Archivio mensile:luglio 2013

Ultima, inutile e disperata promozione di Omicidi in pausa pranzo

Se c’è qualcuno dei miei quattro lettori che fosse riuscito ancora a NON scaricare gratis i due libretti scritti dalla sottoscritta, domani potrà liberamente tirar giù una copia da Amazon, senza neanche  mettere il numero di carta di credito.

Mi sono accorta di aver rinnovato per sbaglio l’iscrizione a  KDP Select e quindi ho il diritto di regalare il mio libretto anche a chi NON lo vuole per cinque lunghissimi giorni.

Non c’è bisogno del Kindle, potete scaricare anche solo il software.

Dubito che ci sia ancora qualcuno davanti al PC in luglio, ma come rinunciare a una tale fantastica occasione?

Il mondo sta crollando come Atlandide tra i flutti del mare, e io sono qui che penso alla cazzatine che scrivo.

SHAME ON ME!

Ecco il link….

http://www.amazon.it/Omicidi-in-pausa-pranzo-ebook/dp/B00C1P3M7K/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1373839886&sr=8-2&keywords=viola+veloce

La mamma Angry Birds

Fa caldo, andrò in vacanza tra un mese, non ne posso più, combatto contro le formiche, non ho più voglia di vivere né di andare a lavorare, ma sabato scorso mi sono lanciata nei saldi – odio lo shopping – per amore di Tommaso.

Sono andata in cerca – nei miei soliti posti – di roba marchiata.

Prima da Scarpe e Scarpe, dove ho chiesto al commesso di darmi tutto quello che aveva della Nike e che avesse un prezzo ragionevole.

Il gentile ragazzo ha osato chiedermi: “Posso farle vedere qualcosa della Puma?”.

Ho risposto perentoria: “No, SOLO DELLA NIKE!”.

Il preadolescente che non si lava i piedi, i denti, la faccia, deve calzare il suo fettone puzzone in scarpe rigorosamente della Nike per sentirsi parte dell’umano consesso.

Poi, col trofeo nel sacchetto, sono scesa nella solita Oviesse.

Dove – guarda, guarda – ho visto che c’era un banco con le magliette di Angry Birds in saldo.

Mumble, mumble… al 50%!

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Mi sono quindi avventata sulle magliette e ne ho prese ben QUATTRO!

E mentre mi avviavo alla cassa pregustando la deliziosa notizia che avrei dato all’adolescente in cerca di identità fittizia, ho incontrato un’altra mamma, anche lei col figlio preadolescente che cambia taglia ogni 6 mesi.

Non so quale trofeo avesse in mano, ma le ho subito detto: “Ehi, ci sono le magliette di Angry Birds a 7 euro!”.

Lei allora ha praticamente urlato di gioia: “In saldo? Quelle di Angry Birds?”.

“Sì!” – le ho detto – “Sono sul bancone là in fondo!”

Non mi ha neanche salutato ed è sparita. L’ho intravista subito dopo che si buttava con la grazia di un tonno sul banchetto in questione.

Però  – believe me – non ho perso tutte le speranze sulla possibilità di recuperare la vocazione consumista del povero Tommaso.

Un paio di giorni fa, Tommaso mi ha fatto vedere il nuovo screensaver del PC.

Era la foto storica di Korda fatta a Che Guevara, quella col baschetto!

Allora mi sono detta: “Vedrai che tra un po’ vorrà la maglietta col Che…”.

E io non sarò più la mamma Nike e la mamma Anngry Birds, ma diventerò finalmente la mamma Che Guevara!

Difficile sarà – invece – far capire a Tommaso che Che Guevara non è una marca di magliette e jeans, ma un signore un po’ bizzarro che era bello anche da morto. Quindi bellissimo anche da vivo e perfetto per venire tramandato ai posteri come icona COMUNISTA.

Ma che cos’è il COMUNISMO? Una variante cubana del CONSUMISMO, gli risponderò.

E perché Cuba è famosa, mi chiederà il giovane Tommaso?

