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VOLLI E SEMPRE VOLLI E FORTISSIMAMENTE VOLLI (perchè sono dislessica)

Che c’entra l’Alfieri con la dislessia, si chiederà qualcuno? C’entra, invece, ed eccome, perchè i dislessici per imparare quello che gli altri imparano in un paio d’ore, hanno in genere bisogno di almeno il doppio del tempo.

Io che sono dislessica, per riuscire a fare l’università mi sono dovuta legare alla sedia, da sola, impegnandomi nello studio con una volontà testarda e un po’ disperata, mentre invece l’Alfieri, per diventare un autore tragico, si faceva legare dal suo domestico. Certo, paragonarsi all’Alfieri (anche solo per via della volontà…) sembra un po’ presuntuoso, ma mi piace moltissimo la frase: “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli”, perchè un dislessico che volesse laurearsi o seguire un percorso di studi un po’ impegnativo, dovrebbe per forza di cosa essere un SECCHIONE.

Uno dei primi segnali di un Disturbo dell’Apprendimento è infatti una cattiva memoria. Non ti ricordi mai la data della Rivoluzione Francese o di quando è nata l’Italia, e se devi imparare un libro a memoria per un esame, ti devi chiudere in casa e legarti alla sedia. Le ore di studio saranno infinite, dovrai ripetere le cose che stai studiando un’infinità di volte (quando ho fatto l’università, gli esami erano tutti orali), e avrai spesso voglia di mollare tutto.

E qui arrivo al punto: anche se nessuno lo sa, potrebbe benissimo succedere che i SECCHIONI, quelli che stanno sempre chiusi in casa a studiare, siano dislessici con un Disturbo dell’Apprendimento non diagnosticato. Dotati di cattiva memoria, magari con dei problemi di comprensione del testo (perdono il filo di quello che leggono, devono rileggere tutto più volte, eccetera), ma armati appunto di una volontà FEROCISSIMA nei confronti dello studio che prendono di petto, senza arrendersi mai.

Certo, nel mio caso ho avuto la fortuna di fare le scuole in anni in cui alle elementari e alle medie non c’erano i voti, ma i giudizi, e non era ancora diventata di moda la convinzione che una BUONA E RINOMATA SCUOLA deve saper bocciare, selezionare e scremare la propria utenza. Per cui oggi è facilissimo ritrovarsi con pagelle TERRIBILI che negli anni ’60 e ’70 sarebbero apparse molto crudeli e soprattutto inadatte in un periodo in cui l’obiettivo principale era alfabetizzare l’Italia. I “buoni” maestri di quegli anni erano quelli che riuscivano a portasi dietro tutta la classe senza perdere UN SOLO ALUNNO. Vedi Alberto Manzi che insegnava a leggere e scrivere alla televisione in “Non è mai troppo tardi”..

Adesso invece va di moda la SELEZIONE, quando invece si direbbe che i problemi di alfabetizzazione siano tornati alla ribalta. L’ultimo test INVALSI somministrato in Italia nel 2019 ha mostrato che le competenze in aree fondamentali come quella della comprensione di un testo di italiano sono in discesa. Il 35% degli studenti delle medie non capisce un testo di italiano. Non credo sia corretto attribuirne la colpa a quegli stessi ragazzi che hanno difficoltà: la SCUOLA ITALIANA deve essere messa sotto osservazione, c’è qualcosa che non va.

Ma ritorno alla dislessia: uno studente con un Disturbo dell’Apprendimento negli anni ’60, ’70 e forse per un altro paio di decenni, veniva spesso AIUTATO a finire il ciclo dell’obbligo, oggi invece potrebbe trovarsi già con dei voti molto brutti alle elementari. Proprio perchè siamo passati da una scuola che FORMA gli studenti a una scuola che li SELEZIONA.

