Il diluvio in Sardegna era previsto: parola della Protezione civile!

Anche un bambino sa che quando arriva un ciclone bisogna chiudersi in casa, e magari nascondersi in una botola sotto il pavimento come nel Mago di Oz.

Se poi arriva un tifone, accompagnato dalle piogge, allora bisogna stare chiusi in casa e magari salire al secondo piano.

E le autorità hanno il dovere di avvisare i cittadini che sta per arrivare un ciclone o un tifone, e devono chiudere le scuole e gli uffici e invitare TUTTI a stare chiusi in casa.

Nei paesi civili si fa così: quando c’è un tifone in arrivo, vengono chiuse scuole, uffici e negozi, e i cittadini vengono invitati a chiudersi in casa.

Chi esce, lo fa a suo rischio pericolo, ma si può almeno dire che era stato avvisato.

Che cosa succede invece quando in Italia c’è una tempesta in arrivo?

Niente, non si fa niente.

Forse parte qualche giro di email tra i meteorologi e la Protezione civile, che però non hanno nessuna conseguenza.

Se non quella di poter dire: “Io l’avevo detto!“.

Il nostro utilissimo ministro dell’ambiente, Franco Orlandi, ha infatti dichiarato che: “In base alla classificazione dei livelli di criticità, le previsioni del maltempo erano ritenute dagli esperti, di massimo rischio, comprendenti l’esondazione dei corsi d’acqua e fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento, associati a inondazioni”.

E poi ha aggiunto che: “I possibili effetti associati a tale evento prevedono possibili perdite di vite umane e danni alle persone, oltre che allagamenti e danni a locali interrati”.

L’allarme era stato quindi lanciato – MA A CHI? –  e l’utilissimo capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, se l’è presa con quelli che fanno “affermazioni che lasciano il tempo che trovano” – ha detto proprio così – ma anche con i “biscazzieri del web“, che l’accusano di aver fatto poco o nulla, se non presentarsi con la solita tuta da ginnastica coi distintivi che pare adatta in caso di alluvioni.

Gabrielli conclude quindi dicendo che: “Se qualcuno per avere qualche clic in più va farneticando, come ho visto in queste ore, poi se ne assumerà la responsabilità nelle sedi competenti, e su questo non intendo fare sconti a nessuno, tanto meno ai biscazzieri del web”.

Se quindi l’alluvione in Sardegna provoca 16 morti, la colpa è di Twitter.

Di una tale e profonda verità, rendiamo grazie al capo della Protezione Civile italiana, alla quale chiederei di stare almeno ZITTO quando succedono tragedie come questa.

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