Il campeggio dei morti viventi (nudi)

Lo confesso: sono naturista. Una volta si diceva nudista, adesso pare volgare e si usa il termine naturista.

Il significato non cambia: si va in giro nudi. Ma non pensate ai campeggi naturisti come al Paradiso della bellezza e delle tette al vento.

No, i campeggi naturisti certificati dal FKK, massima autorità naturista tedesca, sono tranquilli come un camposanto.

Silenziosi, puliti, ordinati, senza una foglia fuori posto.

Quello dove vado io è in Croazia.

Età media del campeggiatore: 70 anni.

Il naturismo infatti è passato di moda e chi frequenta questo genere di campeggi è spesso un naturista maturo, che ha cominciato a fare naturismo negli anni ’70 e non ha mai smesso. Oppure è il figlio del maturo naturista, che adesso va in vacanza con i genitori e si porta dietro dei buonissimi e tranquillissimi bambini.

Bambini tutti rigorosamente nordici e biondi.

Scordate quindi ogni allegria o voi che entrate.

Il campeggio naturista è austero, sottoposto a una serie di regole severe (se ti beccano con una macchina fotografica ti ammazzano), regole rispetto alle quali vige il controllo sociale da parte di tutti gli altri naturisti. Che non tollerano deviazioni dal regolamento (dettagliatissimo) sullo stile da camposanto prescritto per i campeggi nudisti.

Rispetto a un campeggio “tessile” (con i costumi), quello naturista è quindi MOLTO, MOLTO più tranquillo.

Ti fai delle grasse dormite e l’effetto finale è una specie di RESET cerebrale, dovuto appunto alla quiete da cimitero che regna nell’allegro campeggio, dove il naturista maturo si aggira in silenzio, di soppiatto, sempre nudo, anche durante i fortunali.

La scorsa settimana c’è stato infatti uno spaventoso temporale, con un tuono che ci ha svegliato tutti alle cinque del mattino.

Ebbene, due naturisti si aggiravano NUDI a quell’ora, sotto i lampi ma soprattutto sotto gli occhi sconvolti di noi italiani.

Sì, perché noi italiani siamo DIVERSI  da loro, e siamo considerati una minoranza etnica, disordinata e rumorosa, che nessun nordico vorrebbe come vicino di piazzola (o di stalag).

NOI URLIAMO, non ci parliamo sottovoce come fanno gli altri.

Siamo capaci di gridare qualcosa a qualcuno che sta lontano venti metri da noi, mentre invece il nordico naturista bisbiglia a chi è seduto vicino a lui per non dare fastidio a nessuno.

Noi tiriamo allegri scappellotti ai nostri infanti che poi strillano come delle sirene, mentre la famigliola tedesca è quieta e silente.

Noi mangiamo alle due del pomeriggio, nell’ora in cui si dovrebbe fare silenzio, e tiriamo il pranzo fino alle quattro, quando invece loro cominciamo ad affettare le cipolle per lo stufato di carne che preparano per la cena.

Noi ceniamo alle nove di sera, sempre almeno in dieci, quando loro si stanno già preparando per infilarsi in roulotte e addormentarsi mai più tardi delle dieci.

Insomma, il naturista italiano, caciarone e disordinato, è molto mal tollerato.

Una mia amica, infatti,  non ce l’ha fatta più, e quest’anno non è venuta, dopo che l’anno scorso eravamo state trattate come terroriste da rinchiudere in un carcere speciale.

Io invece me ne sbatto degli sguardi di disapprovazione che accolgono l’arrivo della mia orribile roulotte comprata usata e tenuta in un rimessaggio croato, dalla quale riemerge ogni anno in condizioni sempre peggiori di quello precedente.

Anzi, “me ne fregio”, come diceva Petrolini, e quando questa’anno, Branka, la nostra vicina slovena di roulotte, mi ha lasciato sul tavolo il regolamento del campeggio in cui aveva sottolineato che dalle due alle quattro bisognava stare zitti, l’ho stracciato in mille pezzettini.

Poi ho aspettato che andasse a dormire e gliel’ho schiaffato a pezzi sul suo tavolo, al quale mi ero avvicinata con la levità del Gatto Silvestro.

Il giorno dopo, Branka è partita e Tommaso ne ha approfittato per tirare uno scaracchio nella sua piazzola, scaracchio che ho trovato LIBERATORIO.

Quello di Tommaso è invece un capitolo a parte, che meriterebbe una trattazione tutta sua, perché il giovane pre-adolescente non si è MAI tolto il costume (e la maglietta) durante la vacanza, e non ha mai smesso di lamentarsi del fatto che io andassi in giro con le tette al vento.

Ma tratterò meglio l’argomento la prossima settimana, quando il Governo Letta sarà caduto, il PD si sarà estinto e noi andremo a votare (per chi?) con una legge elettorale che la Corea del Nord ci invidia.

2 thoughts on “Il campeggio dei morti viventi (nudi)

  1. Nicola Losito ha detto:

    Beh, forse Tommaso è più saggio della mamma: lui non desidera stare in un camposanto, ma vuole divertirsi con dei coetanei… col costume. Vedere le bellezze di uomini e donne di 70 anni non è il massimo per un pre-adolescente. L’anno prossimo cambia campeggio, non incontrerai più Branka e farai felice tuo figlio.
    Nicola, un amico più che settantenne.

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