La distribuzione statistica dei serial killer

Non credo che su Facebook o sui siti di appuntamenti online sia presente una rappresentanza più numerosa di serial killer di quanti non se ne possa incontrare nella vita normale, prendendo il tram per andare in ufficio o andando a fare la spesa al supermercato.

Ormai il web è una copia quasi fedele della realtà e quindi le probabilità di dragare un serial killer sul web sono sostanzialmente le stesse di quelle di dragarlo all’Esselunga di Via Papianiano il venerdì sera, verso le otto, orario nel quale si favoleggia vadano a farvi la spesa i single più cool di Milano.

E’ per questo che quando dieci anni fa – DIECI! – ho cominciato a scrivere un romanzo rosa ambientato sui siti di appuntamenti online (Meetic non esisteva ancora) non ho mai pensato di farlo finire con la protagonista sgozzata in una via buia di sera, mentre limonava in macchina col suo assassino.

Mi sono invece ispirata a una storia vera in cui la mia compagna di banco in ufficio incontrava sul web un mio compagno di scuola del liceo (non un compagno di banco, ma quasi) e si innamorava per davvero di lui.

Nella realtà,  la prima volta in cui i due partivano per un romantico week-end insieme, lei non mi telefonava per supplicarmi di chiamare il 113, perché lui le aveva piantato un coltello nella gola, ma mi chiamava per passarmi il telefono e farmi parlare con il MISTERIOSO LUI  beccato sul web, che poi non era altro che S. B., il compagno di scuola in questione.

Compagno di scuola e da allora compagno di vita della mia ormai ex-compagna d’ufficio, la quale sta ancora benissimo, dato che lui non ha mai pensato neanche per un momento di trucidarla mentre si accoppiavano nel bilocale dalle parti di Piazza F. dove oggi risiedono.

Insomma, già dieci anni fa, quando sui siti di dating non erano stati scritti saggi sociologici e incredibili quantità di romanzetti non sempre brillanti, spezzavo una lancia a favore – tanto per non essere lessicalmente banale – degli incontri sul web.

In realtà, la mia ex-collega non era la protagonista del libretto in questione, ma si comportava come una Virgilia internettiana per la protagonista vera e propria, che si prendeva una cotta virtuale per un altro signore (questo totalmente inventato) conosciuto anche lui sullo stesso sito di chat online.

Neanche la VERA protagonista veniva quindi uccisa a coltellate dallo sconosciuto incontrato su C6 (le prime chat online) dopo essere stata lungamente stalkata dallo sconosciuto in questione, ma si limitava a porsi seri problemi sul fatto di lasciare o meno il marito un po’ palloso – ma reale – che si trovava nel letto tutte le sere.

Bene, anche questo leggerissimo romanzetto che peraltro vaticinava il futuro – assumendo già allora il punto di vista corretto sul web, che non è il luogo di incontro dei serial killer ma delle persone normali – veniva BOCCIATO DA TUTTI GLI EDITORI DI ITALIA.

Scusatemi se sono un po’ in fissa con la storia delle bocciature, ma ormai vendo quasi un centinaio di copie al giorno delle mie ex-schifezze su Amazon, schifezze che evidentemente non facevano poi così schifo.

E siccome sono non sono una ragazza venale, ma solo un po’ rancorosa, le faccio pagare così poco che i lettori le comprano contenti senza paura di buttare via dieci euro in un ebook MARCHIATO.

I miei ebook – SMARCHIATI – costano poco, ma sono più che commestibili.

Attenzione, Mariti in salsa web è un ROSA.

Letto anche da qualche maschio (mariti di amiche, eccetera).

Non è un capolavoro, ma la la cremazione del cane di Vittoria – la madre della protagonista – mi fa ridere ancora quando la rileggo (io che l’ho scritta). 

4 thoughts on “La distribuzione statistica dei serial killer

  1. Francesca ha detto:

    A volte mi chiedo per quale motivo sembra che in questo paese sia tanto importante mettere paura – e poi distrarre. Oppure lo so, chissà che non sia una domanda retorica. Comunque mi fa piacere che tu sia una conferma del fatto che nella vita non bisogna arrendersi. Mai.

  2. Riccardo Pietrani ha detto:

    A giudicare da certe scelte le case editrici hanno azzeccato i loro investimenti quanto chi ha messo milioni in fondi pensione LEMANN BROTHERS nel 2008 😀

    • Viola Veloce ha detto:

      Sai che non ci avevo mai pensato? Titoli tossici, libri tossici.

    • Viola Veloce ha detto:

      Secondo me quello che guidava gli editori di una volta nella scelta di un libro era il LORO gusto. Oggi invece seguono le classifiche e tendono a pubblicare libri simili a quelli che sono andati bene. E poi devono avere nella testa un lettore medio sul quale basano tutte le loro scelte. E poi vivono nel terrore di fare errori che potrebbero costargli la testa. Nasce da qui la tonnellata di prodotti sostanzialmente medi che vengono immessi sul mercato.

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