Intervista delirante protomarxista su CHOOZE.it

Non riesco a condividere il blog su WordPress e copioincollo l’intervista protomarxista sull’esercito industriale di riserva rilasciata a CHOOZE.it.

Per cuori forti e penne leggere e sciolte, come quella di Paola Rinaldi.

http://chooze.it/blog/2014/06/sunday-books-le-confessioni-di-viola-veloce/

di @Paola Rinaldi

“Sciur padrun dalle belle braghe bianche…”: no, il caldo non mi ha dato alla testa e no, non ci occuperemo della storia delle mondine. Anche se troverete sicuramente la mondina che è in voi dopo aver letto le rivelazioni esclusive e in esclusiva per noi di CHOOZEit di una scrittrice che pensava di aver scritto un giallo metropolitano (e così ancora crede il suo editore), e invece s’è ritrovata tra le mani un’opera rivoluzionaria e carbonara che se Marx fosse tra noi, sai che invidia?!

Viola Veloce (che ovviamente è uno pseudonimo, perché va bene i  genitori stravaganti ma insomma… e non è lei sulla copertina del libro, occorre specificare!) è una debuttante su carta dopo i successi del self-publishing virtuale (e in questo caso virtuoso) di cui parla, tra le molte altre cose, sul suo blog che vale una visita, anche solo per capire meglio con chi abbiamo a che fare.

Quando il suo thriller Omicidi in pausa pranzo è arrivato in libreria settimana scorsa, insieme al video bondage in rete, tutti noi abbiamo immediatamente pensato a chi ammazzare nel prossimo break. Poi ci siamo calmati un po’ e abbiamo cominciato a leggere: non abbiamo scoperto subito l’assassino, ok; ma che non si tratti solo di un giallone, quello lo abbiamo capito subito. Anche perché il serial killer ammazza-impiegati ci ha fatto pensare ad una nuova figura nell’ambito delle possibili soluzioni di riorganizzazione delle aziende in crisi.

Mi son detta: bene, chiediamo alla sedicente Viola se vuole diventare mia amica su Faccialibro e vediamo cosa tiriamo fuori per il Sunday Books. Così ho fatto: e ci siamo fidanzate! Su Facebook. In meno di cinque minuti.

Dunque ora la penna passa a Viola! Ecco le sue segrete e vibranti confessioni!

“E’ andata così.

Paola Rinaldi mi ha mandato un messaggio su Facebook: “Ciao, ma se ti metto insieme a Nancy Mitford e a Jousha Ferries nella mia triade (modesta e breve) domenicale dei Sunday Books di CHOOZEit ti offendi? Filo rosso: il cinismo”.

Non ho neanche pensato “Paola chi?”, perché Facebook ha spianato i confini del mondo: tra sconosciuti, amici, sorelle germane e cugini primi non c’è più differenza.

Siamo tutti insieme a bagnomaria nel grande brodo dei Social Network.

Certo. Paola, Paola Rinaldi. Ha anche un nome vero, pensa un po’, mentre il mio suona volutamente falso come l’oro matto che ti vendono in India.

Ci siamo subite chieste l’amicizia. E ce la siamo accettata subito. Siamo milanesi, oibò, il tempo è denaro.

Poi abbiamo chattato un po’, e l’amicizia, da superficiale qual era, è diventata amore e profonda intesa intellettuale. Goethe ci fa un baffo e le sue affinità elettive noi le avremmo scritte in cinque minuti, su una chat di Facebook [l’Autrice non sa che Paola è germanista, che feeling, carrbamba!!!].

Allora, Paola fa la libraia, e io faccio l’impiegata.

Lei vende libri in un megastore tra cellulari e pc, mentre io sono un’impiegatona che va a lavorare in metropolitana tutte le mattine.

A Milano. Tutte e due. Sotto lo stesso cielo che diventa bianco per il caldo d’estate.

Ordunque, ecco le mie più intime confessioni letterarie, fatte a Paola, la mia più intima amica.

Esistono due scrittori che amo molto. Uno è James Joyce. L’altro è un antropologo: Renè Girard.

Joyce era uno sfigato – ha scritto l’Ulisse in cucina, mentre litigava con la moglie – mentre Girard è il teorico degli sfigati.

“Il capro espiatorio” di Girad parla di noi, parla di quelli che non si sanno difendere e vengono attaccati.

Gli impiegati stanno diventando i capri espiatori del capitalismo globalizzato. Che vuole pagare sempre meno la forza lavoro, e sostituisce quella che costa di più con quella che costa di meno. Oggi un enorme esercito industriale di riserva si presenta sul mercato del lavoro con il cappello in mano. Sono laureati, sono giovani, hanno paura. Accettano paghe basse, sempre più basse, e il costo del lavoro sta crollando.

