Caduta dell’empatia

Continuo con la serie dei post semi-depressi, con il rischio di finire in uno degli esperimenti sociali di Facebook.

I signori di Facebook hanno appena condotto una ricerca sugli stati d’animo dei loro utenti, manipolando gli algoritmi secondo i quali appaiono i post degli “amici” nelle nostre bacheche.

Venivano selezionati i post fa far apparire più “in alto”, catalogandoli in base alle parole che contenevano.  Post allegri e post depressi.

E i signori di Facebook hanno scoperto che i post depressi hanno effettivamente l’effetto di peggiorare l’umore degli utenti che li leggono (e che a loro volta sono definiti allegri o tristi a seconda delle parole che utilizzano nelle risposte).

Naturalmente è saltato fuori un casino, e mi chiedo se la pubblicità di un’azienda di POMPE FUNEBRI di Lecco  non mi abbia partecipato sulle pagine di Facebook perché avevo scritto da qualche parte “triste” o “morte”.

Sarebbe decisamente se anche il nostro umore diventasse diagnosticabile con un algoritmo, e che sulla base del nostro umore ci venisse somministrata una pubblicità invece di un’altra. Se questo è il web, preferisco tornare ai segnali di fumo.

Fatta la solita premessa,  arrivo velocemente al dunque, che sarà superficiale e veloce, visto che scrivo in fretta, dopo aver sbrigato le cosiddette faccende domestiche.

Ho l’impressione (espressione banale, sorry) che ci sia una caduta di empatia, ovvero una minore attenzione – da parte di tutti – ai cazzi degli altri.

Per cazzi degli altri, intendo le storie che hanno da raccontare: quelle belle ma anche i turbamenti interiori, i malesseri fisici e spirituali.

Intendo le storie raccontate per intero, con un inizio e una fine, e non le conversazioni smozzicate, dove ci si interrompe a vicenda e ci si ascolta – vicendevolmente – molto poco.

Mi capita sempre più raramente di passare qualche ora insieme a degli amici senza avere l’impressione che nessuno ascolti nessuno.

Non so da cosa dipenda questo fenomeno, che annuso in giro, ma che potrebbe solo essere il riverbero di un mio stato psichico.

Forse gli adulti sono pieni di cose fa fare, forse il mondo delle relazioni sostenute dalle tecnologie digitali è diventato troppo complesso, ma qualche volta mi mancano i pomeriggi vuoti in cui andavo in giro con un’amica senza dover tenere il cellulare pronto in una tasca per rispondere subito: alle telefonate, alle email, ai messaggi su WhatsApp, eccetera.

Ormai non c’è pranzo, conversazione, cena o serata dove quelli con cui sei in compagnia non rispondano al telefono o alle email che ricevono.

E devo dire che ho smesso di frequentare amiche che vivevano attaccate al cellulare e con le quali era impossibile parlare per più di qualche minuto senza essere interrotte da una nuova telefonata.

Ecco, mi sembra che questo terribile e rumorosissimo casino sia nato dalla facilità di interconnessione, oltre che dalla innaturale moltiplicazione dei rapporti che è stata la conseguenza di questa nuova facilità.

E mi sembra che il risultato sia anche una perdita di un’interconnessione più profonda e meno “esposta” di quella dei social network, che peraltro frequento con notevole assiduità. E che mi piacciono molto, se non fosse che vorrei poterli trasformare in social network umani, dove poi incontri veramente le persone che ti sono piaciute sul web.

Ma forse sono solo stanca e adesso vado a dormire.

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14 thoughts on “Caduta dell’empatia

  1. stephymafy ha detto:

    Concordo. Empaticamente concordo.
    Aggiungo inoltre che è uno dei miei scopi, creare dei Social Network umani….mi dedico all’impresa cercando riscontri reali alle amicizie nate sul web. Ne sono nati bei rapporti d’amicizia più o meno stretti, ho incontrato molte persone conosciute su Facebook e anche diversi Bloggers…è un arricchimento per me, un bagaglio di esperienza e di stimoli.
    Ciao Viola.

  2. alexhamla ha detto:

    E come darti torto…ormai so anche io come ci si sente. Certe volte mi sembra di parlare con dei muri con una faccia disegnata!Mi stavo chiedendo..forse é per questo che noi scriviamo su dei blog?Perché ci sembra che le persone non ci ascoltino e abbiamo bisogno di vere orecchie?(o occhi nel nostro caso)

  3. chiaralorenzetti ha detto:

    io appartengo alla categoria di quelli -rari- che non hanno volutamente la connessione sul telefono e quindi, quando esco di casa non rispondo al telefono a parte ai messaggi che arrivano dai figli e alle telefonate, sempre che arrivano dai figli.
    Sarò antica? Fuori moda?
    Così facendo apprezzo quello che ho intorno, che sia un paesaggio, una mostra o una persona senza fastidiose, concordo con te, distrazioni, la maggior parte delle volte, inutili.
    Ciao 🙂

    • Viola Veloce ha detto:

      Ciao chiara, non sei fuori moda. Anzi, secondo me, tra un po’ ci sarà qualcuno che propone un ritorno al passato, quando le connessioni erano solo quelle necessarie.
      Sono sicura che qualche giornalista lo tirerà fuori e scopriremo che siamo stati vittime della prima e storica abbuffata di digitale.
      O forse no. Forse mi sbaglio. Forse i nostri figli saranno più capaci di noi di gestire centinaia di relazioni (sul cellulare). A presto.

