La Fallaci e il condominio

Volevo scrivere un post sulla seconda rivoluzione egiziana che cominciava così: “Se mi puntassero una pistola e mi dicessero di scegliere chi è peggio tra i musulmani e i messicani avrei un attimo di esitazione; poi sceglierei i musulmani perché mi hanno rotto le palle”.

Avrei quindi specificato che la frase non era di Borghezio, ma della Fallaci (pace all’anima sua), che ce l’aveva anche con i messicani (l’avevano portata in obitorio, a Città del Messico, dopo una sparatoria, credendola morta).

Poi avrei detto che la RABBIA – co-titolo, insieme all’orgoglio, di uno dei suoi libri ‒ è un sentimento che mi fa schifo, e poi avrei anche scritto che la Fallaci non si sarebbe mai immaginata che la seconda rivoluzione egiziana l’avrebbero fatta i musulmani contro i Fratelli Musulmani.

Poi ho pensato, in ordine:

  1. a nessuno gliene frega niente delle mie opinioni sui Fratelli Musulmani,
  2. a nessuno gliene frega niente delle mie opinioni sui libri della Fallaci (anche se in estate andrebbero benissimo per accendere la carbonella e farsi una bella grigliata),
  3. la RABBIA è invece un sentimento nobilissimo quando lo si prova nei confronti degli altri condomini, per esempio, e non di qualche generica categoria, come per appunto i musulmani della Fallaci,
  4. la rabbia è l’UNICO e NOBILE sentimento che un condomino possa provare nei confronti delle riunioni di condominio e delle mailing list dei condomini che poi passano le giornate a insultarsi per email (dopo che sono finite le riunioni).

No, non sopporto i libri della Fallacci e i suoi incitamenti all’odio intrarazziale o intrareligiso, ma l’ODIO, in un condominio, è l’unico sentimento DEGNO di essere provato.

L’ammetto: non sono mai stata una fan dei condomini e ho cercato di starne fuori più a lungo che ho potuto. Ma a un certo punto sono stata costretta a entrare in campo.

Siamo troppo poveri per farci fottere dagli amministratori di condominio – sono riuscita a trovarne un po’ più  onesto e farlo nominare al posto di quello vecchio – ma soprattutto odio l’OTTONE.

L’ottone, cosa c’entra l’OTTONE?

C’entra eccome, perché mi è bastato non andare a un paio di riunioni per ritrovare il condominio fatiscente dove abito – cade per davvero a pezzi – foderato di ottone.

Con tutti i problemi e i guai che abbiamo, gli altri condomini avevano pensato bene di ottonificare il citofono, la buca delle poste, la cassetta della posta e il corrimano delle scale nell’ingresso.

In un condominio di due piani era stato votato di sostituire il vecchio citofono con uno nuovo, naturalmente un videocitofono, e naturalmente di ottone. Un gruppo di condomini si era quindi nascostamente incontrato per scegliere il modello del videocitofono, in ottone satinato, con le targhette sempre in ottone, retroilluminate da una lucetta rossa.

L’effetto finale era quello dei fornetti nei cimiteri.
Avete presente i lumicini perenni che ardono elettricamente all’infinito sull’ossario dei nostri cari?

Ecco, mi era partito mezzo stipendio per il fornetto in ottone con sopra il mio nome retroilluminato.

Un amico, dopo averlo visto, si era infatti così espresso: “Non lo voglio neanche sulla tomba!”.

Il mio problema, più prosaico, era quello di fermare l’ottonificazione, perché il materiale è costoso, tendenzialmente brutto, e quasi sempre burino.

Rovinarmi per essere burina mi sembrava indegno, oltre che idiota.

Sono allora entrata nell’agone condominale.

Ho cominciato a controllare i conti, sono riuscita a impedire delle GROSSE cazzate che mi sarebbero costate un mucchio di soldi, ma non sono riuscita a fermare il processo di OTTONIFICAZIONE che continua imperterrito, sostenuto in particolare da un paio di condomini.

Stanno per arrivare, sempre in ottone, le sogliette per l’ascensore e i campanelli (uguali per tutti) in ottone.

Verrà poi ottonificato anche il portone – una fascia  in basso – perché è molto chic e farà pendant con il citofono e coi campanelli.

Tutto questo mentre la nostra casa sta crollando e in cantina tutti abbandonano per terra i rifiuti, sbattendosene le palle dell’igiene e degli altri.

Il nostro condominio assomiglia al mondo e all’Italia.

Una patina di ottone cafone sulla tragedia del declino della civiltà e del senso civico.

Ma qui non vorrei fare la parte della Fallaci, che sembrava mia nonna in carriola quando straparlava dell’Islam.

2 thoughts on “La Fallaci e il condominio

  1. Nicola Losito ha detto:

    Ottimo articolo che condivido in pieno, soprattutto riguardo alle riunioni di condominio che portano a decisioni criticabilissime e costose. Lo ammetto, in quarant’anni di vita passati nel condominio in cui vivo tuttora, alle riunioni ci sono andato due volte quando avevo i capelli castano chiaro. Ora ce li ho bianchi e alle riunioni ci va sempre mia moglie. Perché ho smesso di andarci? Duravano almeno quattro ore e non si riusciva mai a seguire l’ordine del giorno e a prendere le relative decisioni. Ci si fermava al primo punto e poi cominciavano le liti, gli insulti, volavano schiaffi, spesso si chiedeva l’intervento della forza pubblica. Preciso che il mio condominio è considerato signorile e tutti i proprietari sono (erano) professionisti pieni di quattrini: la categoria umana peggiore quando si veste da condomino.
    L’odio razziale in questo caso è ammissibile e andrebbe sancito nella Costituzione.
    Nicola

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