo, perché siamo migliori di quelli che ci governano, ma per i quali, incredibilmente, continuano a votare.

Dedico il post a Wally Gualtiero Fin, ingegnere smanettone, che sul lavoro si è sempre sporcato le mani.