Mi consenta: sono prima di Carrisi

Sono cresciuta sotto l’egida del “Chi si loda s’imbroda”, e penso anche adesso che l’understatement sia una cosa di buon gusto che aiuta a vivere meglio.

M penso anche che sia uno di quei principi – “Non farti notare troppo!” – imposti da genitori onesti e severi, che poi ti tengono al palo tutta la vita.

L’unico scherzo dadaista consentito – dalla mia severa educazione basata sulla repressione dell’egocentrismo bieco e volgare che poi è anche quello ti fa fare carriera – è stato di scalare le (misere) classifiche degli ebook italiani con i miei 130 euro di budget pubblicitario.

Forse adesso sono anche qualcosa di più di 130, perché ho fatto un’altra campagnuccia sul romanzo twittato (che non si caga nessuno).

Ma in un Italia familistica e borghese, dove le relazioni contano più delle performace, non è una cattiva soddisfazione dare una pugnalatina alle spalle a uno degli autori più pompati dal marketing librario.

Sono (ancora) prima di Carrisi, in una classifica fatta di poche centinaia di copie di ebook venduti, che però è solo una pallida ombra di quanto succederà in futuro, quando le generazioni digitali saranno diventate grandi e, se mai leggeranno qualcosa, sarà solo in formato digitale (probabilmente crackato).

La parola che dice più spesso Tommaso è infatti “crackare” e il suo sogno sarebbe quello di crackare tutto.

Copiare un file è molto facile, e il prezzo per scaricarne legalmente uno è quello della fatica che NON fai ad andartelo a cercare su emule.

Libri e musica si possono copiare, come i film, e i loro prezzi scenderanno.

Ecco perché l’autopubblicato, che costa poco, può vendere più copie di un romanzo che invece costa 10 euro e che probabilmente trovi in PDF su non so quanti siti peer to peer.

Non so come andrà a finire, e non so se vedrò come andrà finire, ma credo che i tempi saranno veloci (per far scendere i prezzi e buttare fuori chi costa troppo).

Forse ha ragione Lessig, il creatore di Common Creative, quando dice che in futuro il copyright non verrà più pagato “direttamente”.

Diventerà una tassa che tutti pagheremo allo stato per scaricare liberamente tutti file digitali presenti sulla rete.

I detentori dei diritti dei file che sono stati scaricati MOLTO riceveranno quindi dallo stato delle Royalty maggiori di quelli che sono stati scaricati POCO.

Pensare che si possa diventare immensamente ricchi con il copyright è un pensiero vecchio e cattivo che CHIUNQUE  si dovrebbe togliere dalla testa.

Mancano pochi secondi alla fine del mondo (come dice il mio amato FINTO CASALEGGLO su twitter).

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