Archivio mensile:giugno 2013

Sto crollando

Sono la madre di un nativo digitale preadolescente. Madre che pensava di avere un figlio nativo digitale, invece ha un figlio tossico digitale.

Ma ogni scarraffone è bello a mamma sua.

Voleva – lo scarraffone – internet illimitato?

Sì.

Quanto ho resistito?

Una settimana.

Oggi sono andata a pietire due giga di traffico da una compagnia telefonica nazionale e li ho strappati per 9,90 al mese, compresi 400 minuti.

Ho subito telefonato per dirglielo: “Amore, la mamma ti ha preso due giga!”.

Mi ha amato. Per cinque minuti.

Poi mi ha chiesto qualcos’altro.

Manco mi ricordo quello che voleva.

Me lo richiederà domani, tanto.

Tempo una settimana, e l’avrà.

Il Vajont mi fa un baffo. Crollo ogni giorno di più.

Non denunciatemi, per favore…

Domenica mattina. Io e Tommaso dobbiamo uscire per andare a una mostra.

Guardo le sue scarpe. Delle Nike sformate, comprate un anno fa in saldo, a 35 euro.

Tommaso era impazzito, quando le aveva viste:  zarrissime, quelle che si portano tutte aperte con una linguona che spunta fuori da sotto le stringhe slacciate.

Si era quasi inginocchiato da Scarpe e Scarpe per farsele compare.

Avevo ceduto. Primo acquisto di materiale MARCHIATO in tutta la sua vita.

“La mamma è povera”, gli dico sempre quando mi rifiuto di fare acquisti di roba marchiata, anche se lui pensa che io sia solo una stronza che lo odia e non vuole comprargli le Nike.

Ma quella volta aveva vinto. E Tommaso non si scollava quelle scarpe da un anno, ridotte a un paio di ciabatte che si trascinava in giro con un passo strascicato e pigro.

Odiavo quelle scarpe, le odiavo con tutta me stessa, e pensavo che gli avrebbero rovinato i piedi, oltre che la mia vita, perché ormai Tommaso non poteva quasi più correre o camminare con quelle ciabattate sformate e puzzolenti.

E così, domenica mattina le ho guardate ancora. Le ho fissate con odio. Le ho prese. Le ho buttate nella pattumiera.

E poi gliel’ho detto: “Tommaso, ti ho buttato le scarpe…”.

Lui mi ha guardato come se gli avessi tagliato un braccio: “Come, tu, mia madre, mi tagli un braccio?”.

Poi, piangendo, si è lanciato sulla pattumiera per cercare di recuperarle.

Ma io sono stata più svelta di lui.

Mi sono lanciata sul sacchetto, l’ho chiuso e l’ho agitato un po’ perché le scarpe si mescolassero alla monnezza.

Ma lui non si è fatto intimidire.

Ha cercato di afferrare il sacchetto per riprendersi le sue fetentissime scarpe. Urlava: “Ti odio!”, e la solita roba su quanto sono un mostro.

Io allora, un po’ per difendermi, un po’ perché non ne potevo più, gli ho dato una sacchettatta sulla schiena di rusco e scarpe, che lo ha finalmente spaventato e gli ha fatto capire che non avrei ceduto.

Poi gli ho detto la solita cosa: “Smettila, che ci sentono i vicini!”.

Ho il terrore che prima o poi chiamino il Telefono Azzurro e mi denuncino.

Allora lui è tornato in camera sua e ha cominciato a piangere: SOMMESSO MA DISPERATO!

Mi sono sentita una merda, avevo privato un pre-adolescente dai segni distintivi di appartenenza al gruppo.

Sono entrata in camera sua e gli ho detto: “Vestiti, che ti compro un paio di Nike”.

Non siamo andati alla mostra ma da Scarpe e Scarpe, dove gli ho comprato le Nike (che non sono lo sponsor di questo blog),  alla condizione che scegliesse un modello con le stringhe che si chiudono.

Le ha prese  grigie con i lacci azzurri.

E io ho buttato le vecchie schifezze.

Un passo avanti e uno indietro.

Ricette al volo per mariti di mogli che lavorano

La stessa amica del toast.

Mi racconta: “Ho fatto il toast alla bambina, e poi mio marito è tornato dal tennis e ha detto che aveva fame”.

Lei allora gli risponde: “Fatti il toast!”.

Poi commette un grave errore strategico. Esce dalla cucina.

Lui mette nel tostapane il toast con la sottiletta, ma senza il prosciutto.

La sottiletta cola nel tostapane, sfrigolando sulle serpentine.

Lei allora torna in cucina: “Cos’hai fatto?”.

Lui: “Il toast!”.

Lei controlla, scoprendo che manca il prosciutto e il formaggio ha invaso il tostapane.

Si indigna: “Ma perché non hai messo il prosciutto'”.

Lui, angelico: “Tesoro, non lo metti MAI neanche tu…”.

Lei, mentre sta pulendo il tostapane: “Non è vero, io lo metto il prosciutto!”.

Lui, innocente: “No tesoro, non lo mettete né tu, né MIA MADRE!”.

Lei commenta: “Mi sarei suicidata…”.

Io concludo: “Non lo fare, la bambina morirebbe di fame!”.

Morale Zen: meglio un toast (col prosciutto) che la morte d’inedia.

Ricette al volo per mamme che lavorano

Riporto fedelmente una conversazione con una collega.

Io: “Cos’hai fatto da mangiare ieri sera a tua figlia (di anni due)?”.

Lei, tutta seria: “Le lasagne!”.

Io: “Ma le avevi fatte tu le lasagne?” (un po’ insospettita: le lasagne non sono un piatto veloce, per una mamma che torna alle sette dal lavoro).

Lei, con un sorriso: “No, le aveva fatte la Coop…”.

Io: “Ok, adesso capisco… e cos’altro cucini alla bambina?”.

Lei: “Due sere fa le ho fatto un tost. Le ho detto che era un piatto speciale!”.

Io: “E c’è cascata la piccina?'”.

Lei: “No, ha detto che era un panino, però l’ha mangiato lo stesso”.

Io: “Mica stupida, allora. E poi cos’altro le cucini?”.

Lei: “Senti, questa è una ricetta deliziosa: taglio una mela a fette, la metto in un piatto con sopra la ricotta e un po’ di miele, a strati. Ottima!”.

Io: “Buono come dolce, semplice!”.

Lei: “Ma non è un dolce, è il secondo: c’è il formaggio!”.

Io: “Secondo me è un dolce!”.

Lei, convinta: “Ti giuro che è un secondo!”.

Morale: questa cuoca sopraffina, cultrice della lasagna della Coop, aveva un blog di cucina.

Prima di diventare MADRE.

Adesso le do io una ricetta.

Metti a cuocere la pasta. Prendi il pesto dell’Esselunga, lo schiaffi nel microonde con un po’ di salsa di pomodoro, e poi lo butti sulla pasta cotta, amalgamandolo con una bella grattata di parmigiano.

Piace molto a mio figlio. Gliela faccio tutte le sere da circa due anni.

Ed è ancora vivo. Solo il colorito sta diventando strano. Tommaso adesso è verdognolo. Anzi verde pesto.

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