Ancora il condominio (le mie piante), poi la smetto

So perfettamente che non dovrei farlo, ma pubblico lo stesso una delle email che mandano i condomini.

Questa l’ho ricevuta ‘sta mattina. Un capolavoro.

Ma per capire tutte le allusioni nascoste – da parte di chi l’ha scritta – devo fare una premessa.

L’autrice della missiva – una donna – ha un cane che non porta MAI ai giardini, ma lascia pascolare nella nostra viuzza, davanti al suo cortile (abita al piano terra).

La signora in questione raccoglie poi le cacche del cane, ma non lava mai la strada davanti a casa NOSTRA, col risultato che d’estate ci sono delle mosche grandi come fenicotteri che svolazzano allegre sulle pipì del SUO cane.

Ordunque, costei MI PERSEGUITA perché ho due oleandri e un paio di ortensie sul terrazzo che perdono i fiori – cadendo sulla strada – e perché AVEVO un impianto di irrigazione, col TIMER, che poi si è rotto.

Mi è quindi capitato qualche volta di innaffiare – PER SBAGLIO – con più abbondanza gli oleandri, con il risultato che scendeva un po’ d’acqua sulla strada.

Lei allora usciva e cominciava a urlare: “BASTA! E’ UNO SCANDALO! CHE VERGOGNA TUTTA QUEST’ACQUA!”.

Dopo un paio di scenate del genere, ho cominciato a innaffiare tardissimo le piante.

Quando mi sembrava che la persecutrice fosse andata a letto, uscivo furtivamente sul terrazzo e aprivo MANUALMENTE il rubinetto dell’irrigatore (visto che nel frattempo si era rotto il timer).

Facevo piano, pianissimo, con una torcia in mano per controllare che l’acqua non straboccasse dai sottovasi.

Ma sono riuscita lo stesso a farmi beccare un altro paio di volte mentre cadeva un po’ d’acqua per strada – la stronza aveva sentito il rumore – col risultato di sentirla urlare di nuovo: “BASTA CON L’ACQUA! VIENI FUORI SE HAIL CORAGGIO!”. (Io col cavolo che uscivo!)

Ho quindi ulteriormente posticipato l’innaffiatura delle piante, perché, appena aprivo il rubinetto, mi veniva un attacco di tachicardia, come il cane di Pavlov.

Finalmente ce l’ho fatta: la scotennata non mi ha più colto sul fatto, anche se manca poco che metta la sveglia alle tre di notte per innaffiare gli oleandri.

Cos’ha fatto allora la vicina, visto che non aveva più nulla di cui lamentarsi?

E’andata in giro a raccontare agli altri condomini che avevo impostato il TIMER (che non ho più) alle sei del mattino, quando lei porta fuori il cane a pisciare, e così la bagnavo tutti i santi giorni.

Chi me l’ha riferito, sosteneva di avere visto anche lui l’acqua che scendeva alle sei del mattino dal mio balcone!

Un fenomeno di allucinazioni collettive, come la Madonna che lacrima sangue.

Adesso basta, però.

Leggete l’email della vicina.

Con una premessa.

I “residui floreali” sono i miei.

L’impianto di irrigazione (che non ho più) è il mio.

Mi ero lamentata IO della zozzeria della cantina (dovuta principalmente ai condomini), ma non avevo mai sostenuto che il ragazzo delle pulizie la usasse come cesso…

****************************************

“Quante mail, quanta pignoleria per ogni dettaglio riguardante  il decoro del palazzo interno, ascensore e adesso CANTINA.

Mi chiedo come mai non vi siate mai accorti uscendo dal portone della sporcizia lasciata in strada dai Vostri residui floreali????

Adesso che non potrete più far finta di non vederli, vi chiedo cortesemente di volerli rimuovere regolarmente.

Chiedo cortesemente di voler regolare i vostri impianti d’irrigazione, in modo di non avere la strada inondata (come accade spesso) e di non rischiare una doccia.