Perché è la patria del CUBA LIBRE, gli risponderò io.

Fiera mamma Che Guevara.

Un racconto “giovanile”

Lo sanno tutti quelli che leggono le “critiche” letterarie sui blog: il 50%  sono false.

Cioè pubblicate dalle amiche, le sorelle, le cugine e le zie della scrittrice/scrittore in questione.

Trascrivo queste perché divertenti – non dirò come si chiama il libro – e perché anch’io sono stufa del condominio.

L’autrice deve avere novant’anni, così come le cugine (prime) che la recensiscono.

Una bella storia, adatta ai giovani, ma anche agli adulti che tratta il tema della perdita, del dolore e del senso di colpa.
I personaggi sono vivi, reali e ben caratterizzati, specie XX, la sorella di XY, “deus ex machina del romanzo”.
A tratti si sorride, a momenti ci si commuove, ma alla fine si è certi di aver letto un bel libro!”

“Ho trovato bello il modo di vedere il mondo giovanile con occhi “giovanili”, a cominciare dai dialoghi, mai forzati e molto naturali, che alleggeriscono la narrazione rendendola oltremodo piacevole.”

“Lo stile è pulito, elegante, discreto, tipico dell’autrice.”

Autrice e recensori sono già probabilmente morti di vecchiaia mentre pubblico queste righe.

Ancora il condominio (le mie piante), poi la smetto

So perfettamente che non dovrei farlo, ma pubblico lo stesso una delle email che mandano i condomini.

Questa l’ho ricevuta ‘sta mattina. Un capolavoro.

Ma per capire tutte le allusioni nascoste – da parte di chi l’ha scritta – devo fare una premessa.

L’autrice della missiva – una donna – ha un cane che non porta MAI ai giardini, ma lascia pascolare nella nostra viuzza, davanti al suo cortile (abita al piano terra).

La signora in questione raccoglie poi le cacche del cane, ma non lava mai la strada davanti a casa NOSTRA, col risultato che d’estate ci sono delle mosche grandi come fenicotteri che svolazzano allegre sulle pipì del SUO cane.

Ordunque, costei MI PERSEGUITA perché ho due oleandri e un paio di ortensie sul terrazzo che perdono i fiori – cadendo sulla strada – e perché AVEVO un impianto di irrigazione, col TIMER, che poi si è rotto.

Mi è quindi capitato qualche volta di innaffiare – PER SBAGLIO – con più abbondanza gli oleandri, con il risultato che scendeva un po’ d’acqua sulla strada.

Lei allora usciva e cominciava a urlare: “BASTA! E’ UNO SCANDALO! CHE VERGOGNA TUTTA QUEST’ACQUA!”.

Dopo un paio di scenate del genere, ho cominciato a innaffiare tardissimo le piante.

Quando mi sembrava che la persecutrice fosse andata a letto, uscivo furtivamente sul terrazzo e aprivo MANUALMENTE il rubinetto dell’irrigatore (visto che nel frattempo si era rotto il timer).

Facevo piano, pianissimo, con una torcia in mano per controllare che l’acqua non straboccasse dai sottovasi.

Ma sono riuscita lo stesso a farmi beccare un altro paio di volte mentre cadeva un po’ d’acqua per strada – la stronza aveva sentito il rumore – col risultato di sentirla urlare di nuovo: “BASTA CON L’ACQUA! VIENI FUORI SE HAIL CORAGGIO!”. (Io col cavolo che uscivo!)

Ho quindi ulteriormente posticipato l’innaffiatura delle piante, perché, appena aprivo il rubinetto, mi veniva un attacco di tachicardia, come il cane di Pavlov.

Finalmente ce l’ho fatta: la scotennata non mi ha più colto sul fatto, anche se manca poco che metta la sveglia alle tre di notte per innaffiare gli oleandri.

Cos’ha fatto allora la vicina, visto che non aveva più nulla di cui lamentarsi?

