Il coronavirus viaggia in Business

Il Coronavirus chiamato COVID 19 è la riedizione di un virus del 2003, la SARS, scoperto da un virologo italiano, Carlo Urbani, che morì di una polmonite provocata dal virus, esattamente com’è successo allo scopritore cinese del COVID 19, il dottor Li Wenliang.

Sia la SARS che il COVID sono coronavirus – prendono il loro nome dalla forma a corona dei virus – e sono “saltati” dagli animali agli uomini in due diversi Wet Market cinesi, chiamati così perchè vengono vendute merci deperibili: sostanzialmente generi alimentari. Nei Wet Market si possono comprare animali vivi che vengono uccisi dopo essere stati venduti. Il cliente sceglie il pollo che preferisce, e il venditore lo macella sul posto. I virus degli animali dei mercati possono quindi facilmente “saltare” all’uomo. Il termine tecnico è “spillover“, e cioè salto da una specie all’altra, perchè i virus in questione arrivano da altre specie viventi. In particolare, i coronovirus vengono da zibetti,  pipistrelli e  serpenti, vere e proprie delicatessen  vendute nei Wet Market cinesi, in cui lo zibetto viene macellato direttamente al mercato, dopo l’acquisto da parte del gourmand che se lo vuole sbafare.

Gli animali che verranno venduti vivono quindi in modalità promiscua – tra loro, ma anche con l’uomo – all’interno dei Wet Market. I coronavirus – SARS e COVID – che per pipistrelli, zibetti e serpenti non sono agenti patogeni (e cioè non li fanno ammalare), “saltano” verso l’uomo proprio perchè nei mercati gli animali sono vivi (così come i loro virus), e non invece morti e confezionati come nei nostri supermercati. Aggiungasi che nessuno di noi comprerebbe serpenti, zibetti o dozzine di pipistrelli, anche nel caso in cui fossero regolarmente confezionati sotto vuoto spinto e presentati nel bancone del Fresco dell’Esselunga.

Ma non voglio questionare di argomenti di cui non so nulla (leggo i giornali, come tutti). La domanda che mi sono fatta invece è un’altra. Come ha potuto il COVID 19 arrivare così in fretta in Italia, più in particolare in Lombardia, ma anche nel resto del mondo, visto che il virus sta mietendo vite dappertutto?

Il martire cinese, il dottor Li Wenliang, ha scoperto il COVID 19 nel dicembre del 2019, e oggi contiamo già 113.000 morti nel mondo, a distanza di due mesi. Nel 2013 – 2014, la SARS ha ucciso 814 persone (in tutto il mondo), e poi è stata fermata da una serie di misure preventive (l’incubazione era più veloce del COVID e il paziente veniva subito identificato), ma anche e soprattutto dal CALDO, ovvero dalla bella stagione.

Il COVID 19 invece è partito da un Wet Market cinese nel dicembre del 2019 e sta VELOCEMENTE facendo delle stragi. Come mai?

Ordunque, credo che il motivo sia di facile individuazione. Il virus ha comodamente viaggiato in Business Class (ma anche in Economica…) dalla Cina verso il resto del MONDO.

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La Cina produce quasi tutto quello che usiamo, dai cellulari fino alle scarpe, dai computer fino alle pentole, ma produce anche farmaci, reagenti per l’industria chimica e farmaceutica, fertilizzanti, eccetera. L’elenco è infinito, così come sono infinite le aziende che si approvvigionano in Cina e mandano in Cina le loro persone per definire con le aziende cinesi le condizioni delle forniture. Ma anche le aziende cinesi fanno acquisti dall’Occidente, e anche i business man cinesi vengono in Occidente per trattare i loro acquisti.

L’economia mondiale oggi è globalizzata, nel senso che le catene produttive possono coinvolgere più di un paese (alcuni come assemblatori altri come fornitori di componenti produttivi), anche se molti  prodotti vengono integralmente assemblati in Cina.

I voli che collegavano la Cina al mondo nel 2003 erano una percentuale minuscola rispetto a quelli che la collegano adesso, e la SARS venne fermata nel giro di pochi mesi. Oggi invece il virus è già sbarcato comodamente in decine di paesi, soprattutto in quelli che avevano relazioni industriali con la Cina o dove erano presenti nuclei di residenti di origine cinese che avevano fatto un viaggio nella Madrepatria.

E adesso il virus è tra noi, globalizzato come le nostre economie, dove nessun paese può sperare di uscire vivo da una recessione che è sempre globale per definizione (vista l’interdipendenza tra le economie).

Speriamo nella primavera e in una bell’estate bollente, magari con quaranta gradi: con il caldo il virus si dovrebbe indebolire. Così passeremo dall’emergenza sanitaria a quella climatica. Sempre globali, sia chiaro.

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