Per quanto riguarda cambiare l’impresa di pulizia come già ribadito in assemblea dico di NO e dirò sempre di NO.

A difesa di XX (ndr: il ragazzo che fa le pulizie), siete sicuri che sia LUI a fare pipì in cantina?

Non potrebbe essere stato uno degli operai che hanno montato l’ascensore?

Per chi non lo sapesse, XX ha un bagno a sua disposizione al n° 6.

E, come dice lui: “NON ESSENDO UN ANIMALE, utilizzo il bagno! 

Credo che stiamo veramente rasentando il ridicolo.”

Condominio: vince ancora l'”OTTONIFICATORE”!

Riassumo brevemente per chi non avesse letto i post precedenti.

Nel mio condominio si aggira un OTTONIFICATORE (con un discreto seguito) che trasforma in OTTONE tutto quello che tocca.
Dalla buca della posta, ai campanelli fino alle soglie dell’ascensore e, prossimamente, anche il portone.

Bene, costui è stato anche il maggior propugnatore dell’installazione di un impiantino di telecamere che vorrebbe estendere anche ai nostri due terrazzini (costringendomi a vivere sotto la minaccia che ogni mio gesto sul balcone venga filmato, come in un gulag della Corea del Nord).

Da qui la richiesta della condomina del piano terra di mettere sotto sorveglianza anche il cavedio, nel caso in cui Steven Soderbergh voglia girare Ocean’s Fourteen nel nostro condominio e non chieda il permesso per fare le riprese nell’inespugnabile cavedio, teatro di una delle sue sceniche e impossibili rapine.

Pensavo che qualcuno le avrebbe detto: “No, il cavedio no!”, ma invece l’OTTONIFICATORE ha subito mandato un’email: “Ottima idea! Mettiamo anche il cavedio sotto sorveglianza!”.

Non ho detto nulla. Volevo rispondere con due righe per prenderlo in giro: “Sono favorevole, ma solo se la telecamera è in ottone”.

Poi ho capito che l’avrei offeso e mi avrebbe perseguitato con le email e gli sms (una sua specialità).

Non so neanche se scrivergli che mettere le telecamere nel cavedio non serve a nulla, se non lo si comunica al possibile ladro. E’ un sistema di sorveglianza legato a un NECESSARIO PIANO DI COMUNICAZIONE.

Il ladro, a questo punto, può mettersi una mascherina nera come Diabolik e fare quello che gli pare. Le telecamere riprendono e basta, non sono collegate a una centrale antirapina: non servono quindi assolutamente a NULLA.

Ma siccome siamo italiani, finirà che ne metteremo una mezza dozzina e non scriveremo neanche l’avviso: “Cavedio: no trespassing!”.

Ma l’OTTONIFICATORE non molla la presa.

La prossima battaglia è quella per l’omologazione dello zerbino. Non sopporta, in particolare, che il mio sia diverso dal suo.

Ha già annunciato che TUTTI dovremo avere lo stesso zerbino, scelto da lui, appena avremo ridipinto le scale (porte nere e pareti color corda, come ha già annunciato).

E mentre l’ottonificazione avanza, una famiglia di ratti, attratta dalla bellezza delle finiture del nostro condominio, si trasferirà nelle cantine, dove nessuno pulisce  e tutti buttano alla rinfusa le cose di cui vogliono disfarsi, senza usare le riciclerie.

Davanti liceo, dietro il museo.

Davanti l’ottone, dietro il cafone.

Il condominio come la Corea del Nord

Secondo post sull’orrido tema del condominio.  Scritto in fretta per il caldo.

Ordunque: un gruppo di condomini ha proposto e votato di installare un sistema di videosorveglianza.

Le telecamere sono state montate. Nessuno di noi sa, peraltro, dove andranno a finire le immagini registrate.

Ma le telecamere in questione sono SOLO due.

Che puntano verso il portone.

