Narcisismo 2.0

Il web 2.0. – quello social, in cui tutti postano e commentano – di cui si parla ormai da tempi infiniti, ha dato la stura al narcisismo 2.0.

Fenomeno del quale sono assolutamente partecipe, visto che passo le serate a scrivere le mie stupidatine.
E a controllare le statistiche del blog (abbastanza miserevoli).

Con il web 2.0, ognuno parla di sé, dei figli, dei gatti e dei cani, e aspetta i “Mi Piace” e i “Commenti” degli altri.

Poi ne fa un po’ anche lui, di “Mi Piace” e “Commenti”, e controlla compulsivamente la bacheca per vedere se succede qualcosa.

C’è anche chi ha la passione di commentare gli articoli dei giornali: immense quantità di post a volte molto intelligenti, ma che cadono come pioggia nell’oceano.
Chi diavolo li legge?

E poi Twitter, il re dell’impermanenza, concetto caro ai tibetani, perché un Tweet che ha un minuto di vita e non viene immediatamente retwettato, è da buttare. Un ferrovecchio.

Che fine farà tutta questa roba? Me lo chiedo sempre.
Noi siamo i primi essere digitali della Terra – homo digitalis –  e abbiamo cominciato a usare il web quando TUTTO era gratis.
Adesso molto è ancora gratis, ma la pacchia non durerà così tanto. Non possiamo produrre pattume digitale per i prossimi cent’anni.

Anche perché non possiamo costruire Data Center dove archiviare quello che noi uomini e donne digitali – siamo milioni – stiamo scrivendo e pubblicando.
Prima o poi dovremo cominciare a buttare qualcosa.
Di quello che scriviamo su di NOI.

Chi leggerà i miei post tra dieci anni? O anche solo tra dieci giorni?
NESSUNO.

Vengo prima di Babbo Natale (su Amazon)

C’è sempre qualcosa di poco esaltante nell’autopubblicazione, che io peraltro caldeggio, essendo di animo anarchico e disobbediente.

L’ultimo libretto che ho autopubblicato è PRIMO sui ROSA gratis di Amazon, davanti a ebook che si chiamano: “Credere ancora a Babbo Natale”, ottimamente recensito dai familiari dell’autore. Cinque stelle piene. Tutte meritate.

Vittoria o intima sconfitta, quindi, quella del primo posto su Amazon?

La verità mi fa male, lo so.

Il mistero di Viola Veloce e Dalia Lentini

Chi è Viola Veloce? E chi è Dalia Lentini, a cui Viola ha dedicato il suo ultimo ebook?

Viola Veloce e Dalia Lentini sono due casalinghe-lavoratrici che nel (poco) tempo libero scrivono e editano libri autoprodotti.

Viola li scrive, mentre sgela il frigorifero, e Dalia li edita, mentre stira le camice ai tre maschi di casa.

Cosa vorrebbero fare VERAMENTE Viola e Dalia?

Diventare, Viola, una VERA scrittrice e, Dalia, una VERA editor?

No, perché sanno di scrivere/editare delle mezze porcate.

Quello che vorrebbero fare veramente, Viola e Dalia, è scappare di casa e scomparire PER SEMPRE.

Mai più il ferro da stiro, le riunioni del consiglio di classe, i compiti da fare con i figli, gli stupidi lavori dell’ufficio.

Esse vorrebbero andare molto lontano, e pregano i familiari di non cercarle MAI PIU’.

Ma prima di mettere in atto il loro criminoso e liberatorio progetto, invitano gli ottimisti a leggere GRATUITAMENTE  le loro oneste porcate.

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E se vi fa schifo, potete sempre darci UNA stella su Amazon e gridare al mondo la verità. Che è sempre amara.

Un marito GRATIS su Amazon (ma solo in ebook)

Lungi da me l’idea di scrivere capolavori.

Ho solo scritto un libro rosa CATTIVO.

Anzi un ebook cattivo, che parla di mariti e matrimoni.

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SANTA SUBITO! Ho sgelato il frigorifero!

Con 40 gradi all’ombra, mi sono decisa alla grande impresa.

Sapevo che col caldo sarebbe stata veloce.

Ho sgelato il frigo e l’ho pulito!