Il rischio potrebbe quindi essere che il ragazzino pieno di brutti voti non trovi neanche le risorse interne per diventare un SECCHIONE, e cioè qualcuno che capisce che per farcela deve studiare TANTISSIMO. Un ragazzo o una ragazza che si ritrovano con voti già miserabili a sei o sette anni, potrebbero associare l’idea dello studio alla delusione, e quindi non riuscirebbero a trovare la forza per legarsi alla sedia e andare avanti, magari appunto fino alla laurea.

Per carità, ci sono stati dei passi avanti. Nella pagella di quest’anno, i voti alle elementari verranno sostituiti con i giudizi: “avanzato”, “intermedio”, “base”, “in via d’acquisizione”. Sempre meglio dei voti che sono così mortificanti per un bambino di pochi anni. Ma bisogna fare ancora molto perchè la scuola ritorni a essere il luogo di accoglienza che si pensava dovesse essere negli anni degli sforzi per alfabetizzare l’Italia. E soprattutto bisogna sostenere i ragazzi con un Disturbo dell’Apprendimento che dovranno fare più fatica degli altri per studiare. Ed evitare anche di mortificarli nel caso invece in cui non trovino le risorse interne per legarsi alla sedia (fenomeno più comune tra le femmine, comunque, che non tra i maschi).

La chiudo qui: chi è stata una secchiona come me, ha imparato a applicare dosi ciclopiche di volontà alle cose che vuole fare. Sono ancora capace di restare chiusa in casa per un mese di seguito, senza smettere di scrivere neanche per un solo giorno. E produrre capolavori come “Omicidi a scuola”, di cui consiglio a tutti la lettura. Soprattutto a chi dovesse avere un figlio dislessico che va male a scuola. Mi sono tolta qualche CRUDELE SODDISFAZIONE (ah, ah…).

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Macedonia di fragole e cozze: un dislessico nella scuola media italiana

Sono la fortunata madre di un ragazzino dislessico – non grave, ma dislessico – che sta finendo di fare la seconda media.

Forse l’ho già scritto da qualche parte: i dislessici sono gli “asini” di una volta, quelli che scrivevano scuola con la q e non si ricordavano la data della “Breccia di Porta Pia”.

Non so quali siano le cause neurologiche della dislessia, di cui soffro sicuramente anch’io, seppure in forma non grave, ma so che i dislessici hanno poca memoria.

Anzi, non ne hanno per nulla se non riescono ad associare le nozioni “pure” – le date, per esempio – a qualche ragionamento che li aiuti a ricordare il dato da memorizzare.

Il dislessico usa insomma degli “stratagemmi” per ricordarsi di qualcosa, ma oggi, grazie a Dio, non c’è più bisogno di ricordare quasi nulla.

Basta avere uno smartphone: tutte le date e le nozioni del mondo ti stanno dentro una tasca.

Nel 2014, insomma, la data della “Breccia di Porta Pia” non va imparata a memoria.

Ma lascio l’argomento “nuovi metodi di studio” ai brillanti pedagoghi come Ken Robinson, per arrivare all’argomento che mi sta a cuore: la scuola media italiana.

Ordunque, i programmi della scuola media italiana si potrebbero riassumere in una parola: TUTTO!

Nella scuola media italiana si studia TUTTO (tranne un po’ di storia, riservata alle elementari: i soliti assiri, i romani, eccetera).

Alle medie si studia tutta la grammatica e tutta l’analisi logica.

Il programma di scienze comprende temi di fisica, chimica, anatomia, eccetera, trattati tutti con una terminologia che affronto a fatica anche io.

La geografia riguarda TUTTO il mondo e anche Storia dell’Arte è riferita all’intera e mondiale storia dei movimenti artistici.

Le insegnanti sono inoltre in perenne lotta tra loro perché ritengono che TUTTE le loro materie abbiano pari dignità, e quindi sui ragazzini vengono caricati montagne di compiti e vengono loro somministrate continue interrogazioni sui temi più disparati, in una confusa macedonia – di fragole e cozze – dove persino io che sono adulta faccio fatica a raccapezzarmi.