E’ quindi partito un treno di email da parte dei vari condomini per indicare nuovi punti in cui posizionare ALTRE telecamere.

Il condomino del secondo piano ne ha proposte ALTRE DUE che inquadrino in permanenza il MIO e il SUO balcone, per impedire possibili tentativi di espugnamento dall’alto.

Questo significherebbe vivere – sul mio balconcino dove ogni tanto mangio una mozzarella – sotto l’occhio vigile di una telecamera che NON voglio, ma che forse dovrò pagare (la maggioranza vince…).

Poi un’altra condomina ha proposto di mettere una QUINTA telecamera che inquadri il suo ingressino indipendente (ha un miniterrazzo a piano terra).

Infine – ultimo colpo di scena assolutamente DADAISTA – la condomina del piano terra, il cui loftettino affaccia su un minuscolo cavedio insieme ai nostri cessi, ha proposto di mettere la SESTA telecamera che inquadri il cavedio, per proteggerci da un’incursione di Tartarughe Ninja nel caso in cui si calino dal tetto con il losco intento di penetrare nei nostri appartamenti.

IO LO SO  che tutti voteranno a favore dell’impianto di sorveglianza da gulag Nord Coreano e SO BENE  che dovrò pagare la mia salatissima quota per  spiare ME STESSA.

Comincio a pensare che i PUNKABESTIA non abbiano tutti i torti. Stanno da soli coi cani, accampati Dio sa dove in qualche tenda o sotto i ponti.

Liberi dal condominio.

Milano da sudare

Sono rimasta qui, come sempre, nel week-end più bollente di luglio, perché sono troppo scannata per uscire dalla bagnarola milanese.

Altra giornata uggiosa e rovente, dove i “rimasti a Milano” – categoria molto svantaggiata – si aggirano per le vie umide della città, usmandosi come reciproci sfigati.

Se sei qui, a Milano, anche tu, non hai il monolocale in Liguria, la villetta in Trentino o qualcuno che ti ospita in campagna.

Non sei a New York, che è figa anche in agosto, sei in una città che non è figa neanche in dicembre, con la Rinascente coi lumini.

A Milano si suda e si lavora. Punto e basta.

La Fallaci e il condominio

Volevo scrivere un post sulla seconda rivoluzione egiziana che cominciava così: “Se mi puntassero una pistola e mi dicessero di scegliere chi è peggio tra i musulmani e i messicani avrei un attimo di esitazione; poi sceglierei i musulmani perché mi hanno rotto le palle”.

Avrei quindi specificato che la frase non era di Borghezio, ma della Fallaci (pace all’anima sua), che ce l’aveva anche con i messicani (l’avevano portata in obitorio, a Città del Messico, dopo una sparatoria, credendola morta).

Poi avrei detto che la RABBIA – co-titolo, insieme all’orgoglio, di uno dei suoi libri ‒ è un sentimento che mi fa schifo, e poi avrei anche scritto che la Fallaci non si sarebbe mai immaginata che la seconda rivoluzione egiziana l’avrebbero fatta i musulmani contro i Fratelli Musulmani.

Poi ho pensato, in ordine:

  1. a nessuno gliene frega niente delle mie opinioni sui Fratelli Musulmani,
  2. a nessuno gliene frega niente delle mie opinioni sui libri della Fallaci (anche se in estate andrebbero benissimo per accendere la carbonella e farsi una bella grigliata),
  3. la RABBIA è invece un sentimento nobilissimo quando lo si prova nei confronti degli altri condomini, per esempio, e non di qualche generica categoria, come per appunto i musulmani della Fallaci,
  4. la rabbia è l’UNICO e NOBILE sentimento che un condomino possa provare nei confronti delle riunioni di condominio e delle mailing list dei condomini che poi passano le giornate a insultarsi per email (dopo che sono finite le riunioni).

No, non sopporto i libri della Fallacci e i suoi incitamenti all’odio intrarazziale o intrareligiso, ma l’ODIO, in un condominio, è l’unico sentimento DEGNO di essere provato.