Non c’era più dentro quasi nulla, e l’operazione è stata abbastanza indolore (non butto mai nulla: gli avanzi vengono surgelati).

L’unica cosa che ho trovato, nascosta negli anfratti del freezer, è stata un numero imprecisato di confezioni (fatte da me) di petti di pollo da impanare.

Non potendo preparare un MEAT LOAF, ho quindi fatto un CHICKEN LOAF.

La ricetta era la seguente: petti di pollo, piselli surgelati, pesto dell’Esselunga, olive fresche che avevo comprato e surgelato, una mezza vaschetta di basilico (fresco) anch’essa surgelata, un po’ di pommarola in coppa per finire la bottiglia che avevo in frigo, e poi ho messo TUTTO dentro il MICROONDE.

Per non so quale coincidenza astrale, il PAPPONE è venuto BUONISSIMO.

Persino Tommaso, che usa il cibo (preparato da me) come motivo perenne di contestazione – “MAMMA, TI ODIO E CUCINI DELLE COSE SCHIFOSE! – l’ha mangiato.

Commento del preadolescente: “Come mai ti è venuto bene? Una coincidenza?”.

Sì, una divina coincidenza.

Ringraziamo la Provvidenza.

Consigli per novelle casalinghe di guerra

Mi raccontò un’amica, molti anni fa, di aver trovato un libro di ricette della nonna sulla cucina di guerra.

Il brodo di pollo veniva sgrassato con un foglio di carta oleata con il quale si faceva poi dell’altro brodo, dopo avere messo a bagno il suddetto foglio nell’acqua.

Bene, ci stiamo avvicinando a quel tipo di ricette.

La classe media italiana affonda, e io con lei.

Sono finiti gli anni delle spesone fantastiche con il frigo che scoppiava e il freezer inzeppato di carne.

FINITI.

Oggi, per sopravvivere, uso dei semplici accorgimenti.

Faccio la spesa quando il frigo è VUOTO. Non ci deve essere un limone. Finito anche il latte, TUTTO.

A questo punto, i miei acquisti si rivolgono verso i SOLI elementi basici della cucina nostrana: pasta, riso, pommarola, cipolle, mele nel sacchetto da due chili, banane, eccetera.

La frutta di stagione deve essere di stagionissima.

Compro le pesche quando arrivano all’euro e mezzo. Le albicocche a quattro euro al chilo mi fanno venire le extrasistole.

Anche la CARNE merita un capitolo a parte.

Basta con i nodini di vitello e le bistecche.

A casa mia entra solo carne di pollo o di tacchino.

I POLLI  SCAPPANO  quando mi vedono, sanno che fine gli faccio fare.

Quindi vi consiglio:

  1. il brodo di gallina, con cui si può fare anche il risotto,
  2. il semprevederde petto di pollo, dal quale ricavare deliziose cotolette,
  3. la “trita di tacchino”, con cui confezionare succulenti polpette.

E dopo anni di polli e tacchino, Tommaso, al mattino, quando si alza mi saluta con un bel: “Chicchirichì!”, al quale io rispondo con un allegro: “Coccodè!”.

Stay tuned: vi avviso quando inizierà la produzione di uova.

Uova “made in Italy”, prodotte da veri impiegati ruspanti, allevati a terra.

Mi avete convinto: valgo meno di un euro!

Non sono la regina del marketing editoriale, e ci solo sto provando.

Non mi posso certo comprare i giurati dello Strega.

Faccio delle sperimentazioni casalinghe.

Al posto delle crostate – adesso è caldo, un’altra scusa per non usare il forno – cucino delle campagne di marketing che più casalinghe non si può.

Sono arrivata alle prime e terrificanti conclusioni.

Per uno sfigato – come me – il lettore di ebook non è disposto a tirar fuori più di un euro.

Ho la prova: il libro è ripartito quando sono scesa a 0,99.

Di più non valgo.

Me ne farò una ragione.

La settimana delle tovaglie

Dalla prossima settimana, parte una nuova tornata di sconti favolosi.

Dopo le tovaglie in pausa pranzo, sarà in promozione – QUESTA VOLTA A ZERO EURO – un capolavoro della letteratura nostrana.

MARITI IN SALSA WEB.