E’andata in giro a raccontare agli altri condomini che avevo impostato il TIMER (che non ho più) alle sei del mattino, quando lei porta fuori il cane a pisciare, e così la bagnavo tutti i santi giorni.

Chi me l’ha riferito, sosteneva di avere visto anche lui l’acqua che scendeva alle sei del mattino dal mio balcone!

Un fenomeno di allucinazioni collettive, come la Madonna che lacrima sangue.

Adesso basta, però.

Leggete l’email della vicina.

Con una premessa.

I “residui floreali” sono i miei.

L’impianto di irrigazione (che non ho più) è il mio.

Mi ero lamentata IO della zozzeria della cantina (dovuta principalmente ai condomini), ma non avevo mai sostenuto che il ragazzo delle pulizie la usasse come cesso…

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“Quante mail, quanta pignoleria per ogni dettaglio riguardante  il decoro del palazzo interno, ascensore e adesso CANTINA.

Mi chiedo come mai non vi siate mai accorti uscendo dal portone della sporcizia lasciata in strada dai Vostri residui floreali????

Adesso che non potrete più far finta di non vederli, vi chiedo cortesemente di volerli rimuovere regolarmente.

Chiedo cortesemente di voler regolare i vostri impianti d’irrigazione, in modo di non avere la strada inondata (come accade spesso) e di non rischiare una doccia.

Per quanto riguarda cambiare l’impresa di pulizia come già ribadito in assemblea dico di NO e dirò sempre di NO.

A difesa di XX (ndr: il ragazzo che fa le pulizie), siete sicuri che sia LUI a fare pipì in cantina?

Non potrebbe essere stato uno degli operai che hanno montato l’ascensore?

Per chi non lo sapesse, XX ha un bagno a sua disposizione al n° 6.

E, come dice lui: “NON ESSENDO UN ANIMALE, utilizzo il bagno! 

Credo che stiamo veramente rasentando il ridicolo.”

Condominio: vince ancora l'”OTTONIFICATORE”!

Riassumo brevemente per chi non avesse letto i post precedenti.

Nel mio condominio si aggira un OTTONIFICATORE (con un discreto seguito) che trasforma in OTTONE tutto quello che tocca.
Dalla buca della posta, ai campanelli fino alle soglie dell’ascensore e, prossimamente, anche il portone.

Bene, costui è stato anche il maggior propugnatore dell’installazione di un impiantino di telecamere che vorrebbe estendere anche ai nostri due terrazzini (costringendomi a vivere sotto la minaccia che ogni mio gesto sul balcone venga filmato, come in un gulag della Corea del Nord).

Da qui la richiesta della condomina del piano terra di mettere sotto sorveglianza anche il cavedio, nel caso in cui Steven Soderbergh voglia girare Ocean’s Fourteen nel nostro condominio e non chieda il permesso per fare le riprese nell’inespugnabile cavedio, teatro di una delle sue sceniche e impossibili rapine.

Pensavo che qualcuno le avrebbe detto: “No, il cavedio no!”, ma invece l’OTTONIFICATORE ha subito mandato un’email: “Ottima idea! Mettiamo anche il cavedio sotto sorveglianza!”.

Non ho detto nulla. Volevo rispondere con due righe per prenderlo in giro: “Sono favorevole, ma solo se la telecamera è in ottone”.

Poi ho capito che l’avrei offeso e mi avrebbe perseguitato con le email e gli sms (una sua specialità).

Non so neanche se scrivergli che mettere le telecamere nel cavedio non serve a nulla, se non lo si comunica al possibile ladro. E’ un sistema di sorveglianza legato a un NECESSARIO PIANO DI COMUNICAZIONE.

Il ladro, a questo punto, può mettersi una mascherina nera come Diabolik e fare quello che gli pare. Le telecamere riprendono e basta, non sono collegate a una centrale antirapina: non servono quindi assolutamente a NULLA.

Ma siccome siamo italiani, finirà che ne metteremo una mezza dozzina e non scriveremo neanche l’avviso: “Cavedio: no trespassing!”.