L’ammetto: non sono mai stata una fan dei condomini e ho cercato di starne fuori più a lungo che ho potuto. Ma a un certo punto sono stata costretta a entrare in campo.

Siamo troppo poveri per farci fottere dagli amministratori di condominio – sono riuscita a trovarne un po’ più  onesto e farlo nominare al posto di quello vecchio – ma soprattutto odio l’OTTONE.

L’ottone, cosa c’entra l’OTTONE?

C’entra eccome, perché mi è bastato non andare a un paio di riunioni per ritrovare il condominio fatiscente dove abito – cade per davvero a pezzi – foderato di ottone.

Con tutti i problemi e i guai che abbiamo, gli altri condomini avevano pensato bene di ottonificare il citofono, la buca delle poste, la cassetta della posta e il corrimano delle scale nell’ingresso.

In un condominio di due piani era stato votato di sostituire il vecchio citofono con uno nuovo, naturalmente un videocitofono, e naturalmente di ottone. Un gruppo di condomini si era quindi nascostamente incontrato per scegliere il modello del videocitofono, in ottone satinato, con le targhette sempre in ottone, retroilluminate da una lucetta rossa.

L’effetto finale era quello dei fornetti nei cimiteri.
Avete presente i lumicini perenni che ardono elettricamente all’infinito sull’ossario dei nostri cari?

Ecco, mi era partito mezzo stipendio per il fornetto in ottone con sopra il mio nome retroilluminato.

Un amico, dopo averlo visto, si era infatti così espresso: “Non lo voglio neanche sulla tomba!”.

Il mio problema, più prosaico, era quello di fermare l’ottonificazione, perché il materiale è costoso, tendenzialmente brutto, e quasi sempre burino.

Rovinarmi per essere burina mi sembrava indegno, oltre che idiota.

Sono allora entrata nell’agone condominale.

Ho cominciato a controllare i conti, sono riuscita a impedire delle GROSSE cazzate che mi sarebbero costate un mucchio di soldi, ma non sono riuscita a fermare il processo di OTTONIFICAZIONE che continua imperterrito, sostenuto in particolare da un paio di condomini.

Stanno per arrivare, sempre in ottone, le sogliette per l’ascensore e i campanelli (uguali per tutti) in ottone.

Verrà poi ottonificato anche il portone – una fascia  in basso – perché è molto chic e farà pendant con il citofono e coi campanelli.

Tutto questo mentre la nostra casa sta crollando e in cantina tutti abbandonano per terra i rifiuti, sbattendosene le palle dell’igiene e degli altri.

Il nostro condominio assomiglia al mondo e all’Italia.

Una patina di ottone cafone sulla tragedia del declino della civiltà e del senso civico.

Ma qui non vorrei fare la parte della Fallaci, che sembrava mia nonna in carriola quando straparlava dell’Islam.

La cucina schifosa di mia madre (da piccola chimica)

Tommaso si lamenta in continuazione per le porcate che gli cucino. Non ha tutti i torti.

Guardate l’ultima, fotografata insieme alle decorazioni di Natale che non ho mai tolto (per pigrizia) e non toglierò più, visto che mancano solo sei mesi al Natale.

IMG_20130701_223258

Non vi do la ricetta per una forma di rispetto nei vostri confronti, ma posso solo dirvi che è un DOLCE.

Per farlo più in fretta, l’ho cotto nel microonde, e quello è il risultato.

Il sapore non era malaccio, ma la consistenza molto molto STRANA.

Una specie di cemento elastico, al sapore di limone e vaniglia.

Tommaso non l’ha neanche voluto assaggiare, e si è messo addirittura a piangere: “Ma perché non cucini delle cose NORMALI?!”.

Io allora gli ho risposto: “Ma tu non mangi NIENTE!“.

E lui: “Ma perché fai solo ESPERIMENTI?”.

