Archivio mensile:ottobre 2013

Montagne di roba da buttare. Ma dove?

Ho passato la giornata a mettere a posto la casa.

Mettere a posto oggi significa solamente una cosa: buttare via.

La mia casa si riempie di roba inutile in meno di una settimana.

Se non butto via nulla per una settimana, vengo sommersa da:

  1. quotidiani e riviste,
  2. avvisi della scuola di Tommaso (che vanno letti, firmati, riportati a scuola, e poi ritornano a casa),
  3. bottigliette di plastica delle bibite che mio figlio beve di nascosto e si dimentica nella cartella,
  4. volantini che mi danno per strada,
  5. montagne di posta inutile che arriva nella cassetta delle lettere,
  6. elettrodomestici che si  sono rotti,
  7. pattume generico prodotto quando cucini,
  8. eccetera, eccetera.

Ma dove butti tutta questa roba?

Come la differenzi per beccare il sacchetto giusto?

Plastica, carta, umido sono facili da individuare.

Ma ci sono oggetti che dovrebbero finire in una ricicleria (i vecchi elettrodomestici).

E ci sono altre cose che non ho mai capito dove vanno messe.

E io ho paura. Paura di sbagliare.

A Milano ci sono gli ispettori del Comune che vanno a rovistare con dei guantoni dentro i rifiuti condominiali: un paio di miei amici li hanno visti per davvero.

Se hai fatto un errore, e hai lasciato una traccia, ti arrivano multe anche da duecento euro.

Per esempio, lo sapevate che gli scontrini non vanno messi nel bidone della carta, perché  sono fatti di una carta speciale, che FORSE va nell’indifferenziata?

Ma sono tante le domande che mi pongo quando devo buttare via oggetti non chiaramente identificabili.

Mi sono persino scaricata una App del comune di Milano che funziona così: tu digiti il nome della cosa che devi buttare, e la App di dice dove la devi buttare.

Ma ci sono oggetti che non compaiono nella App (ho persino paura a dire quali sono).

Allora, quando li butto nell’indifferenziata, sto molto attenta a non infilare nel sacchetto qualcosa che potrebbe portare alla mia identificazione.

E poi, bisogna pulire i contenitori di plastica prima di buttarli.

Sono arrivata a mettere in lavapiatti tutti barattolini di Yogurt, che vengono infilati nel sacchetto della plastica freschi di bucato.

Le lattine della pappa dei gatti le lucido invece col Sidol, dopo averle lavate: vengono benissimo, brillano come i pomelli di ottone del nostro condominio.

Il senso civico può rovinarti la vita, lo so.

Anche perché ieri, Bindo, il mio amico che sa TUTTO, mi ha spiegato che esiste una nuova generazione di macchine che riescono a identificare il TIPO di rifiuto che hai buttato nel sacco dell’INDIFFERENZIATO.

Forse noi siamo i martiri della PRIMA fase della raccolta differenziata.

Forse.

O forse ci costringeranno a compraci delle macchine per il compostaggio da mettere sul terrazzo.

Dedicherò tutto il mio tempo libero a compostare l’UMIDO.

Dio non voglia che succeda veramente così.

A ripetizione di Torrent

Ho deciso di mandare Tommaso a ripetizione di matematica. Tommaso è discalculico e ritenevo che avesse bisogno di un po’ di sostegno “personalizzato”.

Il giovane ingegnere che l’ha preso in cura non è riuscito a resistere per più di un paio di lezioni, e poi ha scaricato da Torrent una serie di programmi da installare sul suo PC.

Gli ha quindi spiegato che su Torrent ci sono dei meravigliosi giochi elettronici, e da allora Tommaso tiene acceso il PC tutta la notte per scaricare quello che gli avevo negato negli ultimi anni.

Viviamo con il Wi-fi sempre acceso, perché il giovin pulzello ha finalmente trovato il paese dei balocchi (elettronici).

Anche i miei tentativi di distoglierlo dal PC infilandolo d’ufficio in una squadra di rugby, si sono arenati su una mano slogata mentre giocava a pallavolo a scuola.

E’ la seconda volta che si fa male a scuola mentre gioca in cortile, e ieri sera siamo finiti per la seconda volta (in sei mesi) al Pronto Soccorso del Gaetano Pini.

La prima volta avevamo assistito allibiti – tutti e due – alla scena di un padre che sgridava il figlio dodicenne con gli occhiali e la faccia da secchione, che si teneva un braccio in mano e piagnucolava dal dolore.

