Da Gola Profonda al POV: il cinema porno diventa social

Non guardo i film pornografici, non mi piacciono.

Ma non voglio parlare del fatto che mi piaccia o meno il porno, ma del fatto che anche l’industria del porno è stata invasa e sopraffatta dai porno fai-da-te, in cui gli attori diventano produttori e autoriprendono le scene con una tecnica che si chiama POV: Private Point of View.

Vengono utilizzate delle videocamere portatili che devono riprendere la scena dal punto di vista dell’attore maschile.
Chi guarda il film, insomma, ha la sensazione di essere al posto dell’attore.

Quando poi le telecamere sono utilizzate dall’attore, che diventa anche operatore, il genere viene definito gonzo.

Nei gonzo non c’è più neanche la trama – un’attrice che fa finta di emozionarsi, eccetera – ma vengono riprese esclusivamente scene di sesso, slegate anche tra loro.

Sono stati fatti degli studi sui tempi medi di “visione” di un video pornografico, e pare che non superino i dieci minuti.

Perché sprecare tempo con la trama?

Insomma, sono finiti i tempi in cui i film pornografici venivano fruiti nei cinema “a luci rosse”, e dove le storie dovevano avevano una quasi-trama, come nella mega-produzione Gola Profonda che portò ai suoi produttori non so quanti soldi.

Oggi, chiunque può produrre un gonzo e metterlo online con l’aiuto di un amico che glielo monti.

Se poi l’attore-operatore sa anche usare i tool di editing, può confezionare un video da solo, in una mezza giornata.

La filiera che andava dal produttore al distributore si è praticamente annullata in meno di vent’anni.

L’accesso “facile” al web ha poi chiuso il cerchio: il video viene pubblicato in pochi secondi sulle piattaforme che distribuiscono film porno (e che fanno i soldi con la pubblicità, eccetera).

Aggiungasi l’ultimo fenomeno del porno on demand, con le signorine che fanno sesso online con i loro clienti, che hanno remotizzato anche la possibilità di un insuccesso.

La performance è stata annullata dal sesso remoto a pagamento, che viene consumato mentre la moglie sta ronfando tranquilla in camera sua, dopo che il marito le ha dato il bacio della buona notte (e poi ha aperto il pc).

Bisogna stare attenti anche con il sesso online, perché qualcuno è stato ricattato e ha dovuto pagare perché non venissero diffusi i suoi video, registrati senza avergli chiesto il consenso all’utilizzo dei dati.

Ho letto da qualche parte che ci sono 800.000 porno-lavoratrici del web, e che i signori che gestiscono i porno-server stanno facendo un sacco di soldi.

Bene, fatta la solita lunga premessa, la tesi che voglio sostenere è che anche il porno è diventato social, polverizzando l’industria che una volta produceva le pellicole e poi le cassette pornografiche.

Il porno 2.0 prevede non solo che attori e produttori coincidano, ma anche che si spenda pochissimo per produrre un video porno.

Con il risultato che il “discorso” – anche quello pornografico – si spezza e si frammenta, proprio come sui social network.

140 battute su Twitter.

10 minuti per un gonzo.

E’ il web, bellezza.

P.S. Ringrazio Poldo per la ricerca sulle fonti storiografiche.

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