Tommaso come i giapponesi

Adesso i giapponesi vanno un po’ meno di fretta, ma fino a qualche anno fa si fermavano – davanti ai monumenti e le chiese italiane  – solo il tempo necessario per fare una foto.

Le cose non venivano GUARDATE, venivano FOTOGRAFATE.

A me sembravano dei pazzi, incapaci di godersi con calma le bellezze del nostro paese, ma erano solo i precursori del web.

Adesso infatti le cose vengono FOTOGRAFATE con uno smartphone per essere POSTATE sul web.

In genere su Facebook, ma anche su Instagram.

Mi spiego meglio.

Oggi pomeriggio, ho portato Tommaso e un suo amico al Museo Leonardo da Vinci.

Ci andavamo anche quando era piccolo. Lo iscrivevo ai “laboratori”, dove gli facevano fare una tazzina di ceramica che io buttavo via (di nascosto da lui) appena arrivati a a casa, oppure affrescava un mattoncino, buttato via anche quello (sempre di nascosto) appena arrivavi a casa.

Mentre lui trafficava nei laboratori, io mi appisolavo su una sedia. In genere, le animatrici mi incitavano a partecipare: “Non vuole dare una mano al suo bambino?”.

Io scuotevo la testa per dire di no, ma in realtà stavo già dormendo con gli occhi aperti come i cavalli.

Oggi, invece, Tommaso e il suo amico, un po’ più grandicelli di quando passavo quei meravigliosi pomeriggi sonnacchiosi, non hanno voluto fare i laboratori, ma si sono avventati come SPARVIERI  su locomotive e arei per fotografare TUTTO  quello che gli capitava a tiro, e per condividerlo immediatamente su qualche social network.

Salivano e scendevano dalle cabine di guide delle locomotive con i cellulari in mano, con l’aria trionfante di uno Cherokee che abbia appena scalpato il nemico (e levi in aria lo scalpo).

Ma neanche io mi sono comportata meglio.

Ho trovato una ghironda e l’ho postata su Facebook, e poi ho chattato – pubblicamente – con l’amico – ciao Marcello! – a cui volevo far vedere la ghironda.

Mi sono quindi buttata a fare una serie di foto a Tommaso per mandarle via email a mio fratello, perché le facesse vedere a mia madre (che ha il Galaxy).

Tranqui.

Arrivo subito alle conclusioni senza fare le solite premesse.

La domanda – very deep – è la seguente: il REALE esiste solo se può diventare VIRTUALE?

E potrebbe esistere qualcosa che non sia anche VIRTUALE?

Insomma, se facessimo scomparire da Internet tutte le notizie/info storiche sul Re Sole, egli esisterebbe ancora?

Per me forse sì, ma per Tommaso di sicuro no.

Ma qua stiamo entrando nel filosofico.

La famosa filosofia del caz…

Mi fermo qui, prima che ritorni sulla storia di Mister Longest.

Anche se la Signora P. mi ha consigliato un secondo beauty contest: quello per eleggere Mister Grossest.

Anche se sospetto che li vincerebbe tutti e due il solito marito della solita Signora P.

Meglio che vada a dormire…

One thought on “Tommaso come i giapponesi

  1. Nicola Losito ha detto:

    In tempi di Facebook, twitter, eccetera, la realtà coincide col virtuale. Non ci si incontra più dal vivo per chiacchierare, ma si chatta… o si scrive un post…
    Che vuoi farci?
    Bisogna adattarsi.
    Nicola

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