Antropologia del rutto e della scoreggia (secondo Emanuele Lai)

In tempi così tristi e bui, in cui l’unica cosa che sono riuscita a capire è che Renzi vuole andare al posto di Letta senza far cadere il governo, ho inavvertitamente dato l’avvio a un fondamentale dibattito sulla scoreggia, dotato di una pregnanza filosofica che mi colpisce molto positivamente, soprattutto se confrontato con il genere di roba che leggi in questi giorni sui quotidiani italiani.

Pubblico integralmente la lectio magistralis di Emanuele Lai, eminente antropologo sardo, forse l’erede diretto del nostro Ernesto de Martino, considerato fino ad ora l’autore dei più importanti testi mai scritti da un antropologo italiota.

Emanuele è andato oltre de Martino, e vi invito a seguirlo su Facebook, dove dispensa quotidiane pirle di saggezza.

Ecco la lezione di Emanuele sulle ragioni della passione esclusivamente maschile per rutti e scoregge.

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La cosa è complessa e le sue radici affondano nell’alba dei tempi.

Nel neolitico, durante le battute di caccia, il maschio alfa comunicava con il resto del clan mediante le scoregge.

Appena avvistata la preda, l’alfa emetteva la la cosiddetta “loffa” o “peto silenzioso” (non “loffia” come dice il tuo figliolo).

Il clan sentiva l’odore ma non il rumore, dunque sapeva che doveva tenersi pronto.

Anche la preda sentiva l’odore, ma essendo di tipo fecale si tranquillizzava.

Uno strombazzamento l’avrebbe invece spaventata e dunque allertata.

A quel punto, una volta che tutto il clan si era appostato per la cattura, ecco che l’alfa emetteva una scoreggia ben più consistente e acuta, dando così il segnale di attacco simultaneo.

Ghermita la preda, sentendo un rutto dell’alfa, il clan procedeva con una grande scorreggiata di gruppo direzionata sul viso della preda allo scopo di stordirla e ucciderla.

Alla fine della battuta il clan tornava al villaggio per consegnare la selvaggina alle donne affinché la cuocessero.

Durante tutta la giornata si festeggiava intonando rutti e scoregge, per ringraziare la madre terra del generoso bottino.

In seguito, quando le tecniche di caccia si raffinarono, la scoreggia di gruppo ebbe un valore solo simbolico e scaramantico e fu vista sempre più negativamente, fino alla sua abolizione, avvenuta ufficialmente il 2 luglio del 103 d.c. ad opera di un editto dell’Imperatore Marco Ulpio Traiano, che decretò la crocefissione in caso di violazione.

Secondo gli studi più recenti, comunque, pare che “fermarle tu non puoi…ma chiamale se vuoi…emanazioni“…ma questa, è un’altra storia…

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GRAZIE EMANUELE PER LE TUE SCOPERTE!

 

 

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5 thoughts on “Antropologia del rutto e della scoreggia (secondo Emanuele Lai)

  1. rob ha detto:

    Un saggio disse : quando il c…o è avvezzo al peto non si può tenerlo cheto.

  2. Zio Gio ha detto:

    Questa storia sembra assolutamente credibile e verosimile: non so se credere di più a questa storia o all’esistenza di Babbo Natale

    • Viola Veloce ha detto:

      Sono sullo stesso livello, da un punto di vista scientifico. Ma la novità della teoria di Emanuele la rende sicuramente più affascinante.

      • Zio Gio ha detto:

        Ho due news a proposito di scoregge:
        1) mia nonna mi ha insegnato: “Quando il culo fa fracasso, il medico sta a spasso”
        2) qualcuno ha hackerato Shazam per far corrispondere ad un peto una canzone di gigi d’alessio

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