Tommaso studia addirittura un paio di secoli per volta, oppure due rivoluzioni alla volta. L’ultima verifica di storia che ha fatto riguardava la Rivoluzione Francese, quella americana e Napoleone.

E così il povero Tommaso, che è appunto dislessico e quindi dotato di scarsissima memoria, deve passare questi ultimi giorni di maggio chiuso in casa, a cercare di fissarsi in testa – ma solo per il tempo dell’interrogazione – un’abnorme quantità di argomenti che si dimenticherà il giorno dopo.

Entra Napoleone, esce la Digestione.

Esce la Digestione, entra l’Ariosto.

Esce l’Ariosto, entra il complemento indiretto (24 tipi di complementi), e così via, fino a quando non sarà finito il quadrimestre.

Che cosa resterà nella sua memoria profonda di TUTTO questo minestrone non lo sa nessuno.

L’unica cosa che sappiamo è che la scuola media italiana sta scivolando all’indietro nelle classifiche mondiali.

E forse sarebbe il caso di farsi venire qualche dubbio sui metodi e i programmi di studio.

La vasta, immensa e superficiale superficie dei programmi sta diventando l’ostacolo a una forma vera e profonda di conoscenza, dove i concetti vengono gradualmente e profondamente assimilati, per seguirti in TUTTA la vita.

Così, invece, Tommaso non si ricorderà nulla del magma mondiale del sapere, concentrato in tre anni di squola media.

 

 

 

 

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I have a dream: l’esposto al Provveditorato

Farò una lunghissima premessa prima di arrivare al mio sogno: presentare un esposto in Provveditorato.

Dunque, sono figlia e nipote di insegnanti delle scuole medie.

Mia madre insegnava matematica e scienze, mentre mia zia insegnava italiano, storia e geografia.

Nessuna delle due insegna più, anche perché una delle due (mia zia) è morta più di dieci anni fa.

Erano le tipiche insegnanti delle scuole medie di una trentina di anni fa, quando le profie si mettevano dei baschetti pelosi con la visiera e portavano delle scarpe con le frangette che credo nessun’altro in Italia avesse il coraggio di indossare.

Mia zia aveva una vera collezione di quei terribili cappelli pelosi da insegnante e mia madre non era da meno. Avresti capito che erano due insegnanti a chilometri di distanza. Marchiate a fuoco dai baschetti e dalle frangette sui mocassini marroni.

A tutte e due piaceva moltissimo insegnare, e gli allievi d’estate le andavano a trovare.
Mia zia organizzava delle piccole feste per le sue studentesse, per le quali preparava delle buonissime torte.

A mia madre arrivano ancora gli auguri a Natale di un suo ex-allievo con un cognome buffissimo: “Porcelli”, allievo del quale mia madre parla ancora con sconfinata ammirazione, e di cui ha conservato un quaderno di esercizi di geometria, che ogni tanto sfoglia con trepida gioia, mormorando: “Era bravissimo!“.

Insomma, non ho nessuna preclusione nei confronti della categoria degli insegnanti.
Anzi, sono cresciuta in famiglie dove si parlava solo di allievi, bidelli, colleghe, gite di classe, eccetera, e dove il vanto di mia madre era quello di NON AVERE MAI BOCCIATO NESSUNO.

Ancora adesso le piace raccontare di come si sia sempre spesa per evitare che venissero bocciati i suoi alunni, perché, secondo lei, alle medie non bisogna bocciare i bambini. Cosa di gran buon senso, perché anche io ritengo che un bambino non sia in grado di sopportare il peso psichico di una bocciatura fino a quando non arriva al ciclo di studi superiori.

Ma oggi è tutto cambiato. Le scuole sono diventate severe, i programmi sono immensi, le “verifiche” quasi quotidiane, i voti tirano verso il basso, le insegnanti danno tutti i giorni una marea di note sul comportamento dei bambini.