Ma l’OTTONIFICATORE non molla la presa.

La prossima battaglia è quella per l’omologazione dello zerbino. Non sopporta, in particolare, che il mio sia diverso dal suo.

Ha già annunciato che TUTTI dovremo avere lo stesso zerbino, scelto da lui, appena avremo ridipinto le scale (porte nere e pareti color corda, come ha già annunciato).

E mentre l’ottonificazione avanza, una famiglia di ratti, attratta dalla bellezza delle finiture del nostro condominio, si trasferirà nelle cantine, dove nessuno pulisce  e tutti buttano alla rinfusa le cose di cui vogliono disfarsi, senza usare le riciclerie.

Davanti liceo, dietro il museo.

Davanti l’ottone, dietro il cafone.

Il condominio come la Corea del Nord

Secondo post sull’orrido tema del condominio.  Scritto in fretta per il caldo.

Ordunque: un gruppo di condomini ha proposto e votato di installare un sistema di videosorveglianza.

Le telecamere sono state montate. Nessuno di noi sa, peraltro, dove andranno a finire le immagini registrate.

Ma le telecamere in questione sono SOLO due.

Che puntano verso il portone.

E’ quindi partito un treno di email da parte dei vari condomini per indicare nuovi punti in cui posizionare ALTRE telecamere.

Il condomino del secondo piano ne ha proposte ALTRE DUE che inquadrino in permanenza il MIO e il SUO balcone, per impedire possibili tentativi di espugnamento dall’alto.

Questo significherebbe vivere – sul mio balconcino dove ogni tanto mangio una mozzarella – sotto l’occhio vigile di una telecamera che NON voglio, ma che forse dovrò pagare (la maggioranza vince…).

Poi un’altra condomina ha proposto di mettere una QUINTA telecamera che inquadri il suo ingressino indipendente (ha un miniterrazzo a piano terra).

Infine – ultimo colpo di scena assolutamente DADAISTA – la condomina del piano terra, il cui loftettino affaccia su un minuscolo cavedio insieme ai nostri cessi, ha proposto di mettere la SESTA telecamera che inquadri il cavedio, per proteggerci da un’incursione di Tartarughe Ninja nel caso in cui si calino dal tetto con il losco intento di penetrare nei nostri appartamenti.

IO LO SO  che tutti voteranno a favore dell’impianto di sorveglianza da gulag Nord Coreano e SO BENE  che dovrò pagare la mia salatissima quota per  spiare ME STESSA.

Comincio a pensare che i PUNKABESTIA non abbiano tutti i torti. Stanno da soli coi cani, accampati Dio sa dove in qualche tenda o sotto i ponti.

Liberi dal condominio.

Milano da sudare

Sono rimasta qui, come sempre, nel week-end più bollente di luglio, perché sono troppo scannata per uscire dalla bagnarola milanese.

Altra giornata uggiosa e rovente, dove i “rimasti a Milano” – categoria molto svantaggiata – si aggirano per le vie umide della città, usmandosi come reciproci sfigati.

Se sei qui, a Milano, anche tu, non hai il monolocale in Liguria, la villetta in Trentino o qualcuno che ti ospita in campagna.

Non sei a New York, che è figa anche in agosto, sei in una città che non è figa neanche in dicembre, con la Rinascente coi lumini.

A Milano si suda e si lavora. Punto e basta.

La Fallaci e il condominio

Volevo scrivere un post sulla seconda rivoluzione egiziana che cominciava così: “Se mi puntassero una pistola e mi dicessero di scegliere chi è peggio tra i musulmani e i messicani avrei un attimo di esitazione; poi sceglierei i musulmani perché mi hanno rotto le palle”.

Avrei quindi specificato che la frase non era di Borghezio, ma della Fallaci (pace all’anima sua), che ce l’aveva anche con i messicani (l’avevano portata in obitorio, a Città del Messico, dopo una sparatoria, credendola morta).

