Mi ripeto: la scuola italiana sta affondando

Ho un figlio, Tommaso, che va in seconda media.

Sta chiuso in casa da un mese e mezzo a preparare le verifiche di fine quadrimestre.

Studia su testi che sarebbero perfetti per un liceo, ma in certi casi persino per l’università.

C’è in particolare un’interrogazione che si trascina da più di un mese, perché l’insegnante ogni due settimane ne passa una casa in malattia.

Mi dispiace naturalmente per lei, ma mi dispiace anche per NOI DUE – io e Tommaso – che ristudiamo l’apparato scheletrico e quello tegumentoso (la pelle) da più di un mese.

Mio figlio è dislessico e ha poca memoria. Dopo due giorni che ha studiato il nome di ossa e ossicine del corpo umano, se le dimentica.

E quindi deve ricominciare da capo a studiare le ossa femorali.

Ma secondo me TUTTI i ragazzini ormai dimenticano TUTTO quello che studiano, sopratutto se gli argomenti non sono legati a qualche forma di concettualizzazione, ovvero non li costringano a ragionare, incidendo quindi strati corticali più profondi di quelli che vengono interessati quando si studia a memoria la struttura del bulbo pilifero o come diavolo si chiama.

I programmi delle scuole medie sono immensi e i libri di testo infinitamente lunghi e verbosi.

Gli argomenti del “programma” delle varie materie di susseguono a un ritmo velocissimo, e la mia impressione è che la memoria profonda di Tommaso non venga interessata dalle lunghe e penose nozioni mandate a memoria.

Se dovessi usare una metafora – o un’allegoria, non mi ricordo mai la differenza – direi che tutto quello che Tommaso studia scorre via veloce come l’acqua sulla pietra di un torrente. Non lascia nessun segno. La pietra non viene scalfita dall’acqua.

Ormai nessun insegnante rimane ferma sullo stesso argomento per più di una lezione o al massimo un paio.

E nella testa di Tommaso entrano solo poche nozioni – inutili – per volta.

Se Tommaso deve ricordarsi com’è strutturata la Divina Commedia, si dimentica l’Italia del Seicento, e se deve ricordarsi quali sono i settori produttivi, si dimenticherà del verbo essere in funzione ausiliare nei casi in cui forma un predicato verbale.

L’acqua scorre velocemente sulla pietra, per lasciare posto a nuove cascate di acqua, che scorrono via a loro volta.

Lasciando tutto uguale a prima.

 

2 thoughts on “Mi ripeto: la scuola italiana sta affondando

  1. paola ha detto:

    Stavamo appunto discutendo ieri di quanto sia impegnativo il programma delle elementari rispetto una volta. Credo che alle medie sia peggio. Sono giunta alla conclusione che i programmi scolastici sono ormai strutturati per il bambino tipo con le seguenti caratteristiche:
    1) deve essere sveglio, attento e maturo per la sua età
    2) non deve avere problemi famigliari
    3) deve fare una scuola non a tempo pieno che gli permetta di fare sport
    4) a casa deve poter contare su più di una figura adulta, di cultura medio alta, come aiuto per i compiti, in grado di completare ed ampliare i concetti passati velocemente in rassegna a scuola.
    Il bambino così “dotato” può imparare molto.
    Tutti gli altri avranno difficoltà, con conseguenti frustrazioni. Di questi, solo quelli “con carattere” possono avere ancora qualche speranza.

    La scuola vuole fare molto, troppo, ma non ha i soldi, la formazione degli insegnanti ed i mezzi per offrire una formazione personalizzata che metta in evidenza le potenzialità di ognuno. Si struttura solo per insegare ad un determinato “target”, quello più facile, e degli altri non gliene frega niente.

  2. Viola Veloce ha detto:

    Tutto vero quello che dici.
    Della classe di mio figlio, solo un ragazzino sembra in grado di seguire i programmi. Dice che da grande farà l’ingegnere. E corrisponde esattamente al profilo da te disegnato.
    Direi quindi che la scuola pubblica oggi – per lo meno al Nord – seleziona la futura classe dirigente, che farà il liceo classico e poi studi decenti.
    Tutti gli altri verranno avviati verso rami secondari di precariato e lavoro poco qualificato e mal retribuito.
    Nel lungo periodo, diventeremo un paese di pizzaioli per turisti.
    Nel lungo periodo, far fuori il 90% degli studenti ci porterà a perdere posizioni competitive.
    Anche la pizza sarà mediocre.
    Bisogna solo sperare che venezia non vada sott’acqua.

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