Poi si è chiuso in camera sua, come sempre, mentre io ingoiavo il cemento al limone per la rabbia (con generose sorsate di acqua per non rimanere soffocata).

Il giorno dopo ne ho portato una porzione a un collega golosissimo che mangia qualsiasi cosa e persino lui si è rifiutato di toccare la COSA.

Allora, si chiederanno i quattro o cinque lettori del mio blog: ha ragione Tommaso quando si rifiuta di toccare i prodotti dolciari usciti dal mio microonde (per fare prima)?

Sì e no.

Per Tommaso le cose normali sono la pasta in bianco e le cotolette. Con la variante della pasta al  pesto (in salsa di pomodoro, ultimamente).

Se fosse per lui, mangerebbe solo quelle due cose lì, più tutta la gamma di hamburger del McDonald’s e di Burgher King.

Non so come Tommaso sia riuscito a sopravvivere a scuola con la Milano Ristorazione, ma a quanto pare quella roba la mangiava, perché adesso è addirittura un po’ cicciotto.

Il problema VERO è che io non l’ho mai abituato ai sapori VARI di una buona cucina, fatta col tempo e con amore, da una madre che ha il tempo di stare davanti ai fornelli, dopo aver pulito gli spinaci e lavato l’insalata.

La mamma che lavora, torna a casa tardi, cucina MALE la prima cosa che trova in frigorifero e gliela sbatte sul tavolo.

E il figlio della madre che lavora usa il cibo per contestarle il POCO tempo che lui passa con lei.

A Tommaso non piace per principio quello che cucino, perché è troppo piccolo per riuscire a dirmi: “Mamma, vorrei che tu passassi più tempo con me!”.

Si limita a essere svalutante, aumentando la mia rabbia, quando provo a cucinare qualcosa di diverso dalla pasta al pesto.

Però, è vero, ha ragione lui: ADORO GLI ESPERIMENTI.

Credo di non aver mai cucinato due volte la stessa cosa – a parte la pasta al pesto e il risotto allo zafferano – anche perché adesso ho un forno tutto strano che fa un po’ di tutto. Microonda, griglia, crispa.

E le porcate VELOCI sono all’ordine del giorno. Cotte con quelle strane onde che solidificano all’istante.

Quindi Tommaso non ha completamente torto.  Ha la madre PICCOLA CHIMICA che perfeziona le sue bassi dote culinarie col forno nucleare di ultima generazione.

Sesso per Signore e Signorine (copiato)

Case editrici e scrittori si buttano da sempre sui solchi tracciati dagli altri, proprio come nello sci di fondo.
Nulla è più confortante che seguire la pista e bersi un bel VOV quando arrivi al rifugio (se riesci a non vomitarlo subito dopo, perché fa schifo).

Adesso, per esempio, va di moda scopiazzare il genere Sesso per Signore e Signorine, sdoganato dalle Cinquanta sfumature e, ancora prima, dalle saghe vampiresche.

Ormai – TU, DONNA! – puoi portarti un libro erotico in spiaggia, senza che nessuno dica niente.

Più che libri veri e propri, sono degli Harmony Hard con la copertina chic e la trama rosa, conditi da qualche bella frustata e dosi abbondanti di “famolo strano”.  Per signore mature e giovanette attratte dal soft porno.

Ma il lettore 2.0 (basta, però, con ‘sto 2.0, ché lo metto dappertutto), stana le brutte copie e le diffama. E stana anche le parodie, altro genere in voga, quelle in cui l’autore prende un libro alla moda e lo riscrive in modo “divertente”.
Senza riuscire a divertire nessuno.

Ecco un altro po’ di commenti raccolti su Amazon, tra i lettori che danno 1 STELLA ai libri in questione.
Ho cancellato tutti riferimenti a persone, parole, opere e omissioni, perché in Italia una denuncia per diffamazione non te la toglie nessuna.

