Manuale di autodifesa (personale) per capri espiatori

Credo che la mia vita sia cambiata dopo aver letto “Il capro espiatorio” di Renè Girard.

Non la faccio lunga, ma Girard sostiene che i capri espiatori vengono linciati collettivamente dalle folle di aggressori per riportare la pace nel gruppo sociale.

Dopo un bel linciaggio, il gruppo sta meglio, perché ha scaricato tutta la sua aggressività sul poveraccio che ha massacrato.
Poveraccio ritenuto generalmente colpevole di aver combinato dei guai.

Il massacro viene infatti sempre giustificato dalle colpe del capro espiatorio, che si merita di essere massacrato.

Ma non voglio continuare a straparlare di un genio come Girard, preferisco tornare agli argomenti che mi sono cari, tra cui l’odiato condominio.

Nei condomini si creano in genere le condizioni perché un gruppo di condomini massacri la vita a qualcun altro, così come negli uffici spesso viene scelto un capro espiatorio al quale dare le colpe degli eventuali fallimenti (altrui).

Il meccanismo è sempre lo stesso: il gruppo si coalizza contro qualcuno che viene ritenuto COLPEVOLE  di qualche malefatta, e a volte nascono fenomeni di mobbing neanche voluti dall’azienda, ma messi in opera da qualche capetto secondario o da gruppi di colleghi particolarmente malefici.

Ma come viene scelto il capro espiatorio?

La risposta è già la soluzione del problema.

Spesso il capro espiatorio è una brava persona, poco aggressiva, non collegata a un gruppo “forte” di persone disposte a difenderla, ed è quindi un BERSAGLIO FACILE.

Nelle scuole, questo fenomeno viene chiamato BULLISMO, e se notate non capita mai che venga preso di mira il ragazzino più bello della classe e che magari è un campione di rugby.

Verrà scelto quello più timido, oppure quello che si fa gli affari suoi e non appartiene a nessun gruppetto, e che ci rimane male se lo prendono in giro,  così da dare qualche soddisfazione alla banda di CRETINI che lo prendono in giro.

Ho letto di tutto e di più su questo argomento, perché per un lungo numero di anni sono stata il capro espiatorio di tutti i posti in cui finivo, a cominciare naturalmente dal condominio.

Vi racconterò come sono guarita, e come tutti possono guarire, anche se ho costeggiato il burrone del licenziamento (molti anni fa) e anche se nutro ancora (labili)  sentimenti omicidi nei confronti di una mia vicina di casa.

Sarà infatti costei la protagonista del seguito – se mai lo scriverò – di “Omicidi in pausa pranzo”, e vi posso giurare sulla testa di mio figlio che quella stronza morirà (ma solo nel libro),  perché la strega cattiva muore anche nelle favole e per lei non è prevista nessuna possibile redenzione.

Però adesso vengo al metodo di autodifesa.

PRIMO PUNTO

Convincetevi di essere INNOCENTI.
Voi non vi meritate il mobbing o le carognate dei vicini o delle persone con le quali siete stati gentili.
Loro vi prendono di mira perché siete buoni. Gli stronzi si tengono alla larga dagli altri stronzi, credetemi.

SECONDO PUNTO

MORDETE con decisione e cattiveria tutti quelli che provano a rompervi i coglioni.
Tirate fuori il Dobermann che dorme in ognuno di voi e lasciatelo andare.
Liberate la RABBIA: non siate né cortesi né gentili con gli stronzi.
Trattateli come delle merde. Ridetegli in faccia. Prendeteli per il culo.
Divertitevi a vedere le loro facce stupite, quando scopriranno che anche voi sapete mordere.

TERZO PUNTO

Dopo aver preso a morsi lo stronzo, non potete passare la vita in uno stato di belligeranza permanente.
Ma scoprirete che neanche lo stronzo ha voglia di essere morso di nuovo, e quindi diventerà più gentile.
A questo punto, potrete scegliere tra una finta-pace tattica (in cui tornerete ad essere gentili, facendo capire che siete pronti a mordere di nuovo) oppure potete trasformarvi in uno di quei bastardini che fanno vedere i denti a tutti i cani che passano per evitare di essere attaccati di nuovo.

CONCLUSIONI
Applico il mio metodo da qualche anno, con ottimi risultati.
Parlo però solo di autodifesa personale, perché il metodo non funziona quando i persecutori sono tanti e molto organizzati.

Mi chiedo però come sia possibile che nessuno si sia ancora inventato un metodo per difendersi dalla manica di stronzi che ci sta mandando a picco. Spero che qualcuno lo trovi prima che l’Italia scompaia come Atlantide tra i flussi del mare…

P.S. Odio i libri di self help, ma sui tre principi ho studiato e lavorato per anni. Scusate per il tono all’americana.
P.S.S. Se lo stronzo che vi perseguita non può essere preso a morsi, allora stringete i denti e aspettate.
Prima o poi lo farà fuori qualcun altro, più titolato di voi. Gli stronzi si fanno molti nemici, che li aspettano con una clava in mano dietro a una porta.
P.S.S.S. Leggete il “Metodo antistronzi” di Robert Sutton.