Sempre su Amazon, sempre un capolavoro, sempre recensito BENISSIMO da tutti.

Fallisci meglio, diceva Beckett:  “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.”

Sto crollando

Sono la madre di un nativo digitale preadolescente. Madre che pensava di avere un figlio nativo digitale, invece ha un figlio tossico digitale.

Ma ogni scarraffone è bello a mamma sua.

Voleva – lo scarraffone – internet illimitato?

Sì.

Quanto ho resistito?

Una settimana.

Oggi sono andata a pietire due giga di traffico da una compagnia telefonica nazionale e li ho strappati per 9,90 al mese, compresi 400 minuti.

Ho subito telefonato per dirglielo: “Amore, la mamma ti ha preso due giga!”.

Mi ha amato. Per cinque minuti.

Poi mi ha chiesto qualcos’altro.

Manco mi ricordo quello che voleva.

Me lo richiederà domani, tanto.

Tempo una settimana, e l’avrà.

Il Vajont mi fa un baffo. Crollo ogni giorno di più.

Non denunciatemi, per favore…

Domenica mattina. Io e Tommaso dobbiamo uscire per andare a una mostra.

Guardo le sue scarpe. Delle Nike sformate, comprate un anno fa in saldo, a 35 euro.

Tommaso era impazzito, quando le aveva viste:  zarrissime, quelle che si portano tutte aperte con una linguona che spunta fuori da sotto le stringhe slacciate.

Si era quasi inginocchiato da Scarpe e Scarpe per farsele compare.

Avevo ceduto. Primo acquisto di materiale MARCHIATO in tutta la sua vita.

“La mamma è povera”, gli dico sempre quando mi rifiuto di fare acquisti di roba marchiata, anche se lui pensa che io sia solo una stronza che lo odia e non vuole comprargli le Nike.

Ma quella volta aveva vinto. E Tommaso non si scollava quelle scarpe da un anno, ridotte a un paio di ciabatte che si trascinava in giro con un passo strascicato e pigro.

Odiavo quelle scarpe, le odiavo con tutta me stessa, e pensavo che gli avrebbero rovinato i piedi, oltre che la mia vita, perché ormai Tommaso non poteva quasi più correre o camminare con quelle ciabattate sformate e puzzolenti.

E così, domenica mattina le ho guardate ancora. Le ho fissate con odio. Le ho prese. Le ho buttate nella pattumiera.

E poi gliel’ho detto: “Tommaso, ti ho buttato le scarpe…”.

Lui mi ha guardato come se gli avessi tagliato un braccio: “Come, tu, mia madre, mi tagli un braccio?”.

Poi, piangendo, si è lanciato sulla pattumiera per cercare di recuperarle.

Ma io sono stata più svelta di lui.

Mi sono lanciata sul sacchetto, l’ho chiuso e l’ho agitato un po’ perché le scarpe si mescolassero alla monnezza.

Ma lui non si è fatto intimidire.

Ha cercato di afferrare il sacchetto per riprendersi le sue fetentissime scarpe. Urlava: “Ti odio!”, e la solita roba su quanto sono un mostro.

Io allora, un po’ per difendermi, un po’ perché non ne potevo più, gli ho dato una sacchettatta sulla schiena di rusco e scarpe, che lo ha finalmente spaventato e gli ha fatto capire che non avrei ceduto.

Poi gli ho detto la solita cosa: “Smettila, che ci sentono i vicini!”.

Ho il terrore che prima o poi chiamino il Telefono Azzurro e mi denuncino.

Allora lui è tornato in camera sua e ha cominciato a piangere: SOMMESSO MA DISPERATO!

Mi sono sentita una merda, avevo privato un pre-adolescente dai segni distintivi di appartenenza al gruppo.

Sono entrata in camera sua e gli ho detto: “Vestiti, che ti compro un paio di Nike”.

Non siamo andati alla mostra ma da Scarpe e Scarpe, dove gli ho comprato le Nike (che non sono lo sponsor di questo blog),  alla condizione che scegliesse un modello con le stringhe che si chiudono.

Le ha prese  grigie con i lacci azzurri.

E io ho buttato le vecchie schifezze.

Un passo avanti e uno indietro.