Electronic stress: dalla meccanica all’elettronica

Questa sera ho praticamente preso a pugni la caldaietta di casa – elettronica – perché, dopo l’ultimo controllo sullo “scarico fumi”, il tecnico ha deciso di settare automaticamente la temperatura dell’acqua calda a 67 gradi, disabilitando un pulsantino che prima mi consentiva di scegliere la temperatura preferita dell’acqua, che naturalmente è molto al di sotto dei 67 gradi (in estate).

Ho cercato di capire come cambiare il settaggio, ma non ce l’ho fatta.

Allora ho perlustrato la casa, cercando le istruzioni della caldaietta, ma non le ho trovate.

Risultato: se apro il rubinetto dell’acqua calda, mi ustiono.

Lunedì chiamerò il tecnico per capire come eseguire il reverse engineering della manovra del controllo automatico.

Ma la caldaietta elettronica è solo uno delle migliaia di esempi di come sono cambiate le nostre vite col passaggio dalla meccanica all’elettronica.

Ho fatto in tempo a vedere mio padre che scriveva a macchina su un Olivetti le sue relazioni commerciali, e ricordo ancora il nastro bicolore – rosso/blu – che lui mi mandava a comprare.

Ho tenuto la sua macchina da scrivere come ricordo: è ancora nella mia camera da letto, su uno scaffale.

Qualche giorno fa ho aperto la vecchia custodia di pelle, e l’ho tirata fuori.

Ho battuto un po’ sui tasti, dopo aver infilato un foglio sotto il rullo, e la macchina funzionava ancora!

Il nastro non lasciava quasi più segni sulla carta, ma se ne avessi infilato uno nuovo – o vecchio.. – la macchina avrebbe scritto ancora.

Non propugno con questo il ritorno al passato e alla ghiacciaia (con il ghiaccio vero), dove si teneva il burro in fresco, ma dico solamente che le nostre vite non hanno solamente beneficiato dell’avvento dell’elettronica, ma ne hanno anche sofferto.

Non so più quanti Pc mi sono morti tra le mani, mentre li stavo usando, e quanti cellulari si sono rotti o sono diventati semplicemente troppo vecchi per essere compatibili con il mondo REALE, fatto da persone che hanno cellulari con la  versione 4.3 di Android Jelly Bean.

Oggi tutti gli elettrodomestici richiedono competenze informatiche elevate per essere usati al 100% delle loro funzionalità, e non sono pochi i casi in cui mi sono ritrovata con il libretto delle istruzioni in mano per capire cosa dovevo fare per ottenere e stesse prestazioni dell’elettrodomestico precedente, che era più facile da usare, anche se meno performante.

Lo stesso discorso si potrebbe fare per le televisioni – io però la televisione non ce l’ho – che sono passate dall’essere digitali all’essere SMART, connesse cioè direttamente alla rete (e costano inspiegabilmente meno di un Samsung Galaxy 5).

Non farò il solito ragionamento sul traffico illecito dei nostri rifiuti digitali, che sono tantissimi e finiscono generalmente nei paesi poveri, plastics-from-e-waste-from-national-geographic-photographer-1024x682ma la velocità del cambiamento sta cominciando ad avere dei costi molto pesanti, anche in termini ambientali (mi si perdoni la banalità dell’espressione).

Voglio solo dire che ormai mi costa molta fatica fare l’aggiornamento di tutte le versioni dei sistemi operative delle baracche elettroniche cui siamo dotati, io e mio figlio Tommaso, e che si scassano in continuazione, perché sono anche fragilissime, oltre che complicatissime.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Di sicuro no.

Ma mio padre doveva solo ricomprare il nastro della macchina da scrivere, quando si era consumato.

Era più tranquillo lui, aveva più tempo libero, e i frigoriferi duravano quanto un matrimonio: anche quarant’anni.

Il mio si è già rotto non so quante volte, e so che arriverà il giorno il cui tecnico mi dirà: “Signora, le conviene comprarne uno nuovo!“.

E io dovrò rispondergli che quello nuovo me lo comprerò A RATE, perché ormai siamo così scannati che non possiamo permetterci manco la sostituzione del frigorifero.

L’elettronica, infatti, non solo è stressante, ma anche molto costosa, perché i circuiti elettrici si rompono, e non durano un centinaio di anni come i vecchi tram di Milano.

Ma non credo che sia possibile inventare un cellulare che duri più di qualche anno, senza briccarsi quando fai gli aggiornamenti di una decina di nuove versioni del sistema operativo.

E poi il capitalismo si nutre dei suoi rifiuti: lo stesso prodotto deve essere confezionato in un modo diverso da quello precedente, così che ci venga la voglia di compralo, per non sembrare fuori moda, come direbbe una zia.

Bauman spiega come succede questo fenomeno. Spiega come i nostri desideri siano trasformati in voglie, e come sia necessario soddisfarle subito.

Consumo dunque sono” è il titolo di un suo VECCHIO libro (forse di cinque anni fa).

Purtroppo non c’è la versione ebook, perché è “vecchio”.

Io l’avevo addirittura letto nella versione presa in prestito da una biblioteca pubblica.

Roba da trogloditi, insomma.

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