Poi avrei detto che la RABBIA – co-titolo, insieme all’orgoglio, di uno dei suoi libri ‒ è un sentimento che mi fa schifo, e poi avrei anche scritto che la Fallaci non si sarebbe mai immaginata che la seconda rivoluzione egiziana l’avrebbero fatta i musulmani contro i Fratelli Musulmani.

Poi ho pensato, in ordine:

  1. a nessuno gliene frega niente delle mie opinioni sui Fratelli Musulmani,
  2. a nessuno gliene frega niente delle mie opinioni sui libri della Fallaci (anche se in estate andrebbero benissimo per accendere la carbonella e farsi una bella grigliata),
  3. la RABBIA è invece un sentimento nobilissimo quando lo si prova nei confronti degli altri condomini, per esempio, e non di qualche generica categoria, come per appunto i musulmani della Fallaci,
  4. la rabbia è l’UNICO e NOBILE sentimento che un condomino possa provare nei confronti delle riunioni di condominio e delle mailing list dei condomini che poi passano le giornate a insultarsi per email (dopo che sono finite le riunioni).

No, non sopporto i libri della Fallacci e i suoi incitamenti all’odio intrarazziale o intrareligiso, ma l’ODIO, in un condominio, è l’unico sentimento DEGNO di essere provato.

L’ammetto: non sono mai stata una fan dei condomini e ho cercato di starne fuori più a lungo che ho potuto. Ma a un certo punto sono stata costretta a entrare in campo.

Siamo troppo poveri per farci fottere dagli amministratori di condominio – sono riuscita a trovarne un po’ più  onesto e farlo nominare al posto di quello vecchio – ma soprattutto odio l’OTTONE.

L’ottone, cosa c’entra l’OTTONE?

C’entra eccome, perché mi è bastato non andare a un paio di riunioni per ritrovare il condominio fatiscente dove abito – cade per davvero a pezzi – foderato di ottone.

Con tutti i problemi e i guai che abbiamo, gli altri condomini avevano pensato bene di ottonificare il citofono, la buca delle poste, la cassetta della posta e il corrimano delle scale nell’ingresso.

In un condominio di due piani era stato votato di sostituire il vecchio citofono con uno nuovo, naturalmente un videocitofono, e naturalmente di ottone. Un gruppo di condomini si era quindi nascostamente incontrato per scegliere il modello del videocitofono, in ottone satinato, con le targhette sempre in ottone, retroilluminate da una lucetta rossa.

L’effetto finale era quello dei fornetti nei cimiteri.
Avete presente i lumicini perenni che ardono elettricamente all’infinito sull’ossario dei nostri cari?

Ecco, mi era partito mezzo stipendio per il fornetto in ottone con sopra il mio nome retroilluminato.

Un amico, dopo averlo visto, si era infatti così espresso: “Non lo voglio neanche sulla tomba!”.

Il mio problema, più prosaico, era quello di fermare l’ottonificazione, perché il materiale è costoso, tendenzialmente brutto, e quasi sempre burino.

Rovinarmi per essere burina mi sembrava indegno, oltre che idiota.

Sono allora entrata nell’agone condominale.

Ho cominciato a controllare i conti, sono riuscita a impedire delle GROSSE cazzate che mi sarebbero costate un mucchio di soldi, ma non sono riuscita a fermare il processo di OTTONIFICAZIONE che continua imperterrito, sostenuto in particolare da un paio di condomini.

Stanno per arrivare, sempre in ottone, le sogliette per l’ascensore e i campanelli (uguali per tutti) in ottone.

Verrà poi ottonificato anche il portone – una fascia  in basso – perché è molto chic e farà pendant con il citofono e coi campanelli.

Tutto questo mentre la nostra casa sta crollando e in cantina tutti abbandonano per terra i rifiuti, sbattendosene le palle dell’igiene e degli altri.

Il nostro condominio assomiglia al mondo e all’Italia.

Una patina di ottone cafone sulla tragedia del declino della civiltà e del senso civico.

