Avremmo evitato l’Olocausto, se gli organizzatori fossero stati italiani

Regalo tutte le volte che posso una copia delle “Benevole”, il romanzo di Littell  sull'”organizzazione” dell’Olocausto.

Un libro geniale sulle tecniche – piscotiche – di sterminio messe a punto dai nazisti, che si rivelarono così efficacemente pericolose proprio perché sostenute da una rigida organizzazione.

Eichmann compilava le liste di chi doveva salire sui treni usando i dati di un censimento fatto nel ’39 con le Hollerith Machine (schede perforate), messe a punto dalla Branch tedesca dell’IBM.

Ebbene: io ho la CERTEZZA che se un tale compito fosse toccato agli italiani, sui quei treni non saremmo riusciti a far salire neanche un cane.

Letteralmente.

Ma non perché siamo buoni – ce lo riconosceva persino Hannah Arendt nella “Banalità del male” – ma perché siamo disorganizzati.

Adesso faccio un salto logico e temporale per dimostrare la mia asserzione.

Ieri mattina, ore 9.

Partenza del figlio scout per le VDB (vacanze di branco).

Destinazione ignota fino a una settimana prima, quando i genitori scoprono che la casa dove saranno ospiti è a 1.400 metri di altezza e ad almeno due e ore e mezza di macchina da Milano.

Noi andremo a riprenderli dopo una settimana e faremo con loro una grigliata. Poi ritorneremo a Milano (ognuno con la sua macchina).

Allora, ricominciamo.

9 del mattino. I ragazzi salgono sull’autobus e noi mamme facciamo due chiacchiere con l’autista.

Scopriamo che per non trovare traffico  (la domenica successiva) dovremmo partire alle sei – consiglia l’autista – o al massimo alle sette.

Ci guardiamo nelle palle degli occhi – noi mamme – mentre salutiamo l’allegra brigata che parte per le VDB.

Comincia a serpeggiare il dubbio – espressione trita ma adatta al contesto – che il viaggio di andata e ritorno potrebbe superare le cinque, sei ore di macchina.

Io sbotto: “Non andiamo a riprenderli! Non muore nessuno se non facciamo la grigliata!”.

Qualche mamma prova a darmi ragione: “Sì, paghiamo la differenza e tornano in autobus!”.

Interviene un papà, più sentimentale: “No, non possiamo non andare, glielo abbiamo promesso!”.

Un’altra mamma gli dà ragione e butta lì la proposta: “E se andassimo in treno fino a Brescia e poi noleggiassimo un autobus? Così evitiamo gli ingorghi sulla Milano Laghi!”.

La proposta piace, piace molto.

Contattiamo subito l’autotrasportatore dei nostri Lupetti per farci fare un preventivo.

Un gruppo di mamme si reca quindi in un bar lì vicino per mettere a punto il piano del viaggio “treno + autobus collettivo”.

Mandiamo l’email  (dal bar) usando addirittura Siri.

Una mamma compila su una busta l’elenco dei possibili partecipanti.

Facciamo qualche telefonata: siamo 30!

Ce l’abbiamo fatta! Partiamo col bus!

Ci salutiamo soddisfatte: siamo delle PERFETTE organizzatrici!

Ma passano poche ore e scopriamo che l’autobus non arriva fino alla casa scout, perché negli ultimi dieci chilometri la strada non è percorribile.

L’autista che ci doveva portare nel paesino confessa che “sono venuti altri mezzi” a prendere i nostri ragazzi per portarli a destinazione.

Una mamma manda quindi un’email dicendo che non possiamo noleggiare l’autobus da 30, ma ce ne vogliono due piccoli, altrimenti gli ultimi dieci chilometri ce li dobbiamo fare a piedi.

Un’altra mamma – IMPAVIDA – tenta addirittura di fare una lista (per email) dei possibili passeggeri dell’autobus – uno o due, non si sa quanti – che arriveranno alla casa scout.

Nel frattempo, continuano ad arrivarmi email di persone che rispondono: “Sì, che bello, verrò in autobus”, mentre altri dicono: “No, grazie, vado in macchina!”.

La lista non viene compilata da nessuno e rimane, come si suol dire, LETTERA MORTA.

Ma io sono fiduciosa: alla fine ce la faremo ad arrivare alla casa scout, probabilmente ognuno per conto suo, ognuno sulla propria macchinetta, magari aggregandoci a piccoli gruppi.

Adesso torno finalmente alla premessa iniziale. Credete veramente che saremmo stati capaci di fare il censimento – su schede perforate – della popolazione di origine ebraica residente nei territori del Terzo Reich, nel caso in cui l’Italia ne avesse fatto parte?

Credete veramente che saremmo riusciti a compilare le liste di Eichmann?

No, impossibile.

Ma non solo perché non siamo così cattivi – la Arendt aveva ragione – ma anche perché non ne saremmo stati capaci (anche se abbiamo fatto lo stesso le leggi razziali).

“Always Look on the Bright Side of Life”, come cantavano i Monthy Pyton.

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