SESSO E VAMPIRI (i libri recensiti sono delle brutte copie delle saghe dei vampiretti sexy)

“Non sono contro le storie vampiresche, ma tra vampiri e ridicolezze ce ne corre. Qui non si vedono altro che sospiri, slinguazzate sul collo e aste erette”.

“Il libro sembra scritto da una quattordicenne in calore con 5 in pagella, almeno in italiano, visti i numerosi errori. Più che consigliarlo a un pubblico adulto per il linguaggio, lo consiglierei ad un pubblico mononeurone”.

“Gran brutto libro, mal scritto, con costruzioni sintattiche banali (ok, non mi aspettavo Anna Karenina, ma almeno la decenza). La protagonista entra nel letto di chiunque stia fermo al suo fianco per più di 5 minuti. Bah…”

“E’ noioso e catatonico, in poche parole è un libro noiosissimo che può solamente servire per accendere il fuoco nel camino. Se non avete soldi da buttare, non compratelo… e se invece li avete, non compratelo lo stesso”.

“Si assiste ad una girandola di incontri amorosi con degli intermezzi vampireschi che sembrano infastidire la protagonista solo perché viene interrotta sempre sul più bello! Quindi si può affermare che il nocciolo della trama sia esclusivamente il “prurito” della protagonista”.


SFUMATURE 
(qui invece ci si riferisce a una parodia delle Sfumature originali)

“Operazione marchettara tra le più infelici. Un brutto libro che campa dei fasti di una brutta trilogia. Si poteva e doveva fare meglio, magari evitando di fare alcunché”.

“Il libro è talmente piatto, talmente al di sotto di uno standard accettabile, talmente pregno di humour grossolano e scontato, che riuscirebbe a mettere in imbarazzo anche gli autori dei cinepanettoni nostrani”.

“Un’accozzaglia di luoghi comuni triti e ritriti, del genere: “L’uomo si scaccola, guarda sempre la partita, è pelato, lascia i peli sulla saponetta, non alza la tavoletta”.

“L’opera originale parla di un uomo notevolmente bello, immensamente ricco, assai sexy, decisamente premuroso, devotamente sensibile, virtuosamente fedele, eroticamente misterioso, infaticabilmente fantasioso, costantemente alla moda, perennemente in forma, oltremodo educato, che sa farsi perdonare, incurantemente generoso, inguaribilmente spericolato, che vede nella sua bella l’unico esemplare di femmina degno di attenzioni, sempre pronto a far sesso, giustamente perverso, moderatamente paterno, amorevolmente protettivo, capace d’ascoltare, socialmente arrivato, e, tanto per non farci mancare nulla, anche bravo a ballare.
Il libro della XX parla di quanto i maschi (tutti) siano distanti da questo “Homo perfectus”. E lo fa sulla via della scorreggia, del rutto, dello stravaccamento sul divano, dell’ammosciamento, della calvizie, ecc”.

E poi non si dica che i lettori non hanno gusto…

Depressione 2.0 (per blogger letti POCO)

Un altro blogger, Nicola, ha scritto: “Basta, chiudo il mio blog! Tanta fatica per essere letto POCO!”.

Insomma, Nicola, non sei l’unico.

Anch’io sono letta POCO.

La maggior parte dei blogger è letta POCO.

Sono pochissimi i blogger che hanno tanti follower e tanti commenti, e che riescono ad allargare il loro mercato (di follower e commenti).

In genere i blog, anche quelli più piccoli o appena nati, hanno i loro aficionados, che continuano affettuosamente a leggere e commentare i post partoriti con dolore dal blogger – depresso – in questione.

Ma la maggior parte dei blog non riesce a raccogliere nuovi proseliti.

Perché, si chiede quindi il blogger depresso 2.0?

Queste le mie risposte – da blogger depressa 2.0 – sui requisiti minimi per stare in piedi (invece di collassare, magari anche a ragione).

