Sto citando “La televisione spiegata al popolo” di Achille Campanile, il libro preferito di Aldo Grasso.
L’ho letto anch’io e amo quel titolo meraviglioso di un libro tanto leggero quanto intelligente.
Prendo in prestito quel titolo, allora, perché continuo a leggere articoli su come limitare l’uso del web da parte dei bambini, e soprattutto su come tenerli lontani dalla pornografia, che oggi è veramente a portata di clic.
Mi irritano ugualmente gli stucchevoli consigli degli esperti, che peraltro dicono sempre le stesse cose:
- di usare un parental filter per impedire al pargolo che vada a finire su siti sconvenienti,
- di sorvegliare il pargolo mentre naviga sul web, facendo in modo che il computer si trovi in un’area aperta, a voi visibile, così da poter lanciare un occhio su quello che sta facendo.
Anche applicando alla lettera i consigli degli esperti – per un po’ l’ho fatto – non si può comunque impedire a tuo figlio di andare a casa di qualche amichetto/a, dove tutte queste precauzioni invece non vengono prese.
Se poi un compagno dice a tutta la classe di digitare “Youporn” su Google, allora la frittata è fatta.
E così, di punto in bianco, dovrete spiegare a vostro figlio (e magari non solo a lui) che cos’è un film (o un video autoprodotto) porno.
E gli esperti, con tutti i loro fastidiosi consigli per tenere il web sotto controllo, non vi saranno di grande aiuto.
Perché ormai il il bambino il pornetto se l’è visto.
E voi dovrete dirgli QUALCOSA, non potrete far finta di niente.
Ma non saprete COSA dirgli, perché negli articoli sui parental filter non si prevedeva che voi avreste fallito la mission impossible di tenere lontano vostro figlio dalla pornografia fino alla notte prima del matrimonio.
Ma torniamo indietro alla quinta elementare, anno in cui si svolgono i fatti che vi vado a raccontare.
In una bella mattina di ottobre, passo a prendere la compagna di classe con la quale allora Tommaso andava a scuola.
Facciamo due passi e la bambina mi dice: “Ma è vero che prima di fare l’amore bisogna ciucciare il pisello dei maschi?”.
Ricordo di aver sentito un brivido gelido scendere lungo la schiena e di averle chiesto che cosa aveva detto ESATTAMENTE, perché di sicuro IO avevo capito male.
La bambina mi ripeté la stessa domanda, mentre Tommaso ridacchiava.
Il brivido gelido era giustificato.
NON C’ERANO DUBBI: i due avevano visto un video porno.
Gli feci immediatamente confessare TUTTA LA VERITA’: quando avevano visto la schifezza (il pomeriggio precedente, di nascosto da tutti, sul computer di casa dell’amichetta), come si chiamava il sito in questione, e chi gli aveva consigliato di vedere la schifezza (un altro compagno di classe, un po’ più svegliotto di loro due).
Poi, dopo averli accompagnati a scuola, chiamai la madre della bambina per raccontarle cos’era successo.
Non me ne sbatteva niente del fatto che lei non avesse il parental filter, perché sono cose che possono succedere a chiunque, ma pensavo che fosse il caso che spiegasse alla figlia che cos’è un fil porno.
La mia amica rimase a dir poco colpita da quanto era avvenuto e so che l’argomento fu affrontato immediatamente.
Poi feci la posta fuori da scuola alla madre del bambino che aveva consigliato il sito in questione ai due giovani pargoli.
Ricordo molto bene la reazione della mamma del pupo: mi svenne praticamente tra le braccia quando le spiegai cos’era successo, mentre il piccolo porno advisor negava tutto, dando la colpa a un altro: “Me l’ha detto Tizio di andare su Youporn!”.
Poi arrivò il turno di Tommaso.
La presi alla larga, annunciando che il porno advisor non sarebbe mai entrato a casa nostra, e che lui doveva sempre raccontarmi che cosa guardava quando navigava su Internet.
E poi mi bloccai.
Perché non sapevo cosa dirgli sui film porno.
Non sapevo spiegargli perché sono così brutti e perché è meglio non guardarli.
Allora sono andata anch’io su Youporn, visto che non sono mai stata una frequentatrice del genere porcellone.
Era la prima volta che vedevo quella roba – non sto scherzando, io non mi vergogno di niente – e ho capito che l’unica cosa sensata che potevo dire a Tommaso era che il porno è FALSO.
E che i film porno non c’entrano niente con il sesso e con l’amore, e che tutto quello che si fa nei film porno è fondamentalmente INVENTATO.
E che le donne VERE non sono così ridicolmente sottomesse.
Nei film porno, le donne fanno cose INVENTATE dagli uomini (ma inventare è già un complimento: ripetere è il verbo giusto, perché i porno sono tutti uguali).
Ho spiegato a Tommaso tutto questo, e poi l’ho chiusa lì, sapendo che tra un po’, quando avrà quindici anni, ritornerà di sua sponte su quei siti, ma prima spero di avergli potuto spiegare qualcos’altro.
E cioè che su Youporn non c’è proprio niente di vero.
Quelli di Youporn non sono video casalinghi fatti da coppie caldamente esibizioniste
Sono solo filmini scadenti fatti da qualche porcaccione che si è comprato una webcam e ha pagato una prostituta per dar corpo alle sue fantasie, in genere noiosissime: uno stantuffamento potente e continuato, con lo stile e la sensualità di un martello pneumatico.
Su Youporn è tutto assolutamente falso, perché una donna con con dei figli, una vita piena d’amore e degli amici, NON METTE LA FACCIA in un video porno (anche se fatto in casa).
Quelle povere ragazze costrette a far finta di godere di quei tristi stantuffamenti sono prostitute travestite da donne normali.
E sulla prostituzione ho la stessa posizione del governo svedese, danese e norvegese: deve essere proibita.
Proibita completamente, senza case chiuse, quartieri a luci rosse, partire IVA e tasse da pagare.
Ma come si fa a proibire la prostituzione?
Punendo i clienti, non la prostituta.
Si chiama “Modello Svedese”.
Ma di questo parlerò in un prossimo post.
Vi faccio solo notare che senza prostitute, non ci sarebbero più film porno.
Nessuno dovrebbe più spiegare a un bambino che un film porno è solo una tristissima bugia.
E scomparirebbero finalmente anche gli articoli sui parental filter.
E quelli che li scrivono.