Ma qui non vorrei fare la parte della Fallaci, che sembrava mia nonna in carriola quando straparlava dell’Islam.

La cucina schifosa di mia madre (da piccola chimica)

Tommaso si lamenta in continuazione per le porcate che gli cucino. Non ha tutti i torti.

Guardate l’ultima, fotografata insieme alle decorazioni di Natale che non ho mai tolto (per pigrizia) e non toglierò più, visto che mancano solo sei mesi al Natale.

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Non vi do la ricetta per una forma di rispetto nei vostri confronti, ma posso solo dirvi che è un DOLCE.

Per farlo più in fretta, l’ho cotto nel microonde, e quello è il risultato.

Il sapore non era malaccio, ma la consistenza molto molto STRANA.

Una specie di cemento elastico, al sapore di limone e vaniglia.

Tommaso non l’ha neanche voluto assaggiare, e si è messo addirittura a piangere: “Ma perché non cucini delle cose NORMALI?!”.

Io allora gli ho risposto: “Ma tu non mangi NIENTE!“.

E lui: “Ma perché fai solo ESPERIMENTI?”.

Poi si è chiuso in camera sua, come sempre, mentre io ingoiavo il cemento al limone per la rabbia (con generose sorsate di acqua per non rimanere soffocata).

Il giorno dopo ne ho portato una porzione a un collega golosissimo che mangia qualsiasi cosa e persino lui si è rifiutato di toccare la COSA.

Allora, si chiederanno i quattro o cinque lettori del mio blog: ha ragione Tommaso quando si rifiuta di toccare i prodotti dolciari usciti dal mio microonde (per fare prima)?

Sì e no.

Per Tommaso le cose normali sono la pasta in bianco e le cotolette. Con la variante della pasta al  pesto (in salsa di pomodoro, ultimamente).

Se fosse per lui, mangerebbe solo quelle due cose lì, più tutta la gamma di hamburger del McDonald’s e di Burgher King.

Non so come Tommaso sia riuscito a sopravvivere a scuola con la Milano Ristorazione, ma a quanto pare quella roba la mangiava, perché adesso è addirittura un po’ cicciotto.

Il problema VERO è che io non l’ho mai abituato ai sapori VARI di una buona cucina, fatta col tempo e con amore, da una madre che ha il tempo di stare davanti ai fornelli, dopo aver pulito gli spinaci e lavato l’insalata.

La mamma che lavora, torna a casa tardi, cucina MALE la prima cosa che trova in frigorifero e gliela sbatte sul tavolo.

E il figlio della madre che lavora usa il cibo per contestarle il POCO tempo che lui passa con lei.

A Tommaso non piace per principio quello che cucino, perché è troppo piccolo per riuscire a dirmi: “Mamma, vorrei che tu passassi più tempo con me!”.

Si limita a essere svalutante, aumentando la mia rabbia, quando provo a cucinare qualcosa di diverso dalla pasta al pesto.

Però, è vero, ha ragione lui: ADORO GLI ESPERIMENTI.

Credo di non aver mai cucinato due volte la stessa cosa – a parte la pasta al pesto e il risotto allo zafferano – anche perché adesso ho un forno tutto strano che fa un po’ di tutto. Microonda, griglia, crispa.

E le porcate VELOCI sono all’ordine del giorno. Cotte con quelle strane onde che solidificano all’istante.

Quindi Tommaso non ha completamente torto.  Ha la madre PICCOLA CHIMICA che perfeziona le sue bassi dote culinarie col forno nucleare di ultima generazione.

Sesso per Signore e Signorine (copiato)

Case editrici e scrittori si buttano da sempre sui solchi tracciati dagli altri, proprio come nello sci di fondo.
Nulla è più confortante che seguire la pista e bersi un bel VOV quando arrivi al rifugio (se riesci a non vomitarlo subito dopo, perché fa schifo).

Adesso, per esempio, va di moda scopiazzare il genere Sesso per Signore e Signorine, sdoganato dalle Cinquanta sfumature e, ancora prima, dalle saghe vampiresche.

