C’è una sottile linea rossa tra lo stipendio e la miseria

Credo di avere un aspetto curato e decente, anche se mi è già capitato un paio di volte che il conto in banca fosse così sotto zero da non poter più prelevare un euro col Bancomat.

Eppure ho fatto buone scuole, sono addirittura laureata alla Bocconi, e ho un posto da rispettabile impiegata.

Ma non ho più risparmi da parte, come molti italiani, e quindi vivo galleggiando sull’orlo della miseria.

Basterebbe che saltasse uno stipendio – uno solo – e non potrei pagare il mutuo.

Il giorno dopo metterei in vendita la mia bella casa, di cui è proprietaria anche la banca, e cercherei un lavoretto purchessia che mi consenta di fare la spesa.

Ma già adesso, per pagarmi il dentista, ho chiesto un anticipo sul TFR. E meno male che ho il TFR!

Ma per ottenere l’anticipo in questione, ho dovuto telefonare a tutte le ASL di Milano per scoprire chi poteva certificare il preventivo del dentista come NON FALSO.

Alla fine, dopo non so quante telefonate, ho fatto pena a un’impiegata dell’ospedale San Paolo, che ha intercesso per me con il primario del reparto dentistico.

Tra qualche giorno, quindi, mi presenterò al San Paolo col mio bel preventivo da vidimare, e il primario si troverà davanti un’educata signora vestita da impiegata, che lo implora di mettere il timbro in questione sul preventivo.

Certo, ci sono anche gli ambulatori dentistici delle ASL, quasi gratuiti, e questo sarà il prossimo passo.

Adesso però ho un paio di cose delicate da far mettere a posto da un dentista più che fidato, e poi anch’io passerò alla sanità pubblica.

Ma non racconto questi scabrosi dettagli sullo stato del mio portafogli per far pena a qualcuno.

No, li racconto perché sono tanti quelli come me.

Quelli che non sono ancora affondati, ma che vedono l’acqua salire fino a lambire le paratie che dovrebbero ripararti dallo tsunami in arrivo.

Non ce l’aspettavamo che la linea di separazione tra una vita rispettabile e borghese –  espressione volutamente banale – fosse così sottile.

Non era previsto, nessuno immaginava che saremmo corsi a perdifiato verso tassi di disoccupazione degni di un paese africano, e nessuno immaginava che il cosiddetto ceto medio non avrebbe avuto i soldi per pagare l’affitto.

Gli Stati Uniti, che sono sempre primi in tutto, hanno già scoperto l’esistenza di nuove forme di povertà, assolutamente compatibili con il lavoro.

Durante il giorno fai la commessa in un negozio, e poi la sera dormi in un rifugio per senzatetto.

Sarò depressa, sarà il caldo, sarà che sento solo raccontare guai, ma credo che il livello dell’acqua stia salendo.

E  molti sono già sott’acqua.

Se qualcuno volesse leggere un libro bellissimo e intelligentissimo su questo argomento, consiglio un libro di Marco Revelli, “Poveri, noi“, edito da Einaudi.

Un libro che toglie il sonno, letteralmente.

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