Il font. Usalo bello grosso. Non abbiamo – hanno – tutti dieci decimi. Più il font è piccolo, e meno lettori avrai.

Le immagini. Se nei tuoi post metti un’immagine, sarebbe meglio.

Non arrivare troppo tardi. Le prime blogger mamme, per esempio, sono state molto seguite. Adesso la concorrenza (sulle mamme) è quasi imbattibile. Evitare gli spazi troppo affollati.

L’argomento. Se scrivi di qualcosa in particolare, gli utenti verranno a cercarti per trovare informazioni UTILI. La mia amica Bruna, appena conosciuta, dà un sacco di info utili su Survive Milano. Chi va sul suo blog, troverà date, numeri di telefono, suggerimenti, consigli. Non resterà a mani vuote.

Il modo in cui scrivi. Qualche dialogo, frasi brevi, spazi tra una frase e l’altra, aiutano il lettore internettiano. Le pagine senza gli a capo sono illeggibili.

La lunghezza dei post. Evitare quelli lunghissimi. On line non si legge quasi più nulla, ma si scorre un testo. Testi brevi, quindi, non chilometriche pensate.

La frequenza dei post. Meglio tanti piccoli post, che non uno al mese o alla settimana. Il lettore vuole novità, non torna spesso su un blog che non viene aggiornato con frequenza o che viene aggiornato random (per un mese una volta al giorno, poi per due mesi nulla).

L’ironia. Meglio leggere i post di un blogger divertente che non di uno depresso (2.0).

Il coraggio. Di continuare a scrivere anche se nessuno, o quasi, ti legge.

Il masochismo. Questo ingrediente è NECESSARIO. Altrimenti faremmo tutti cose più divertenti (per noi) di bloggare.

25 euro a Google AdWords.  Adesso c’è la promozione: per 25 euro (glieli ho dati) te ne regalano 75. Non aspettatevi i miracoli, per carità.

P.S. Se poi cercate anche di vendere un ebook, allora la depressione 2.0 sarà moltiplicata per 1000.
Si parla in questi casi di depressione 2000.0.

La mutanda zarra da pre-adolescente

IMG_20130629_165322

Eccola!

Oggi sono andata con Tommaso al mercato a caccia di mutande. La prossima settimana deve partire per la colonia estiva equipaggiato del solito corredo di biancheria marchiata con nome cognome.

Fino poco tempo fa, le mutande gliele compravo io. Quelle bianche, sgambate,  nei pacchi da tre dell’Oviesse.
5 euro per 3 mutandine da bambino.

Una volta ero riuscita a trovare sulla bancheralla di un mercato un pacchetto – scontato, naturalmente – di mutande bianche che avevano una specie di Batmanino colorato in un angolo.

A Tommaso erano piaciute moltissimo, e aveva espresso una sincera gratitudine nei miei confronti.

Poi, un bel giorno, più di un anno fa, sono stata avvisata: “Indosso solo boxer! Non provare a portarmi a casa mai più le mutande dell’Oviesse!”.

Il pupone aveva solo dieci anni, ma si era espresso molto chiaramente.

Ero quindi tornata all’Oviesse – da lì non mi muovo – alla ricerca di boxer scontati. Ne avevo comprati un paio blu.

Accettati, ma con riserva.

Qualche giorno dopo, insieme a mia sorella, Tommaso si era spinto fino a H&M, dove aveva trovato dei boxer decorati col faccione di Homer: quelli sì, erano stati promossi.

Ma adesso non gli vanno più bene, e io sono una mamma economica.

Questa mattina, così, l’ho trascinato al mercato.

Gli ho proposto l’acquisto di un paio di boxer semplici, a righine blu, ma lui ha nicchiato.

Poi ha visto quell’ORRORE  che vedete in fotografia e ha detto: “Quelli sono BELLISSIMI!”.

Visto il prezzo interessante – 2 euro – gli ho subito detto: “Certo, sì, sono MERAVIGLIOSI. Compriamoli!”.