Il padre gli dava del cretino con una veemenza quasi divertente: “Solo un idiota si può mettere in porta con gli occhiali! Sei un cretino! Adesso basta, non ne posso più! Sei un idiota…”.

Avevo trovato la scena un po’ disgustosa – in fondo il bambino si era fatto male – ma ieri sera la stessa scena l’ho fatta io.

Abbiamo aspettato quattro ore e per quattro ore gli ho dato del cretino.

Non avevo voglia di trovarmelo un’altra volta ingessato, perché è il più imbranato del gruppo e e non ha ancora capito che quando si gioca a palla bisogna GUARDARE  quello che succede, ed essere un po’ più reattivi.

Tommaso ha cercato un paio di volte di difendersi: “Ma che colpa ne ho io?”, e poi è tornato sul suo argomento preferito.

Mi ha chiesto: “Mi dai una paghetta di cinque euro alla settimana?'”.

Gli ho risposto: “Te la do solo se non ti ingessano”.

Ma l’hanno ingessato, e la paghetta è stata rimandata a data da destinarsi.

E adesso Tommaso è nell’altra camera, con la mano ingessata che smanetta su Torrent.

Sul quale l’ho mandato a ripetizione.

Dove sbaglio?

Mi sembrava che quella delle ripetizioni fosse una buona idea…

Vintage post: la mattina dell’impiegata

Quando ho cominciato a bloggare non mi leggeva nessuno.
Adesso mi leggono in pochi.
E oggi ho fatto i lavori pesanti (lavatrici, eccetera).
E non ho voglia di scrivere.
Propongo un Vintage Post: vecchi post che non ha letto NESSUNO.
Se a qualcuno va di leggerlo….
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Ecco la mia vita. Così cominciano TUTTE  le mie giornate…

 6:45
Sveglia. Buio, molto buio. Riscaldamento autonomo spento per risparmiare. Diciotto gradi al massimo.
Radiosveglia impostata su Radio Maria. Così DEVO alzarmi per spegnerla.Il concetto di “poltrire a letto ascoltando Radio Maria” non è ancora   stato inventato.

 6:48
Colpo di reni! Fuori dal letto e sotto la doccia! Qui la storia comincia a migliorare. Bello stare al caldo: mi insapono tutta per benino, testa sotto l’acqua calda,  poi capisco che sto facendo tardi….

7:00
Secondo colpo di reni! DEVO uscire dalla doccia se voglio svegliare mio figlio. Mi infilo l’accappatoio e cerco il fon nel casino dell’armadietto del bagno.

7:15
Vestita e asciugata, accendo il riscaldamento e entro nella stanza dello studente di prima media che ronfa puzzolente sotto il piumone. Non si lava da almeno cinque giorni e l’ultima moda è dormire con le calze. Puzzolentissime anche loro.
Prima ci provo gentile: “Tommaso, sono le sette e un quarto…”. Lui fa finta di niente, anzi si copre la testa col piumone, come per dire: “Non vedi che sto dormendo: cosa vuoi da me?”.
Ci riprovo gentilmente per l’ultima volta: “Sono le sette e un quarto, su, alzati…”. Lui allora mi tira un calcio – secco, netto, bruto – col piede calzato nel pedalino fetido. Gli strappo il piumone di dosso, urlando: “Vieni fuori da lì, esci, sei un verme, sei un verme!”.

7:16
Inizia la rissa. Lui, il pre-adoloscente, cerca di riprendersi il piumone, e io scappo fuori dalla stanza, tenendo in mano il piumone. Non voglio che ci sentano urlare i vicini del piano di sotto, che si sono lamentati, perché  hanno un bambino piccolo che dorme nella camera sotto quella di Tommaso e si sveglia tutte le volte che litighiamo. Il pre-adolescente esce allora dalla camera da letto, inseguendo il piumone. Lo lancio sul divano – il piumone – mentre il pre-adoloscente grugnente-puzzolente ci si infila sotto.

7:18
Tiro fuori il latte dal frigo, lo verso in un piatto assieme al Nesqueek e ai cornflakes, poi, con un colpo secco, gli strappo via il piumone. Ricomincio a urlare: “Mangia, adesso, mangia! È tardi, farai tardi!”.
Tengo il piumone in mano, come la cappa di un torero, per spingerlo verso il tavolo, proprio di fronte al divano. Tommaso allora si siede e, come premio, gli rimetto il piumone sulle spalle.
Il pre-adoloscente comincia a mangiare facendo il rumore di un branco di maiali al trogolo. Mastica a bocca aperta e succhia il latte dal cucchiaio. Lo fa apposta a mangiare così, perché sa che non lo sopporto.
A questo punto mi ributto in camera sua: raccolgo libri, quaderni, penne, matite sparse e infilo tutto dentro la cartella. Poi comincia la caccia al tesoro dei pezzi del computer persi in giro per la casa. Tommaso è dislessico e deve portarsi a scuola il computer, di cui semina caricatore, mouse, pile per il mouse, eccetera, in tutta la casa.
Raccolgo i vestiti sporchi e li porto nella cesta del bagno, poi torno in camera a prendere quelli puliti e glieli porto in sala.

