Ho riguardato pochi giorni fa le foto di classe di Tommaso, quelle fatte quando andava alle elementari.
In prima elementare, lo sguardo era limpido, il sorriso accecante, il peso nella norma.
Anche in seconda Tommaso aveva lo stesso bel sorriso che spuntava su un viso magretto e contento.
Dalla terza in poi, lo sguardo si faceva invece più addormentato.
La faccia era paffuta e le gote cadenti.
In quinta elementare, almeno sette dei suoi compagni di classe erano decisamente sovrappeso, e Tommaso – nella foto – sembrava sotto l’effetto di un oppiaceo.
Il sorriso era ebete, come quello dei pazienti dei manicomi: sedati e rassegnati.
Posso quindi affermare che la scuola elementare, a tempo pieno, frequentata da mio figlio, aveva prodotto con CERTEZZA un 30% di obesità fra i suoi compagni di classe, e posso affermare con altrettanta CERTEZZA che una delle cause era proprio la frequentazione di una scuola a tempo pieno.
Certo, io lavoro e ho bisogno della scuola a tempo pieno, ma mi vengono i brividi se penso a quello che ha dovuto sopportare mio figlio (e i suoi compagni di classe) durante gli anni delle elementari.
Sette ore di LEZIONE tutti i giorni, senza quasi mai un intervallo all’aperto – quello dopo pranzo, nel cortile della scuola – se non nella bella stagione, e solo quando erano stati BRAVI.
Per il resto, gli intervalli PICCOLI, come li chiamavano i bambini – a metà mattina e a metà pomeriggio – venivano fatti nel corridoio davanti alla classe.
Ma i maschi erano spesso IN PUNIZIONE, come raccontava mio figlio, e quindi non potevano fare l’intervallo FUORI dalla classe. E restavano chiusi dentro.
L’unica ora di ginnastica alla settimana – il venerdì – veniva quasi sempre abolita, perché l’insegnante di matematica, a cui era affidata l’ora di educazione fisica, li PUNIVA, sempre perché erano stati CATTIVI, e quindi non li portava in palestra.
Durante i consigli di classe, ai quali ho peraltro smesso di partecipare, la classe di mio figlio veniva descritta dalle sue maestre come se fosse stata la Banda della Magliana.
Secondo le maestre, i bambini erano agitati, così pericolosamente agitati, da essere sempre sul punto di esplodere in qualche pericolosissima rissa durante la quale si sarebbero accoltellati o avrebbero tirato fuori la Calibro 9 per spararsi tra di loro.
Il fatto quindi che l’intervallo e l’ora di ginnastica fossero eliminati per PUNIZIONE, ci veniva presentata come cosa buona e giusta, sulla quale noi mamme – dei futuri membri della Banda della Magliana – dovevamo convenire con le maestre.
Durante i week end, i bambini venivano subissati di compiti (soprattutto da una delle due maestre, quella di matematica), e spesso passavamo tutta la domenica a fare le operazioni, cambiando colore per le unità, le decine, eccetera.
Per Natale, Pasqua, Carnevale, eccetera, i compiti diventavano degli indigeribili mattoni che ci tenevano chiusi in casa a litigare, io e Tommaso, su come fare le operazioni a sei cifre (inutili da almeno qualche centinaio di anni, dopo l’invenzione della Pascalina o non so quale altra calcolatrice esposta al Museo della Scienza di Milano).
Il risultato di quel brillante ciclo scolastico è stato un figlio sovrappeso, leggermente depresso, molto pigro (disabituato al movimento), e discretamente asino.
La scuola gli aveva portato via il CORPO.
Il corpo era stato annullato e buttato via, perché il corpo SANO di un bambino di otto anni ha bisogno di movimento, ha bisogno di giocare.
I corpi dei bambini non possono tollerare sette ore di lezione, seduti buoni e zitti al banco.
Perché i bambini stiano fermi per tutte quelle ore, i loro corpi devono venire annullati.
Si devono abituare a stare fermi, e i bambini per godere – fisicamente – devono assumere zuccheri, visto che viene loro negata la produzione di endorfine, e cioè il piacere prodotto da un corpo in movimento.
Purtroppo ho dovuto iscrivere Tommaso a una scuola media a tempo pieno, perché io lavoro. E non c’è nessuno che possa cucinare per lui a mezzogiorno, e poi aiutarlo a fare i compiti.
Però adesso Tommaso ha finalmente trovato uno sport che gli piace.
Il rugby.
Si menano tre volte alla settimana sotto lo sguardo orgoglioso del loro allenatore.
E il sabato hanno la partita.
E io gli ho spiegato che il rugby viene PRIMA della scuola.
Mens sana in corpore sano.
Spero che Tommaso possa ritrovare il suo corpo, senza spaccarsi un femore mentre lui e i suoi compagni si menano durante una partita.
E spero che Tommaso, finito il ciclo della scuola dell’obbligo, possa vivere una vita da giovane adulto, dentro un corpo agile e pronto a servirlo.
E spero che qualche mamma fondi un comitato a difesa di almeno UN’ORA DI SPORT AL GIORNO nel ciclo della scuola dell’obbligo.
Di sicuro esistano già comitati del genere.
Se così fosse, fatemelo sapere che sono pronta a donare un rene pur di salvare i nostri figli dall’obbligo all’obesità.