Guerilla marketing: il marketing dei poveri

Sto cercando di mettere in piedi una di quelle cose che i pubblicitari chiamano guerilla marketing, ovvero un marketing creativo che non abbia come messaggio centrale: “Compra il mio prodotto perché molto figo o ti farà sentire più figo!”, ma parli di qualcos’altro abbastanza divertente – si spera – per poi svelare che l’autore dello scherzo – online, nel mio caso – è uno che vuole venderti qualcosa.

Ma non voglio filosofeggiare sul marketing, di cui non so un beato belino, ma sul fatto che anche l’autore autopubblicato “povero” – il mio caso – può solo fare un tentativo di autopromozione creativo di quello messo in piedi dai marchettari tradizionali, che si fermano alla confezione di critiche positive sul prodotto in questione, e grosse spese per acquistare spazi pubblicitari (che costano un botto).

L’autore autopubblicato è povero e deve lavorare con la fantasia.

Io ci sto provando, ma non so se ce la farò.

Il punto è che per riuscire a far partire il passaparola – il fenomeno che tutti i marchettari vorrebbero scatenare con le loro idee di marketing – devi riuscire a toccare qualche corda profonda – mi si perdoni la banalità dell’espressione – di cui nessuno era coscientemente consapevole.

La viralità si scatena quando qualcuno riesce a DIRE il NON DETTO, e tutti si ritrovano in quello che viene finalmente dichiarato da qualcuno.

Da milanese qual sono, mi sono infatti ritrovata nel Milanese Imbruttito – di cui ho già parlato – che sta scoppiando su Facebook, e che mi ha fatto capire quanto imbruttita sono anch’io. 

Grazie alle battute di tre ragazzi poco più che ventenni, ho scoperto che effettivamente faccio tutto di corsa e mi incazzo se la cassa automatica del supermercato si blocca, o se qualcuno si ferma nella corsia di scorrimento delle scale mobili della metropolitana.

Insomma, la viralità è resa possibile dal fatto che MOLTI si riconoscono in qualcosa.

Che può essere anche descritto in modo grossolano, non deve essere l’opera di un fine cesellatore.

Sarò anch’io un po’ grossolana – nel mio futuro scherzo – e non dirò mai che è stata opera mia, se viene male.

Faccio solo un’anticipazione.

C’è di mezzo uno spogliarellista.

Ho detto UNO, non UNA.

2 thoughts on “Guerilla marketing: il marketing dei poveri

  1. Nicola Losito ha detto:

    Aspetto anch’io, ma ti prego non mettere foto di uomini nudi… 😀
    Nicola

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