  4. valentina ha detto:

    Come sono d’accordo con te e la tristezza della pausa caffè al lavoro dove nei tuoi 5 minuti di libertà coincidono con il vedere solo persone che controllano spasmodicamente il proprio cellulare? E anch’io ti confesso di aver nostalgia dei vecchi tempi dove la nostra vita non era appesa ad un filo anzi ad una connessione … e non sono depressa !!! Buona giornata

    • Viola Veloce ha detto:

      Ciao valentina, c’è un altro fenomeno che osservo tutte le mattine in metropolitana. Con gli smartphone o i tablet quasi nessuno consulta i quotidiani. Ma tutta l’attenzione è concentrata sulle “piccole notizie” che passano attraverso i social network. L’informazione si è parcellizzata e riguarda solo la tua cerchia di amici. Ormai molto ampia. Insomma, siamo sempre connessi, ma non con il mondo, solo con un centinaio di persone. Strano, no?

  5. Nicola Losito ha detto:

    Basta fare come me che non possiedo uno smartphone… 😀
    Alle persone che m’interessano scrivo e poi le frequento di persona.
    Nicola

  6. Anna ha detto:

    Si, Si e poi Sì.
    e per rinforzare la mia idea -che è proprio questo “sentore” (o molto di più..) d’assenza dell’altro- mi sono comprata: “demenza digitale” “la sindrome di lolita” “a dieta di media” “gli adolescenti e la rete” (o titolo simile..). non chiedetemi autori e case editrici…
    tanto si trova tutto subito online…
    (..ai mie figli continuo a dire,con paleozoica sicumera, di cercare sul vocabolario le parole che non conoscono e sull’atlante i luoghi sconosciuti…)
    ….il: “ci sentiamo dopo” impera sovrano su tutto e tutti e poi, alla fine, lo sappiamo tutti… non ci SENTIAMO mai… sentirsi vale solo per le orecchie o per gli occhi… il restò è annegato in un mare di chiacchiere tanto ossessive quanto inutili….
    già mi stresso con wtsup…. e per fortuna non ho facebook…. sembra un obbligo ormai….
    io lo trovo una pizza mortale….!
    ecco l’ho detto!
    e adesso il mio pc, e soprattutto il mio telefono che io chiamo “stupidphone” farà BOOM è verrò defenestrata dal mondo digitale….
    vabbè andrò a bere un caffè e a fare due chiacchiere con qualche umano, chissà, magari se avrò fortuna mi capiterà di incontrarne uno.. 🙂

    • Viola Veloce ha detto:

      Ho trovato ieri sul Corriere della Sera le foto di un istituto cinese per curare la dipendenza dal web. Cercale anche tu. Ti copio il link: http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/14_luglio_01/cina-scuole-militari-contro-dipendenza-web-f7c415bc-0144-11e4-b768-bebbb8a7659d.shtml
      Mi sa che lo devi mettere in un browser per vederlo.
      Tommaso è stato avvisato: ci finirà anche lui. Ma ho il sospetto che ci dovrei andare anch’io. Forse dovrei sparire dal web, almeno per un po’…

      • Anna ha detto:

        I cinesi sempre i soliti: tutto o niente…
        all’esagerazione si risponde con l’esagerazione

        Io credo che invece sia importante parlarne… diffondere il virus con dentro il lecito sospetto che questa iperconnessione ci renda più soli e dipendenti che mai…

        ieri ho dovuto scambiare con mio Figlio di 8 anni e mezzo il “tempo lego” con il “tempo gioco su pc”.. mi spiego: 10 minuti con i lego valgono 4 minuti con il pc..
        a vederlo giocare con i lego guardando ogni 2 min l’orologio per vedere quanto “tempo gioco online” aveva gudagnato mi veniva da piangere…
        poi cerco di giustificare il tutto pensando che lui i videogiochi non li vede mai.. a casa non li abbiamo e il pc lo usa 1 volta ogni 15giorni…
        e già questo mi qualifica frai i genitori retrogradi bacchettoni totalmente fuori dal mondo….
        poveri bimbi…

  7. Viola Veloce ha detto:

    Cara anna, io mi sono arresa, e da molto tempo. Non ho la forza di oppormi. Non so dove arriveremo, né so come sarà il futuro. Forse non sarà così bello per chi non è capace di concentrarsi su un gioco che non dà botte alla dopamina come il Lego.
    Tieni duro, sei controcorrente. Fai più fatica tu…

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