Le primarie all’americana

Non ho la televisione. Anzi, non ce l’ho più.

Un giorno Tommaso non la voleva spegnere e ho spaccato lo schermo a colpi di spazzola (per i capelli).

Devo dire che non mi manca né rimpiango i Ballarò con Casini, visto che questa era l’offerta ALTA della televisione di stato (non parliamo di quella bassa…).

Ma pochi minuti fa ho visto sul Corriere Online che nell’arena di X Factor si stanno sfidando i tre telegenici candidati delle Primarie del PD.

Saranno passati trent’anni da quando Armando Cossutta andava a ritirare i rubli all’ambasciata russa: il passo alle “sfide all’americana” è stato relativamente breve.

Berlinguer, morto comiziando sotto le bandiere rosse, adesso non diventerebbe neanche segretario di sezione.

Perché non era carino come Civati, né aveva le giacche fatte su misura  come Renzi e Cuperlo ed era dotato di un orribile accento sardo.

Adesso ti puoi candidare solo se sei bellino. Bersani è uscito dalla scena in meno di sei mesi, con la sua pelata e l’azzento piazentino.

Propongo allora ai candidati del PD di non fermarsi al confronto all’americana, ma di sfidarsi allegramente anche su qualcos’altro.

Qualche bella gara, vestiti da samurai col caschetto per non farsi male, come quelle che piacciono ai giapponesi.

Vince chi si salva dalla pala che ti butta nel laghetto infangato.

Ma anche una sfida modello Masterchief, gare di barzellette, corse nei sacchi – piacciono a quelli di una certa età, che le facevano all’oratorio – e per finire una gara di lap dance con spogliarello finale.

Credo che solo allora l’elettore potrà avere tutti gli elementi per esprimere sinceramente il proprio voto nel segreto dell’urna delle primarie del PD, di cui vengono cambiate le regole tutti gli anni, anche due volte alla settimana, fino a rendere assolutamente inintelligibile – per l’uomo comune – qualsiasi regolamento.

Ma l’autogol è la specialità della sinistra italiana, che ha saputo – scientificamente – suicidarsi da quando è apparsa sulla terra.

E così sia: assisteremo al milionesimo suicidio.

A meno che non vinca Renzi, che però non è di sinistra (tecnicamente parlando, nasce democristiano…).

3 thoughts on “Le primarie all’americana

  1. Francesca ha detto:

    …parlando di suicidi, mi piacerebbe che questi signori si preoccupassero maggiormente di quelli che si susseguono da tempo fra i piccoli imprenditori. Mentre i politicanti di sinistra, come giustamente noti, tengono questo comportamento che nemmeno al ballo delle debuttanti (con tutto il rispetto per le debuttanti). Si affrontano in punta di battute vuote e sagaci, loro, che ci hanno venduto a suo tempo per questo fantastico baraccone di cui non faccio il nome. E non parlo dell’Italia. Credo che vendersi (e vendere il paese) in tempi non sospetti sia stato già un bel suicidio. Il teatrino delle primarie… ormai non si vergognano di niente e vivono di un passato sepolto.

    • Viola Veloce ha detto:

      Mi sa che tra un po’ resteranno solo le scialuppe della prima classe, sulle quali né io né te riusciremmo a salire. Non è questa gauchette posh che ci salverà dall’inabissamento.
      A me, poi, le giacchette col pantalone a sigaretta mi fanno pure cacare. Quindi non do un bel voto manco al sarto. Anche se quello di Renzi è meglio di quello di Berlusconi.

      • Francesca ha detto:

        Ah ma vogliamo mettere la pietistica tenerezza nei confronti della terza classe? Peccato, ci andrebbe male anche lì, perché mi pare di avere capito che noi saremmo di una risicata seconda classe e nella letteratura sull’argomento sono quelli di cui non si interessa notoriamente nessuno. Nemmeno un filo di attenzione mediatica sul nostro caso. Saremo bellamente ignorati. Guarda, poi sento di gente che va alle primarie e tutti mi dicono la stessa cosa. Voterò il meno peggio. Ecco, a questo punto preferirei votare davvero la sartoria dei candidati, tanto sulle cravatte si sono espressi praticamente tutti…

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