Quando il ceto medio chiede l’elemosina

Leggo sempre con terrore gli articoli sui padri separati che vanno a mangiare alle mense della Caritas (e delle altre comunità) e osservo con molta attenzione le code di fronte alla parrocchie che distribuiscono i pacchi alimentari (pasta, olio, biscotti, eccetera).

Ci sono molti anziani, molti extracomunitari, e adesso anche qualche italiano che si guarda attorno con aria imbarazzata.

Tra l’altro, il servizio di distribuzione dei pacchi alimentari è stato interrotto – o gravemente ridotto, non riesco a capirlo dagli articolo sul web  – grazie a una legge europea che taglia il bilancio sociale agli stati “spreconi” come l’Italia.

Per farla breve, guardo le code delle signore col carrello davanti alle parrocchie perché ho paura di finirci anch’io.

Il ceto medio italiano oggi cammina su una lastra sottilissima che si può rompere da un momento all’altro.

Basta perdere il lavoro e non avere un genitore – anziano – dotato ancora di una pensione decente che ti aiuti.

Oggi i genitori pensionati danno ancora una mano ai figli perché le loro pensioni sono ancora abbastanza sostanziose (in molti casi).

Ma se non hai più la mamma e il papà che ti aiutano, e perdi il lavoro, finisci a fare la coda per i pacchi alimentari.

E sabato scorso, a Milano, verso l’una del pomeriggio, ho visto una signora che aveva tutta l’aria di provenire dal nuovo ceto medio impoverito e che cercava di vendere delle piante per strada per la festa della mamma.

Andavo di corsa e ho visto una tipa carina, vestita bene, con le scarpe della Nike, che tirava un carrellino ordinato con delle piantine di rosa mentre ne teneva delle altre in mano, dentro una specie di cestello, e cercava di venderle, dicendo: “Compratele, sono una mamma anch’io“.

Non mi sono fermata perché mi stava aspettando a casa mio figlio, ma anche perché ho avuto paura di parlarle.

Ho avuto paura di chiederle perché era finita lì con le piantine, in Viale Coni Zugna, a Milano, in un tranquillo pomeriggio di maggio, quando fino a poco tempo fa sarebbe andata anche lei a fare la spesa al mercato di Via Papiniano.

Era la prima volta che vedevo una donna italiana, gentile e ordinata, fare qualcosa di molto vicino a chiedere l’elemosina.

Oggi basta un colpo di sfortuna, e sei fuori strada. Nel giro di un paio di mesi finisci tutti i tuoi risparmi e non sai cosa fare.

Non siamo attrezzati, noi dell’ex-ceto medio, a fare i conti con la miseria nera che arriva in due mesi.

Non ce l’aspettiamo, non era prevista, e ci prende per l’appunto di sprovvista.

Bene, alle elezioni europee non voterò per NESSUNO dei partiti che sono stati al governo in questi ultimi vent’anni.

Si dividono egualmente la colpa di aver mandato una mamma a vendere le rose per strada, come in una delle tristissime favole dell’Ottocento.

Mi dispiace per il tono lamentoso e indignato, ma la lastra è sempre più sottile. 

Sono sempre di più quelli che possono scivolare fuori.

E quando saranno in tanti quelli che sono scivolati fuori, forse, allora, ci incazzeremo tutti…

 

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3 thoughts on “Quando il ceto medio chiede l’elemosina

  1. Manu ha detto:

    Lo stress è tanto, la paura ragionevole. Se prima avevamo almeno i pattini per scivolare su questa lastra sottile, adesso ci siamo sopra in ciabatte. Pochi risparmi, sempre più conti/tasse da pagare e prezzi folli. Ti parlo da mamma single e lavoratrice indipendente.

  2. Viola Veloce ha detto:

    Cara Manuela, mi chiedo se faremo la fine degli americani, dove le aree degradate sono secretate e separate dalle zone ricche e sicure, o se invece assisteremo a qualche forma di ribellione sociale che sia prodromica di un cambiamento.
    Io temo l’inabissamento silenzioso. Gli americani diventano 130 chili a furia di mangiarsi il loro stress sotto forma di patate fritte e junk food. Io spero in qualcosa di meno passivo.
    Spero anche che la crisi economica produca forme di vita comunitaria che consentano il controllo delle spese. Prepariamoci a una felice convivenza…

  3. KN ha detto:

    …purtroppo vedo piú probabile l’inabissamento silenzioso anche se giá mentre leggevo il tuo post mi sono flashata fotogrammi misti di un Titanic-Concordia e ci stava anche (un flash intendo) di uno schettino (senza, assolutamente, esse maiuscola) sghignoso e laido nel mentre si passa le dita tra le “ex chiome al vento” del genere Sgarbi-style… minkia (posso intercalare cosí o censuri perché troppo?) apocalittico!!! KN

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