9 thoughts on “Manuale di autodifesa (personale) per capri espiatori

  1. Nicola Losito ha detto:

    Cara Viola,
    il tuo post è parecchio esaustivo su un argomento che, almeno una volta nella vita, tutti abbiamo dovuto affrontare di persona. Non conosco i due libri che hai citato e quindi non so come questi due autori lo hanno trattato (cioè se sono dei saggi seriosi o romanzi), conosco molto bene, invece, una serie di romanzi strepitosi scritti tra il 1991 e il 1999 da un grande scrittore francese Daniel Pennac in cui il protagonista è Benjamin Malaussène di professione “capro espiatorio”. Se vuoi sorridere (e non solo incazzarti) su questo argomento leggi, se non lo hai già fatto, questi i tre volumetti editi da Feltrinelli: Il paradiso degli orchi, La fata carabina e La prosivendola. C’è molto da imparare attraverso le disavventure di Benjamin.
    Nicola

  2. Viola Veloce ha detto:

    Ciao Nicola, la saga di Malaussène nasce proprio dal libro di Girard, che ha addirittura ispirato romanzi, e non solo post sul condominio. Per fortuna…

  3. In quanto condomino pro tempore di questo blog vorrei mettere agli atti alcune cose.
    Primo: geniale il Malaussène di Pennac, che non sapevo ispirato da Girard.
    Secondo: un po’ di persone in giro per il mondo hanno filmato il proprio bambino (o altro) per un secondo al giorno, poi sono andate a farsi belle davanti ai media, mentre i blogger (che fagocitano tutto senza discernere) hanno plaudito entusiasti al gesto artistico, innovativo, very social e potenzialmente virale. Che c’hanno 50 vocaboli e “olistico” e “engagement” questa volta non ci stavano bene. Non un blogger che abbia scritto: ok, è la famosa opera prima di Pennac. Foche.
    Terzo: nel weekend sono stato catapultato nel catalogo di Amazon. Avevo quella smania feroce, mista a rabbia e frustrazione, che sono solito placare facendo scivolare la carta di credito per acquistare un libro, un gesto liberatorio cui segue di solito un senso di vuoto e smarrimento, di quelli che risolvi solo facendo altro. Leggendo, anche. Insomma. Mentre sbirciavo tra i titoli ho visto una signora con un cappio.

    • Viola Veloce ha detto:

      La parola olistico mi fa venire la pellagra. Se poi unita a medicina – la medicina olistica – allora mi viene la pesta bubbonica.
      Credo di aver capito che ti occupi di comunicazione.
      Devi essere bravino.
      Sì, un milione di follower costa cento euro.
      Te li regala la nonna a Natale.
      La battuta è molto bella.
      Si direbbe che hai studiato qualcosa di più del web 2.0.

    • Anna ha detto:

      Caro Francesco, sto cercando l’opera prima di Pennac che citi nel tuo commento… ho letto “molto/quasi tutto” di Pennac ma nella mia sgangherata memoria non trovo la citazione che fai… mi diresti in che opera si trova?! .. sono curiosa di leggerla o ri-leggerla. Grazie mille
      Anna

      • Francesco D'Agostino ha detto:

        Ciao Anna.
        Mi riferivo al “film unico” proiettato al cinema Zèbre di Belleville: i genitori filmano il proprio figlio per una vita intera, un solo secondo al giorno … ricordi la storia? Deve essere proprio in Signor Malaussène.

  4. Francesco D'Agostino ha detto:

    Macché (web & dintorni). La verità è che sono un orfano degli anni ’90. Uno che con cento euro ci paga una bolletta della luce. Roba superata. Scarti umani di un tempo che fu.
    Il secondo punto (liberate la rabbia) è fondamentale: sono stupidi e vigliacchi, se non gli lasci il segno delle zanne sul collo non capiscono.

  5. Anna ha detto:

    Cara viola, ma quanto mi è piaciuto Pennac!
    se vogliamo dire che è il destino che ci mette sulla strada di certi racconti…beh,diciamola tutta sta banalità:
    è il destino!!…
    come la mia cara Viola sa bene, niente di più “conformata” alla mia taglia fu la vicenda del capro espiatorio
    peraltro letta ben 15 anni prima che si trasformi nella mia recente vita lavorativa…
    La cosa più schifosa che ti resta appiccicata addosso, come un gelatinosa colla da cui mai ti liberi completamente, è la sensazione striscainte e subdola che poi in fondo sia colpa tua… che te lo meriti perchè sei una fallita…e gli altri l’hanno scoperto…. e l’inconfessabile domanda resta.. avranno ragione loro?!
    anni di terapia con tutti i tipi di solventi possibili -amore, figli, strizzacervelli, amici, studi famiglia….-… ma parte di quella schifosa colla ti resta addosso… ti si integra nella pelle…
    ohhh come sono noiosa!!!
    scusate…:-)

    • Viola Veloce ha detto:

      Io sono uscita dalla fase espiatoria e mi sono rassegnata al fatto che sto sul cazzo a un sacco di gente.
      Sono perfettamente consapevole di non essere simpatica a molte persone, e mi sento meglio.
      Ho sofferto un po’ bella fase di transizione – quella in cui cominciavo a mordere ed ero meno carina di prima – e poi sono entrata in quella del “me ne frego” di chi non mi piace.
      Adesso soffro di meno.
      Lo consiglio a tutti, belli e brutti, il metodo del chissenefrega.
      Il capro espiatorio è in qualche misura complice del persecutore.
      Ovvero non si sottrae alla persecuzione (nel rapporto a due, in quelle collettive non c’è scampo dal branco che ti assale).
      Io mi sono defilata.
      Sono un po’ più sola, questo sì.
      A presto, anna.

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