Un Goncourt in salamoia

Ne parla Céline, nei “Colloqui con il Professor Y”, dei capolavori in salamoia che tutti gli scrittori tengono da parte per vincere un Goncourt in Francia (e lo Strega in Italia).
O magari qualche premio minore, in genere elargito da cittadine a loro volta minori, disposte a pagare l’albergo e un paio di cene a una dozzina di critici pronti a fare da giuria.

Confesso di avere anch’io qualcosa in salamoia, ma non certo un capolavoro.
Piacersi e apprezzare quello che si scrive è un orrore – parlo di cattivo gusto – del quale spero di non macchiarmi mai.
Vendere qualche copia di un ebook, invece, non mi dispiacerebbe. Ma il mare internettiano è magno e profondo.
Abitato da pesci affamati di fama e senza tutto ‘sto gusto.
Ho una passione perversa per i titoli dei libri autopubblicati (su carta e ebook).
Li becchi subito.
Sono BRUTTI. Pomposi, autorefenziali, dolciastri, melensi, cagati fuori a fatica da autori troppo innamorati di sé.
Segue un elenco di titoli per ebook autopubblicati, assolutamente immaginari (così da evitare la denuncia).
“La passione di Martina per le mele”.
“L’amore è…” (i tre puntini tirano sempre)
“Cantico d’amore per umani”
“Rosso vermiglio come il tuo cuore”
“Foglie morte per te”
“La vita è già passata”
“Ti sento lontano, ti sento vicino”
Eccetera.
Se possibile, si consiglia di usare come colore sempre e solo il vermiglio, perché la parola suona ultrachic.

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