Vita da badanti

E’ successo per caso.

Una domenica mattina in cui dovevo accompagnare mio figlio Tommaso a fare una gara in una palestra di Milano 2, sono scesa insieme a lui alla fermata della metropolitana di Cascina Gobba.

Avevo un appuntamento con degli amici ed eravamo in anticipo.

Ho seguito una folla di donne straniere – credo fossero ucraine, ma forse anche moldave – che si dirigeva verso un mercato improvvisato, poco distante dalla stazione.

Sono arrivata in un piazzale dov’erano raccolte una ventina di bancarelle che vendevano salumi di fabbricazione chiaramente industriale – salamoni e wusteroni insaccati nella plastica – oltre a qualche altro prodotto alimentare di provenienza ucraina: marmellate, birre, biscotti.

Tutti i frequentatori del mercato erano stranieri e le donne sembravano badanti in libera uscita domenicale. Pronte a lanciarsi sul panino imbottito col salame che ha il sapore di casa, non importa se il sapore di casa sia buono a cattivo, quello che conta è che ti ricordi un momento piacevole della tua vita: quando ancora vivevi a casa tua, nel tuo paese.

So di scrivere banalità e so che citare Proust è una burinata. Ma dalle Madeleines che Proust mangiava da piccolo a casa della zia – e che riassaggia da adulto – partono non so più quanti volume di un romanzo che non ho mai finito, anche se ricordo perfettamente la storia delle Madeleines.

Ecco, per le badanti in gita domenicale a Cascina Gobba, i salami industriali ucraini profumati di aglio e di altre spezie che forse non piacerebbero a Carlo Cracco, erano le Madeleines di Proust.

Un pezzo felice di Ucraina trasportato a Milano dai camioncini che fanno la spola con l’Est e che trasportano badanti – in entrata e uscita dal nostro paese – oltre che pacchi di cibo, vestiti, eccetera che le badanti mandano a casa, ai loro figli.

Sono piccoli autobus, da una ventina di posti, dove una parte viene in genere riservata ai pacchi di vettovaglie che partono dall’Italia alla volta dell’Est.

Mi sono informata: un posto sul pulmino costa circa 120 euro. Ci vogliono più o meno 24 ore di viaggio per arrivare a destinazione.

Spedire un pacco costa 1 euro al chilo. Le badanti mandano ai figli almeno un pacco al mese, che contiene generi alimentari come pasta, olio, pomodori pelati, ma anche detersivi, vestiti, scarpe.

Le badanti spediscono anche denaro, che viene in genere consegnato dall’autista direttamente ai familiari. In questo caso, la percentuale che bisogna pagare al conducente del camioncino è il 3% della somma inviata.

Conosco un buon numero di donne che fanno le badanti: tutte vorrebbero tornare a vivere nel loro paese. Ma spesso i loro figli non hanno lavoro, oppure sono divorziati o magari vogliono comprarsi il computer.

E le donne – le madri – per i figli fanno tutto, compreso passare la settimana chiuse in casa con un anziano che non si alza dal letto e del quale dovranno dovranno occuparsi fino alla fine, nella speranza che muoia il più tardi possibile.

Nel frattempo, se hanno un contratto di lavoro regolare, pagano dei contributi che non gli daranno quasi mai il diritto alla pensione. Se invece sono prive di un contratto di lavoro, devono sperare di non ammalarsi loro, perché non hanno diritto all’assistenza sanitaria.

Auguro a queste donne di poter tornare nel loro paese quando saranno vecchie, e auguro loro di riuscire a mettere qualche soldo da parte per la loro vecchiaia.

Ma qualche sera fa, sono stata fermata alla Stazione Centrale da una donna anziana – con gli occhi azzurissimi – che mi ha chiesto l’elemosina.

Era vestita tutta carina con una camicia bianca e un golfino azzurro.

Le ho chiesto di dov’era. Ucraina, mi ha risposto. E poi mi ha detto che il suo “anziano” era morto, e lei “non dormiva per strada”, e cioè affittava ancora un posto letto in qualche casa condivisa da badanti ed ex-badanti.

Non le ho chiesto perché non tornava a vivere in Ucraina, perché non volevo sentire la risposta. Forse non aveva più figli che l’aspettavano, o forse sperava di mandargli ancora un pacco con la pasta e l’olio, consegnato dagli autisti di Cascina Gobba.

Però adesso arrivo alle meste conclusioni:

  1. siamo ancora un paese abbastanza ricco per importare mano d’opera a basso costo che si occupi dei nostri anziani,
  2. le donne sono disposte a fare sacrifici inumani per i loro figli,
  3. non so che ne sarà delle badanti da vecchie: auguro loro di tornare a casa con un po’ di risparmi per campare gli ultimi anni,
  4. la mia generazione non disporrà di denaro sufficiente per essere assistita privatamente da una badante e quindi tra un po’ l’italia potrebbe non essere più in grado di offrire sbocchi occupazionali a donne straniere,
  5. se va avanti così, potrei finire io a fare la badante a Pechino,
  6. non ho mai votato per la Lega – come si potrà ben capire – e Salvini mi fa venire l’orticaria,
  7. propongo di spedirlo in Ucraina nella scatola con la pummarola, nella speranza che ce lo rimandino indietro nella forma di salame insaccato e insaporito con l’aglio.
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5 thoughts on “Vita da badanti

  1. Salvini in Ucraina non ci arriva perchè si rifiutano di caricarselo sul pulmino…piuttosto si caricano della carta igienica 3 veli tutta made in italy!!

    • Viola Veloce ha detto:

      No, Salvini ce lo teniamo. A Milàn. Non se lo piglia nessuno, secondo me. Mi sembra persino ingrassato. Ma Tosi era ancora più cattivo.
      Insomma, meglio il triplo velo. Hai ragione tu.

  2. stephymafy ha detto:

    Le meste conclusioni sono amara realtà.
    Salvini sarebbe indigesto pure come salame insaccato.
    Un bacio
    Stephy

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