Ancora sul campeggio naturista (e sulla cacca dei tedeschi)

Continuo sul tema del campeggio dei morti viventi (nudi), evitando una trattazione organica – tipo filosofia del naturismo, di cui peraltro non so nulla – e limitandomi invece a raccontare qualche sintomatico episodio su come sia bello vivere nudi in un campeggio dove circa l’80% dei campeggiatori sono tedeschi di età compresa tra i 50  e gli 80 anni (più qualche rado nipotino troppo biondo).

 I SOGNI PREMONITORI

Non ho mai pensato che da grande sarei diventata naturista, ma ricordo di aver sognato spesso di aggirarmi nuda per le strade senza provare nessun imbarazzo.

Non avevo mai sognato, però, di aggirarmi vestita in un campo naturista e di vergognarmi mortalmente dei miei vestiti. Fatto, invece, realmente accaduto.

 LA SERA DELL’ARRIVO

Siamo arrivati, io e Tommaso, al campeggio naturista in un’afosa serata di agosto.

La nostra disgustosa roulotte usata – di sesta mano – era stata malamente posteggiata nella piazzola dall’ex-soldato croato che la custodisce durante l’inverno nel suo rimessaggio.

Ho aperto la porta – scoprendo che era piena di ragni – e ho preso l’aggeggio che serve per fissare a terra i piedini della roulotte.

Ma non riuscivo a usarlo.

Troppo stanca.

Ho chiesto aiuto ai vicini.

Si sono avvicinati due signori sugli ottant’anni – completamente nudi – che hanno gentilmente cominciato ad armeggiare con l’attrezzo per fissare i piedi della roulotte.

Sono andata a prendere la bolla, frugando in un cassetto pieno anche lui di ragnatele.

Poi ho cominciato ad armeggiare anch’io intorno ai piedini da ancorare a terra, ancora vestita.

Dopo cinque minuti, mi sono vergognata. Di essere vestita.

Io ero in pantaloni e maglietta, mentre i miei aiutanti trafficavano alacri e biotti con la bolla e lo svitapiedini in mano.

Allora sono salita sulla roulotte, ho chiuso la porta, mi sono pudicamente spogliata e sono scesa.

Ero finalmente a mio agio: nuda come tutti gli altri.

Tommaso mi ha guardato di sbieco, schifato.

“Sei già nuda…”, ha bisbigliato.

E non si è tolto costume e maglietta per una settimana.

 LO STUFATO DEI TEDESCHI

Ho cominciato a frequentare il campeggio nudista quando Tommaso aveva sei anni.
Allora anche Tommaso girava tranquillamente senza costume e guardava abbacinato, ma non schifato, le straniere – anzianotte – da cento chili a testa che si trascinavano a fatica tra le roulotte e la spiaggia.

I naturisti non sono sempre salutisti, anzi quasi mai, e l’Europa del Nord produce enormi quantità di signore e signori nella categoria “grandi obesi”, che trincano birra e mangiano stufato di maiale anche quando ci sono quaranta gradi.

D’altronde, senza birra, non puoi digerire lo stufato di maiale che i tedeschi – sono soprattutto loro – cucinano tutte le sere dentro un enorme padellone: l’unico utensile da cucina di cui sono dotati, secondo quanto  sostiene un nostro vicino di roulotte (italiano).

Dentro lo stufato finiscono in genere pezzi di maiale, cipolle, pomodori e peperoni.

Verso le sei di sera (quando ci sono ancora quaranta gradi), i tedeschi si mettono a tavola e versano mestolate fumanti di quella schifezza nei loro piatti, della quale si sente aleggiare un terribile odore in tutto il campeggio.

Quello stesso odore – solo un po’ più acre – lo senti aleggiare di nuovo nei cessi comuni di mattina, quando tutti vanno a fare la cacca.

E così la sera, quando senti l’odore dello stufato, il pappone con le cipolle ti fa ancora più schifo, perché ti ricorda l’odore delle cacche che fanno i tedeschi la mattina.