Ormai – TU, DONNA! – puoi portarti un libro erotico in spiaggia, senza che nessuno dica niente.

Più che libri veri e propri, sono degli Harmony Hard con la copertina chic e la trama rosa, conditi da qualche bella frustata e dosi abbondanti di “famolo strano”.  Per signore mature e giovanette attratte dal soft porno.

Ma il lettore 2.0 (basta, però, con ‘sto 2.0, ché lo metto dappertutto), stana le brutte copie e le diffama. E stana anche le parodie, altro genere in voga, quelle in cui l’autore prende un libro alla moda e lo riscrive in modo “divertente”.
Senza riuscire a divertire nessuno.

Ecco un altro po’ di commenti raccolti su Amazon, tra i lettori che danno 1 STELLA ai libri in questione.
Ho cancellato tutti riferimenti a persone, parole, opere e omissioni, perché in Italia una denuncia per diffamazione non te la toglie nessuna.

SESSO E VAMPIRI (i libri recensiti sono delle brutte copie delle saghe dei vampiretti sexy)

“Non sono contro le storie vampiresche, ma tra vampiri e ridicolezze ce ne corre. Qui non si vedono altro che sospiri, slinguazzate sul collo e aste erette”.

“Il libro sembra scritto da una quattordicenne in calore con 5 in pagella, almeno in italiano, visti i numerosi errori. Più che consigliarlo a un pubblico adulto per il linguaggio, lo consiglierei ad un pubblico mononeurone”.

“Gran brutto libro, mal scritto, con costruzioni sintattiche banali (ok, non mi aspettavo Anna Karenina, ma almeno la decenza). La protagonista entra nel letto di chiunque stia fermo al suo fianco per più di 5 minuti. Bah…”

“E’ noioso e catatonico, in poche parole è un libro noiosissimo che può solamente servire per accendere il fuoco nel camino. Se non avete soldi da buttare, non compratelo… e se invece li avete, non compratelo lo stesso”.

“Si assiste ad una girandola di incontri amorosi con degli intermezzi vampireschi che sembrano infastidire la protagonista solo perché viene interrotta sempre sul più bello! Quindi si può affermare che il nocciolo della trama sia esclusivamente il “prurito” della protagonista”.


SFUMATURE 
(qui invece ci si riferisce a una parodia delle Sfumature originali)

“Operazione marchettara tra le più infelici. Un brutto libro che campa dei fasti di una brutta trilogia. Si poteva e doveva fare meglio, magari evitando di fare alcunché”.

“Il libro è talmente piatto, talmente al di sotto di uno standard accettabile, talmente pregno di humour grossolano e scontato, che riuscirebbe a mettere in imbarazzo anche gli autori dei cinepanettoni nostrani”.

“Un’accozzaglia di luoghi comuni triti e ritriti, del genere: “L’uomo si scaccola, guarda sempre la partita, è pelato, lascia i peli sulla saponetta, non alza la tavoletta”.

“L’opera originale parla di un uomo notevolmente bello, immensamente ricco, assai sexy, decisamente premuroso, devotamente sensibile, virtuosamente fedele, eroticamente misterioso, infaticabilmente fantasioso, costantemente alla moda, perennemente in forma, oltremodo educato, che sa farsi perdonare, incurantemente generoso, inguaribilmente spericolato, che vede nella sua bella l’unico esemplare di femmina degno di attenzioni, sempre pronto a far sesso, giustamente perverso, moderatamente paterno, amorevolmente protettivo, capace d’ascoltare, socialmente arrivato, e, tanto per non farci mancare nulla, anche bravo a ballare.
Il libro della XX parla di quanto i maschi (tutti) siano distanti da questo “Homo perfectus”. E lo fa sulla via della scorreggia, del rutto, dello stravaccamento sul divano, dell’ammosciamento, della calvizie, ecc”.

E poi non si dica che i lettori non hanno gusto…