 7:30
Il verme è di nuovo sotto il piumone, sul divano della sala. Ricomincia il corpo a corpo per riuscire a portaglielo via. Ci riesco: ho afferrato il piumone e gli ho messo in mano i vestiti. Seguono dieci minuti di grida miste, inframmezzate da: ”Vestiti!” e “Lavati i denti”. Il bambino del piano di sotto si sveglia del tutto, nel caso in cui non l’avesse ancora fatto.

 7:45
Siamo davanti alla porta di casa. Lui sostiene che IO abbia dimenticato di mettere qualcosa nella sua maledetta cartella. Non vuole uscire, resiste: “Hai messo il diario il cartella? Hai firmato l’avviso? E il mouse, hai trovato il mouse?”.
Urlo: ”Fuori, vai fuori di qui!”.
Tommaso esce. Chiudo la porta. Lo sento scendere le scale con la cartella che rimbalza su ogni singolo gradino. È un inutile dispetto da pre-adolescente,  lo so, ma così sveglia fino all’ultimo condomino. Amen. Non lo posso ammazzare.

 7:46
Faccio finalmente colazione io. Alle nove devo essere in ufficio. Ho trenta minuti per spararmi fuori di casa, e altri quarantacinque per arrivare a destinazione. Tracanno il Nescafé con l’acqua scaldata nel forno a microonde….

To be continued…

L’infinito a portata di internet

Prima che nascesse la Rete, quando pensavo all’infinito, pensavo ai vuoti e bui spazi siderali.

Associavo l’idea dell’infinito a quella del vuoto.

Adesso, invece, quando penso all’infinito, penso a internet.

Penso ai milioni di pagine web che sono lì per essere lette, che mi chiamano, che invocano la mia attenzione, mentre io arranco dietro alle poche cose che riesco a leggere o fare sul web.

Se insegui un post che ti è piaciuto, puoi arrivare lontanissimo e scoprire terre inesplorate (ma solo per te, bada bene), dove qualcuno vive e racconta cose interessantissime.

Allora vuoi sapere tutto di LUI o di LEI, e cominci a girargli attorno per vedere quali sono i suoi amici, i libri che ha letto, la musica che ascolta.

Pensi: mi piacerebbe conoscere questa persona così interessante. Voglio leggere tutto quello che scrive o scriverà in futuro. Voglio vedere tutti i video o i film che ha fatto, se è un regista, oppure le fotografie, se è un fotografo, o non so cos’altro, se è qualcos’altro.

Basta solo avere un po’ di tempo, e riuscirò a vedere, leggere, scoprire tutto quello che mi interessa delle persone che mi piacciono…

Credo che il mio senso di spaesamento e PAURA di fronte a internet nasca proprio dalla certezza che internet sia oggi una delle proxy più spaventose dell’infinito.

Chi mai vorrebbe nuotare in mezzo all’Oceano Atlantico, tra le onde alte dieci metri, a migliaia di chilometri dalla riva più vicina?

Non è più riposante farsi il bagno sempre nella stessa caletta, dove vai da quindici anni,  insieme agli stessi quindici amici?

La vertigine che mi dà internet assomiglia al senso di spaesamento che proverei a percorrere strade sconosciute che corrono fino alla linea dell’orizzonte, senza intravederne la fine.

Sai solo che la strada continua, ma non sai dove porta, né quanto è lunga.

Il paesaggio intorno è bellissimo, ma ti fanno già male i piedi.

Sei molto stanco, ma vorresti continuare a camminare. Non riesci a fermarti, anche se capisci che non ce la fai più.

In questo ridicolo post finto-poetico, mi accorgo di aver descritto la sindrome di dipendenza della quale soffro ormai da molto tempo.

Il tempo che passo sul web non è mai abbastanza.

Vorrei smettere di dormire e di mangiare per continuare a camminare su quella strada e scoprire dove mi porta.

Ma adesso vado a letto, prima di svenire sulla tastiera.