Montagne di roba da buttare. Ma dove?

Ho passato la giornata a mettere a posto la casa.

Mettere a posto oggi significa solamente una cosa: buttare via.

La mia casa si riempie di roba inutile in meno di una settimana.

Se non butto via nulla per una settimana, vengo sommersa da:

  1. quotidiani e riviste,
  2. avvisi della scuola di Tommaso (che vanno letti, firmati, riportati a scuola, e poi ritornano a casa),
  3. bottigliette di plastica delle bibite che mio figlio beve di nascosto e si dimentica nella cartella,
  4. volantini che mi danno per strada,
  5. montagne di posta inutile che arriva nella cassetta delle lettere,
  6. elettrodomestici che si  sono rotti,
  7. pattume generico prodotto quando cucini,
  8. eccetera, eccetera.

Ma dove butti tutta questa roba?

Come la differenzi per beccare il sacchetto giusto?

Plastica, carta, umido sono facili da individuare.

Ma ci sono oggetti che dovrebbero finire in una ricicleria (i vecchi elettrodomestici).

E ci sono altre cose che non ho mai capito dove vanno messe.

E io ho paura. Paura di sbagliare.

A Milano ci sono gli ispettori del Comune che vanno a rovistare con dei guantoni dentro i rifiuti condominiali: un paio di miei amici li hanno visti per davvero.

Se hai fatto un errore, e hai lasciato una traccia, ti arrivano multe anche da duecento euro.

Per esempio, lo sapevate che gli scontrini non vanno messi nel bidone della carta, perché  sono fatti di una carta speciale, che FORSE va nell’indifferenziata?

Ma sono tante le domande che mi pongo quando devo buttare via oggetti non chiaramente identificabili.

Mi sono persino scaricata una App del comune di Milano che funziona così: tu digiti il nome della cosa che devi buttare, e la App di dice dove la devi buttare.

Ma ci sono oggetti che non compaiono nella App (ho persino paura a dire quali sono).

Allora, quando li butto nell’indifferenziata, sto molto attenta a non infilare nel sacchetto qualcosa che potrebbe portare alla mia identificazione.

E poi, bisogna pulire i contenitori di plastica prima di buttarli.

Sono arrivata a mettere in lavapiatti tutti barattolini di Yogurt, che vengono infilati nel sacchetto della plastica freschi di bucato.

Le lattine della pappa dei gatti le lucido invece col Sidol, dopo averle lavate: vengono benissimo, brillano come i pomelli di ottone del nostro condominio.

Il senso civico può rovinarti la vita, lo so.

Anche perché ieri, Bindo, il mio amico che sa TUTTO, mi ha spiegato che esiste una nuova generazione di macchine che riescono a identificare il TIPO di rifiuto che hai buttato nel sacco dell’INDIFFERENZIATO.

Forse noi siamo i martiri della PRIMA fase della raccolta differenziata.

Forse.

O forse ci costringeranno a compraci delle macchine per il compostaggio da mettere sul terrazzo.

Dedicherò tutto il mio tempo libero a compostare l’UMIDO.

Dio non voglia che succeda veramente così.

7 thoughts on “Montagne di roba da buttare. Ma dove?

  1. Nicola Losito ha detto:

    Come ti capisco…
    Nicola

  2. paola ha detto:

    Maddai . Una smanettona di internet , con tutto il mare da esplorare per avere risposte razionali, mi fa un post degno della peggior desperate housewife ansiogena che lava le immondizie e va in confusione per dei “si dice”….

    • Viola Veloce ha detto:

      La multa l’ho presa anch’io, perché qualcuno buttò qualcosa che gli avevo regalato nel cestino sbagliato. E gli ispettori con i guantoni di plastica sono stati vista dalla mamma di una mia amica, che stava per chiamare la Polizia.
      La Padania è una regione della Germania del Sud.
      Dove la vita è dura, durissima, senza neanche le birrerie bavaresi.

  3. Anna ha detto:

    Non ti puoi immaginare cosa succede in Belgio…
    Anni fa – circa 10- vado a trovare un amica che lavorava niente ”popò” di meno che per la Commissione Europea, in un mega laboratorio di ricerca ultramoderno…
    Quei posti che ti mettono in soggezione solo a nominarli
    Aveva affittato una bellissima villa da 200mq, da sola!!
    Aveva tutto, mancava solo la piscina (considerato che d’estate ci sono al massimo 15 gradi non mi sorprende)
    Bene, in questo paradiso della scienza e del benessere, il pattume era un incubo senza fine
    Raccoglievano l’immondizia ad personam. Gli operatori ecologici –che definirei ispettori- controllavano attraverso i sacchetti, rigorosamente tutti trasparenti, la conformità del conferimento.
    Pesavano ogni singolo sacchetto diviso per “argomento” e pagavi di conseguenza sia la tassa che l’eventuale multa
    Alla luce di questa modalità di raccolta la mia pragmatica amica fece una scelta: teneva per mesi… ripeto MESI(!!!) TUTTA l’immondizia in maniera completamente indifferenziata in sacchi enormi, chiusi in garage.
    Una discarica in casa!!!
    Dalla porta di servizio, dalla quale si accedeva al garage, usciva un olezzo insopportabile che invadeva la casa.
    Nelle giornate particolarmente umide eravamo costrette a riempire la casa di quei profumi “sintetici” che si usano nei bagni pubblici. Un incubo senza fine!
    Il massimo dell’angoscia però l’ho provata quando, in piena notte, ho dovuto guidare la sua macchina per aiutarla a trasportare alcuni sacchi dal contenuto orami macerato da mesi di attesa.
    Li abbandonavamo, come “ladre al contrario”, fuori dai cassonetti delle immondizie indifferenziate delle case popolari; questo ovviamente per far ricadere la gravissima colpa sugli abitanti di quelle case che, ipocritamente tutti (nordeuropei compresi) riconoscono (e ghettizzano) come “strutturalmente e irrimediabilmente” irrispettosi delle regole minime di convivenza civile….
    Vi assicuro che in questo racconto non c’è nulla di fantasia!!
    E’ successo davvero.. ancora adesso provo angoscia quando ho più di due sacchetti di pattume indifferenziato da buttare nelle immondizie…. E non dico altro…..

  4. Viola Veloce ha detto:

    Cara Anna, si potrebbe chiamarlo barbonismo di ritorno.
    Potresti segnalare questo episodio a un giornalista, sono sicura che ne verrebbe fuori un magnifico articolo.
    Anche un amico fa qualcosa del genere, ma buttando via spesso i sacchi di indifferenziato. Però, siccome è un ingegnere, controlla in modo maniacale che non sia rimasto uno scontrino o qualcosa che possa portare alla sua identificazione.

    E’ come la storia del mezzo pollo a testa.
    Qualcuno ne mangia uno, qualcuno non mangia del tutto.
    In Italia, qualcuno ricicla TUTTO, col terrore di fare uno sbaglio, mentre qualcuno manda treni di immondizia in Germania.

    Voglio il mio MEZZO pollo.
    Non voglio più prendere multe.
    Non voglio avere paura di buttare un acino d’uva nell’indifferenziata.

  5. Lucida ha detto:

    Brava! Hai riassunto perfettamente la mia situazione. Per colpa di Virusb, il mio fidanzato, sono diventata una Talebana della differenziata, afflitta dai sensi di colpa. A Cagliari però…

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