Proprio in quell’istante, si è avvicinata al banco un’altra mamma che conoscevo di vista (incontrata ai giardini, probabilmente), anche lei a caccia di mutande con un figlio maschio pre-adolescente al seguito.

Il ragazzino ha dato uno sguardo veloce ai boxer militari di Tommaso e ha detto: “Mamma, sono BELLISSIMI!”.

Lei gli ha risposto: “Ma sono ORRENDI!”.

Lui ha insistito: “Mamma, non vedi come sono BELLI!”.

Ha ceduto subito anche lei. Non so quante paia ne abbia presi.

Il figlio che volevo

Nell’Occidente in declino, ma ancora pieno di speranzose ambizioni, ho cercato di fare tutto quello che potevo perché mio figlio avesse la migliore delle educazioni.

Anche musicale, anche sportiva: un bambino sano, che faceva tanti begli sport, suonava almeno UNO strumento, e non mangiava schifezze.

Da cosa vogliamo cominciare?

L’educazione musicale?

Tommaso ha cominciato a 5 anni il corso di pianoforte con il metodo Yamaha.

Un metodo rivoluzionario, adatto ai bambini di tutte le età, che avrebbe formato il suo gusto, forgiato il suo orecchio musicale, fatto di lui un giovane e talentuoso pianista in erba.

Bene, ho dovuto ritirarlo dal corso dopo meno di dieci lezioni perché non voleva stare fermo a cantare le canzoncine insieme alla maestra (le dovevamo cantare anche noi a casa).

Ho aspettato allora un paio d’anni e ci ho riprovato: sempre metodo Yamaha, ma questa volta chitarra.

Due lezioni.

Sono passata al violino.
Corso per Orchestra.

Abbiamo comprato il violino.
Tommaso ha resistito per un anno, e un paio di volte ha tirato fuori il violino anche a casa per fare gli esercizi.
Il maestro si era raccomandato: si deve esercitare tutte le settimane! Almeno un paio di volte!
Ma sono bastati quei due strimpellamenti che ha fatto a casa per convincermi a non insistere più.

Con la musica abbiamo chiuso.

Adesso possiamo passare agli sport.

Tommaso in ordine ha frequentato corsi di:

  1. calcio
  2. pallavolo
  3. pallacanestro
  4. nuoto
  5. sub
  6. tennis
  7. kung fu
  8. arti marziali
  9. pattinaggio (su ghiaccio)
  10. sci
  11. canottaggio

Tutti i corsi sono stati abbandonati per mancanza di una vera passione.

Sì, Tommaso sa nuotare, sciare, giochicchiare a calcio, tennis, eccetera, ma non c’è nulla che lo abbia veramente conquistato.
Siamo ancora alla ricerca della pietra filosofale sportiva che trasformerà il giovane pre-adoloscente in uno scattante atleta.
Non si può neanche escludere che non venga inventato un nuovo sport che finalmente lo appassionerà!
Che ne so: la pesca a cavallo subacquea, mentre una lepre nuota davanti agli altri cacciatori guidandoli alla ricerca della preda, forse un tonno che deve essere arpionato.
Non lasciamo limiti alla Provvidenza.

Passiamo adesso al tema delle sane attitudini alimentari.

In casa nostra non sono mai entrate le famose merendine.
La parola Mulino Bianco scatenava nella madre del giovane pargolo delle crisi furibonde: “No, non te li compro i Flauti al cioccolato!”.

Risultato: il pargolo si comprava di nascosto, come un tossico, una montagna schifezze all’oratorio, tra cui un’untissima focaccia ripiena di Nutella.

Adesso Tommaso mangia solo porcherie, è leggermente sovrappeso, e gira sempre con degli spiccioli nascosti in tasca per comprarsi le Pringles o quegli altri intrugli avvelenati che a me fanno venire la pella d’oca.

OTTIMO LAVORO!
Mi complimento con me stessa.

Provaci ancora, Mam.