Sì, certo, i ragazzini di oggi sono più vivaci di quanto non fossero quelli di trent’anni fa, cresciuti in famiglie molto più normative di quelle attuali, ma non è neanche vero che TUTTI i ragazzi siano dei bulli fuori controllo. Se devo essere sincera, non ho ancora conosciuto un vero bullo pericoloso tra i compagni di classe di mio figlio. Né tanto meno lo è il povero Tommaso, che frequenta persino il corso di scacchi della scuola.

Mio figlio, per di più, è un dislessico certificato. Dal più importante ospedale italiano che studia e certifica la dislessia. Ma questo non impedisce alle sue insegnanti di ficcargli dei bei tre in grammatica (argomento sul quale i dislessici sono debolucci), e sbattersene le palle di quanto concordiamo ogni anno in un Piano Didattico Personalizzato, che dobbiamo controfirmare entrambi (genitori e insegnanti).

Al contrario, Tommaso ha dovuto ascoltare per tutte le scuole elementari le lamentele delle sue maestre che gli dicevano che ero pazza a credere che fosse dislessico, perché lui non aveva “problemi”.  Il suo unico problema era quello di avere poca voglia di studiare. Le diagnosi dei medici erano anche loro il frutto i una qualche mia passione maniacale per medicalizzare il fatto che lui non aveva voglia di studiare (uno dei sintomi, anche questo, tipici della sindrome dislessica).

Ecco, io credo che alle insegnanti di oggi manchi la pietas che avevano mia madre e mia zia per i loro allievi, anche per quelli un po’ asinelli che loro “portavano avanti“, per usare una delle loro vecchie espressioni.

Insomma, sapevano tutte e due che se un ragazzo non aveva voglia di studiare era inutile bocciarlo alle medie, ma sapevano anche che forse qualcuno aveva bisogno di più tempo per crescere e maturare.

I dislessici sono una gran parte di quegli asini di una volta, dopo che le neuroscienze hanno finalmente decrittato loro difficoltà (un disturbo a non so quali lobi temporali).

La scuola dovrebbe quindi trattarli con un po’ più di gentilezza, anche perché i dislessici sono pessimi in grammatica, ma possono essere molto bravi a fare qualcos’altro, visto che il loro QUI è nella norma (i Disturbi Specifici dell’Apprendimento possono essere certificati solo in ragazzi che abbiamo un quoziente intellettivo nella norma).

I dislessici sono “asini” dotati di grandi potenzialità, anche se per tutta la vita potrebbero leggere e scrivere male, e non sapere far di conto.

Ma le insegnanti di oggi – tranne qualche rara eccezione – sembrano avere abbandonato quell’antico buon senso che le vedeva in una posizione benevolente verso i loro allievi, per trasformarsi invece in cerberi giudicanti, nella convinzione che non ci sia stimolo migliore allo studio che qualche bel TRE sparso con generoso furore su ragazzini di dodici anni (ma so che i TRE stanno cominciando a fiorire anche alla elementari).

Ebbene, sono sicura che in quella particolare età della vita l’incoraggiamento allo studio non possa che passare per stimoli positivi, come spiega Sugata Mitra, mentre invece, quando ti iscrivi alla facoltà di Ingegneria, nessuno potrebbe questionare sul fatto che se non passi gli esami, non ti puoi laureare.

Trovo invece ORRIBILE la nuova moda dei brutti voti e delle bocciatura nella scuola dell’obbligo, e in quanto madre di un dislessico potrei anche presentare un esposto al Provveditorato per contestare i voti che vengono dati a mio figlio (sulla base di verifiche non somministrate secondo quanto prevede la legge).

Non escludo quindi che un giorno il mio sogno di presentare un esposto non si compia.

Visto che qualcuno ce l’ha già fatta:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/04/04/news/dislessia-82705187/

Gloria a quei genitori coraggiosi.

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