I have a dream: l’orto con le galline

Nel clima plumbeo e recessivo dell’Italia renziana, dove il Grande Comunicatore parla solo di “licenziamenti”, chiunque abbia un lavoro si chiede se non verrà licenziato, magari tra una settimana, dietro la ricca corresponsione di dodici/quattordici mensilità.

Abbiamo capito tutti che Renzi è interessato all’elettorato di centro-destra, ma persino Draghi ha dovuto dirgli che la parola da usare era “assunzioni“, e non “licenziamenti“.

Ma il Grande Comunicatore va dritto per la sua strada, spargendo PAURA a mani basse per l’Italia.

Ho infatti ulteriormente ridotto i miei consumi, in attesa del giorno del giudizio, in cui verrò licenziata per convincere gli investitori stranieri a investire in Italia.

Il ragionamento non mi è perfettamente chiaro (anche perché gli investitori stranieri si sono già comprati metà delle industri italiane), ma sto risparmiando in vista del giorno in cui io e mio figlio Tommaso ci nutriremo di pane e acque, come le galline che mi piacerebbe possedere.

Sì, perché ho scoperto che ormai il sogno dell’italiano medio è agricolo e autarchico: un orto con le galline, che ti permetta di sfamare te e la tua famiglia quando non ci sarà più lavoro e sarà fallita anche l’INPS.

Mi sono ritrovata a parlare del sogno di avere un orto con gli amici più impensati: avvocati soci di studi di una certa importanza, informatici particolarmente smanettoni, e così via.

Qualche giorno fa, un collega, informatico anche lui e che andava più di fretta del solito, si è improvvisamente rasserenato quando gli ho parlato del mio progetto (per adesso solo immaginato) di lasciare Milano e trasferirmi in una casa di campagna con l’orto.

Mi ha detto: “Ma io ce l’ho già l’orto!“, e mi ha fatto vedere le foto (digitali) dell’orto in questione: “Questi sono i pomodori,  ecco le zucchine, guarda che bell’insalatina!”.

E mi ha spiegato che aveva comprato non so quanti anni fa una porzione di terreno di fianco al suo condominio con l’obiettivo di farne un giardinetto, che adesso stava trasformando in orto da coltivare, in vista dei tempi grami in arrivo.

Bene, se devo proprio dirla tutta, il sogno di lasciare le città perché in campagna qualcosa da mangiare lo trovi sempre è un pensiero degno degli anni di guerra, quando le famiglie “sfollavano” in campagna non solo per evitare le bombe, ma anche per evitare la fame.

Il clima in cui stiamo precipitando ogni giorno di più è quello della guerra: abbiamo paura, sentiamo il fischio della bomba che sta per caderci sulla testa.

E mi chiedo se le nostre paure non siano indotte dai furbissimi cialtroni che ci governano e non servano ad altro che a farci chinare ancora più la testa, quando ci proporranno condizioni di lavoro ancora più schifose e garanzie sociali pari a zero.

Forse il martellamento di Renzi sulla necessità di licenziare e riformare il mercato del lavoro serve solo a frantumare le ultime ottuse resistenze di un sindacato che ormai non rappresenta più nessuno. Forse il progetto è quello di spezzare le ultime resistenze al progetto di trasformare l’Italia in un’unica grande fabbrica al servizio di capitale straniero.

O magari siamo veramente vicini a una Grande Recessione e sogniamo l’orto per sfamare i nostri figli…

Vi ricordate la crisi argentina, quando gli impiegati pesavano quarantacinque chili e morivano di fame?

Ecco, mi fa schifo l’idea di consegnare l’Italia al grande capitale internazionale.

Noi siamo un popolo di santi e inventori, e le piccole-medie aziende italiane stanno resistendo.
I nostri piccoli imprenditori sono coraggiosi e intelligenti: brevettano, producono, esportano, e meritano di più.
Meritano di non pagare balzelli quotidiani allo stato-mangiatutto, oggi occupato dai legali rappresentanti di banche, assicurazioni e capitalismo globalizzato.

Non voglio rinunciare al nostro genio, non voglio svenderlo.

E non voglio avere così tanta paura da pensare solamente a cultiver mon jardin, per citare malamente Voltaire.

E’ un triste paese quello in cui si vive nella paura.

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2 thoughts on “I have a dream: l’orto con le galline

  1. TADS ha detto:

    un post da sottoscrivere riga per riga, io sono meno ottimista, l’Italia ce la siamo già venduta da un pezzo e non ci resta che arzigogolarci per sopravvivere. Questa crisi non è una crisi, è il nuovo status, quello definitivo, permanente, non torneremo MAI più quelli di una volta. La cupola economica mondiale ha deciso di trasformare l’Europa (al comando della germania) in circa 500milioni di schiavi sottopagati per reggere la concorrenza dei Paesi emergenti, renzi è perfettamente allineato a queste logiche, come lo erano monti e letta. A prescindere dalle nostre idee politiche dobbiamo prendere atto che siamo al terzo governo abusivo consecutivo, quando a un popolo viene tolta la sovranità popolare si annichilisce la democrazia.
    Anche io mi sono organizzare per trascorrere la vecchiaia in campagna, lo avrei fatto comunque anche in altre situazioni ma adesso ho un motivo in più per rallegrarmi con me stesso per la scelta bucolica.

    buona giornata, è un piacere aver scoperto il tuo blog

    TADS

  2. Valentina ha detto:

    Guarda come cogli nel segno …
    E non se ne approfittano?
    Di più…io ogni giorno combatto con la paura di vedermi tolta la sedia da sotto il sedere, con minacce di declassamenti e insulti di ogni genere. E devo stare zitta, loro lo sanno che devo stare zitta e io mi domando fino a quando resisterò e fino a quando la mia rabbia resisterà a non sfociare
    in un omicidio in pausa pranzo tanto per citarne una (!!!) e dulcis in fundo…devo anche essere contenta di avere un posto fisso

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