E io e Paola, impiegate sull’orlo del burrone, abbiamo paura di essere licenziate e finire in metropolitana col cartello “Ho fame” attaccato al collo.

Cosa c’entra un tale preambolo delirante e protomarxista col mio modesto librino, si potrebbe chiedere qualcuno? Il libretto in effetti  va giù leggero come un vermentino da quattro euro comprato all’Esselunga.

Quello che vorrei confessare – letterariamente parlando – è che dietro al mio stile leggero, degno anch’esso di uno scaffale dell’Esselunga, c’è un po’ di pensiero di quel che sembra  [e infatti sta pure sugli scaffali della libreria da Paola]. E anche un po’ più di tecnica di quella apparentemente dimostrata col mio italiano pulito, senza gli aggettivi roboanti e ricercati della cattiva letteratura oggi pubblicata a palate e a volte persino venduta a palate (ma poi qualcuno li legge per davvero quei libri o si limita a esporli in salotto, come si faceva una volta con le porcellane di Limoges?).

Per quanto riguarda il pensiero nascosto dentro il mio libricino, posso senz’altro citare Marx e per l’appunto l’esercito industriale di riserva, che oggi prende il nome di precariato. Chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato ha il terrore di finire in un’agenzia interinale (oltre che in metropolitana, vedi sopra) e sarebbe disposto a convivere con un serial killer aziendale pur di non perdere il favoloso benefit di un modesto stipendio a fine mese. Mentre invece i parùn sarebbero disposti a strangolare con le loro mani la forza lavoro pur di liberarsi degli impiegati ancora protetti dall’Articolo 18, tra i quali qualche fannullone si anniderà senz’altro, senza per questo meritare la pena di morte.

Gli impiegati non sono i COLPEVOLI della crisi cialtronesca del capitalismo italiano, che sta affondando – insieme alla Guardia di Finanza – sotto la sua incompetenza e corruzione.

Gli impiegati, e tutti quelli che guadagnano meno di duemila euro al mese, spendono fino all’ultimo euro del loro stipendio in beni di consumo, e fanno “girare l’economia” per usare una vecchia espressione, mentre invece le tangenti sul MOSE finiscono su qualche contro cifrato in Svizzera e Lussemburgo e non fanno girare un bel niente [se non le balle agli impiegati].

Insomma, essere uno sfigato che guadagna uno stipendio modesto e fa dignitosamente il proprio lavoro oggi è un ONORE che vorrei ci venisse riconosciuto.

Omicidi in pausa pranzo è una storia di sfigati dignitosi che provano a difendersi, ma senza voler prendere il posto dei persecutori.

Girard difende la bellezza della sfiga, perché è molto meglio essere un perseguitato che non un persecutore, e noi ONESTI dovremmo essere orgogliosi di essere solo delle brave persone, anche se non vogliamo fare altro che il nostro onesto lavoro.

Bene, questa era la premessa filosofica protomarxista di un romanzetto che ha vagato dieci anni fra gli editori e alla fine è stato pubblicato da Mondadori.

Per quanto riguarda invece i contenuti letterari – apparentemente abbastanza scarsi – dell’operetta, posso anche qui confessare a Paola, mia vecchia amica, che sono una credente Joyciana, consapevole quindi dei limiti del MIO stile.

E allora ho cercato di scrivere un libro semplice, pulito, senza strafare, senza esagerare.

Non è facile tenere un tono asciutto per tante pagine, la penna ti scappa, vorrebbe fare di più, vorrebbe scrivere di più. Ma tu la tieni ferma perché sai che il tuo stile non è grande cosa. Meglio pensare al lettore, allora. Meglio non rompergli le scatole con una prosa altezzosa e artificiosa.

Meglio scrivere un libretto dignitoso e decente ben riuscito, che non un mancato capolavoro.

Paola, ecco ti ho detto tutto”

 

Inutile dire che Nancy Mitford e Joshua Ferris hanno insistito per lasciare spazio a Viola e quindi li rivedremo un’altra volta. Inutile anche dire che ringrazio Viola per la disponibilità e l’ironia e l’entusiasmo con cui i ha scelto come confessionale anche senza la Marcuzzi. Impiegati e non di tutto il mondo uniamoci! ¡Hasta la victoria siempre! Buona lettura J!

 

[I corsivi all’interno della confessione di Viola sono miei]

http://chooze.it/blog/2014/06/sunday-books-le-confessioni-di-viola-veloce/

 

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