Stufati innaffiati da abbondanti dosi di birra che vengono restituiti alla terra in un enorme rito collettivo che inizia alle otto del mattino, quando tutti si dirigono baldanzosi verso i cessi comuni. Aperti sia sopra che sotto.
E dove si produce il blend di cui ho giù spiegato la speciale miscela che lo compone, anche se adesso devo aggiungere l’ultimo tocco.

 LA SCOREGGIA DA STUFATO

Il naturista non si vergogna di scoreggiare.

Anzi, una coppia di tedeschi, nostri vicini di roulotte, andavano sempre al cesso insieme quando dovevano fare la cacca, producendosi in favolosi concertini accompagnati da sonore risate che ci lasciavano – a noi italiani – di stucco.

Li sentivamo ridere e scoreggiare di gusto, mentre ci lavavamo i denti a pochi metri di distanza.

D’altronde non puoi aspettarti una serena e silenziosa evacuazione se la sera prima il tedesco in questione ha mangiato un chilo di stufato con le cipolle e ha bevuto due litri di birra.

E loro – i vicini di roulotte germanici – erano probabilmente abituati a scoreggiare in compagnia e ci avevano preso gusto.

Noi italiani, invece, un po’ di meno.
La scoreggia tedesca non ci provocava le irrefrenabili crisi di riso che colpivano invece la coppietta in questione,  mentre noi, ammutoliti e sconcertati, li ascoltavamo con lo spazzolino in mano.

ADESSO BASTA!

Ho sempre trovato divertenti i racconti sulla cacca, ma capisco che non piacciano a tutti.
Tutte le volte che tornavo infatti sull’argomento – durante la vacanza – gli amici italiani mi zittivano: “Ma la smetti con ‘sta storia della cacca dei tedeschi?!”.

Va bene, la smetto anche qui.

P.S. Il Governo non è ancora caduto, ma la Borsa sì.

E la Corea del Nord si è ufficialmente complimentata con il nostro paese per il Porcellum, definendolo la migliore legge elettorale mai approvata prima in un paese occidentale.

Ce la invidiano, ha detto il loro ambasciatore. Presto la adotteranno anche loro nelle prime elezioni “libere” della loro storia.

Poi ha dato una pacca sulla spalla a Calderoli  e gli ha chiesto dove compra i pantaloni verdi così chic che indossava durante il colloquio.

Lui allora se li è tolti e li ha offerti in dono all’ambasciatore.

Che li accettati con deferenza e poi ha bisbigliato a in coreano al suo aiutante: “La legge elettorale ci piace molto, ma i pantaloni verdi fanno cagare…”.

5 thoughts on “Ancora sul campeggio naturista (e sulla cacca dei tedeschi)

  1. Nicola Losito ha detto:

    Immagino che il campeggio di naturisti che frequenti da anni sia in una posizione splendida, che il mare sia favoloso e che il costo giornaliero sia modesto, altrimenti non si spiegherebbe la costanza con cui lo frequenti portandoti dietro un riottoso Tommaso… e costringendolo (oh, povero bambino!) a sopportare la vista di corpi non più belli da osservare e tutto il resto di cui hai con abbondanza di particolari raccontato nella tua simpaticissima cronaca. Di buono c’è che Tommaso di queste vacanze porterà per sempre il ricordo e memorizzerà in eterno cosa non bisogna fare di fastidioso nella vita sociale.
    Del resto so che, da brava mamma, ce la metti tutta per istruirlo e non fargli mancare nulla.
    Un cordiale saluto.
    Nicola

  2. Viola Veloce ha detto:

    Credo di non essere una brava mamma, anzi, a volte temo che Tommaso abbia più buon senso di me…

  3. Francesca ha detto:

    E’ un vero peccato Viola, io spero di andare avanti almeno ancora qualche anno assieme poi ovviamente ad una certa età andranno da soli come meglio si sentiranno a loro agio =)

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