I nostri figli pantofolai

Oggi l’amico del cuore di Tommaso è riuscito a convincere suo padre a portarli tutti e due all’Ikea.

La scusa era banale ma efficace: volevano vedere le decorazioni natalizie dell’Ikea, che a Natale diventa “bellissima”.

Il padre, masochista, ci è cascato, e alle dieci sono partiti alla volta di Carugate.

Alle dodici e mezza erano già tornati con il bottino dentro un paio di sacchetti.

In realtà, il piano diabolico consisteva nell’usare le decorazioni natalizie come scusa per farsi portare all’Ikea e comprare una specie di plaid nero, tipo sacco a pelo, dove ci si infila completamente, dotato di una specie di cappuccio.

Tommaso è tornato a casa, si è rapidamente svestito, si è messo il pigiama, e si è infilato nel sacco nero con il cellulare in mano.

Poi ha infilato dentro anche la testa, ha chiuso il sacco completamente, e si è lanciato a smanettare sul cellulare.

Sgombro il campo da qualsiasi dubbio: mio figlio non è un  hikikomori, come non è lo è il suo diabolico complice.

Ma tutti e due fanno parte di questa generazioni di pre-adolescenti pantofolai che desiderano solo una cosa: stare chiusi in casa e socializzare su internet, attraverso i giochi online che ormai sono diventati social anche loro.

Tommaso passerebbe infatti  tutto il suo tempo perso in non so quale galassia internettiana, in cui si trasforma in un’astronave che chatta e parla su skype con le altre astronavi-preadolescenti-pantofolai.

E così, quando oggi l’ho visto mettersi in pigiama  all’una di sabato pomeriggio per nascondersi nel sacco nero, mi sono naturalmente messa a strillare come un’aquila e  Tommaso, dopo cinque minuti, si è rivestito.

Non voglio fare il tema sulle mie vacanze, ma proseguo solo per dire che dopo il pranzo con la famiglia dell’altro sciagurato, ho portato (di forza) i due ragazzotti alla Fiera di Senigallia, dove abbiamo velocemente ammirato svariate collezioni di cilum vendute da fricchettoni archeologici, e poi siamo tornati a casa.

Tommaso si è infilato subito nel sacco e adesso vi giace arrotolato dentro – sul divano – con suo sommo piacere.

Ma perché ho generato un figlio in pigiama?

Forse perché sono anch’io una milanese imbruttita, come quelli descritti sulla pagina di Facebook?

Tommaso frequenta da sempre  scuole a tempo pieno, dalle quali esce per essere infilato in qualche palestra o corso extrascolatico al quale l’ho costretto in tutti questi anni, per poi essere condotto a casa dove lo aspettano i compiti da fare/finire.

I nostri figli sono cresciuti con l’agenda “piena” come la nostra – espressione da milanese imbruttito – e sognano di chiudersi in un sacco nero.

Dove il tempo si ferma.

E dove non devono studiare, fare i compiti o allenarsi per chissà quale diavolo di sport.

In realtà non so neanch’io perché sia andata a finire così.

I fattori sono tanti, tra cui quello che gli americani chiamano overparenting.

Stiamo addosso a questi ragazzi e gli riempiamo così tanto la vita, fino a quando loro diventano PASSIVI e SVACCATI, in  reazione alle nostre pressioni/aspirazioni.

Una volta invece c’era la noia.
Non c’era niente da fare.
I pomeriggi degli studenti erano tutti uguali.

Mi ricordo che noi andavamo a casa di una compagna che aveva un solo disco di Neil Young.

Ascoltavamo solo quello. Anche dieci volte in un pomeriggio.

Anche per cinquanta pomeriggi di seguito.

Però eravamo meno svaccati di loro.

Oppure sono io che sono invecchiata e non riesco più a capire mio figlio.

Come fecero mia madre e mio padre con me….

2 thoughts on “I nostri figli pantofolai

  1. Maurizio Sordini ha detto:

    Un perverso meccanismo ci trasforma da figli a genitori senza libretto di istruzioni. Questo rimette in circolo i ricordi di come eravamo figli in contrasto con i nostri genitori che consideravamo troppo vecchi (anche se i miei avevano vent’anni più di me mentre tra me e mia figlia ci sono trentotto anni). I miei non si preoccupavano se mi annoiavo o ero troppo impegnato, all’età di mia figlia, ventuno anni, leggevo, ascoltavo musica rock, facevo modellismo e avevo tanti amici con cui uscire. Abitiamo in un piccolo paesino e se ci sono sempre state difficoltà di spostarsi non le sono mancate occasioni per socializzare di persona con gli amici, fare sport (nuoto pinnato agonistico), oppure giocare con i nostri cani e gatti. Se fossimo stati abitanti cittadini forse le cose sarebbero state diverse, forse mi sarei trovato anch’io a cercare di impegnarla per non farla annoiare o peggio non trasformarla in una pantofolaia impegnata con i Pokemon. Ogni generazione ha i suoi problemi e molti li creiamo noi genitori…..con una generazione di differenza…..pensa che nel mio caso sono due!

  2. Viola Veloce ha detto:

    Genitori senza libretto di istruzioni. Bella la tua frase. Sì, è così. Un giorno ti trovi a fare i conti con qualcuno di cui ti devi occupare, mentre tu pensi ancora di avere vent’anni. Poi, quando il pupo cresce, ti sembra strano. E un giorno capisci finalmente che sei invecchiato anche tu. Il tutto, sempre con vent’anni di ritardo sull’età reale.
    Anche questo non era previsto.

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