Non credo che sia possibile nasconderlo.
Io mi sento una sfigata.
Anzi, come mi fece notare un amico qualche tempo fa: “Ti senti una sfigata, perché SEI una sfigata“.
Non aveva tutti i torti: appartengo a quella classe media italiana, senza grandi qualità, che sta lentamente affondando in attesa della pensione di 500 euro al mese (la contributiva) che chiuderà per sempre ogni discorso sulla sfiga.
Sarò sfigata PER DAVVERO, perché sarò vecchia e POVERA. Come tutti gli italiani, peraltro, che beneficeranno delle ultime riforme del sistema pensionistico.
Però vorrei spezzare una lancia a favore di chi soffre della sindrome dello sfigato.
Intanto, vorrei precisare meglio in cosa consiste la suddetta sindrome.
Come tutti le sindromi, è diagnosticabile a partire dai sintomi, mentre l’eziologia (la causa) è sconosciuta.
Ecco un elenco dei sintomi che sono tutti molto generici, ma riconoscibilissimi per chi li prova.
- Vi sembra di poter rileggere la vostra vita come un lungo elenco di occasioni perdute.
- Siete in grado di ricostruire i momenti in cui avete fatto la “cosa sbagliata”. Sapete che se in quel momento aveste fatto la “cosa giusta”, avreste evitato alcuni – quantificabili – colpi di sfiga.
- Pensate che gli altri non si accorgano del vostro valore, e che sul posto di lavoro siate sottovalutati.
- Pensate di essere mediamente più gentili delle persone che vi circondano, e che nessuno ve lo riconosca.
- Pensate di avere avuto alcune formidabili intuizioni, che però non vi sono MAI state riconosciute.
- Pensate – se siete genitori – di non esservi comportati poi così malaccio coi vostri figli, che invece sono diventati degli sfigati esattamente come voi.
Io non so da cosa dipenda la sindrome dello sfigato, ma ho l’impressione che ne soffra il 90% della popolazione.
Forse tutti, appena compiamo trent’anni e capiamo che non vivremo per sempre, cominciamo a soffrire dei sintomi sopra descritti.
Credo a che farci sembrare tutto un po’ inutile sia il fatto che la morte è il nostro unico e inevitabile destino (scusate la banalità dell’espressione) .
Perché svegliarsi tutte le mattine alle 6 e 45 e correre al lavoro, se poi tanto finisco al Camposanto?
Bene, raga, ho voluto onorare così – con un post bello depresso – il giorno della festa dei morti.
Ricordo anche a chi si dovesse sentire particolarmente depresso durante il ponte del 1 novemmbre, che il tasso di suicidi ha un picco durante le feste di Natale e quindi, se siete veramente depressi, aspettate almeno fino al 25 dicembre per buttarvi sotto la metropolitana, così da onorare le statistiche.
Oppure mandatemi un’email. Io rispondo a tutti.
Ultima cosa.
Dicono che che quelli che sono un po’ depressi, scrivono roba brillante.
Io credo di essere un po’ depressa, e quindi scrivo roba che cerca di far ridere.
I libri che ho pubblicato fino ad adesso non sono un granché, ma appartengono al cosiddetto genere brillante.
Ho però in serbo un capolavoro – che non ancora scritto – in cui parlo solo di MORTE.
Non vedo l’ora di buttarmici sopra.
Ultimissima cosa.
Se qualcuno volesse leggere l’autobiografia di uno che si sentiva uno sfigato, non aspettate un minuto di più e compratevi “Le confessioni” di Rousseau.
La meravigliosa storia di un uomo timido che fa l’amore con una prostituta perché non ha il coraggio di dirle di no, e poi scappa dal medico per paura della sifilide.
Un ipocondrico che sposa una donna un po’ stupidotta, e poi sparla MALAMENTE della suocera che lo tormenta.
Un genio che scrive un libro geniale sulla normalità.
Non c’è scampo dalla normalità, credetemi.
Tanto vale rassegnarsi (io l’ho già fatto).