Archivi categoria: vita da impiegata

Noi, vittime di un mondo PIENO

Non scrivo nulla di interessante, credo solo di riuscire a percepire quello che sentiamo in molti, usando una specie olfatto inconscio.

Sento nell’aria qualcosa, a cui do poi la dignità delle parole (spesso banali). Forse sono solo chiacchiere solitarie.
Fatte davanti a un Pc.

Queste sono le mie ultime percezioni olfattive-inconsce.

Siamo vittime di un mondo PIENO. Pieno di cose, pieno di persone, pieno di impegni, pieno di divertimenti (fasulli e posticci).

Faccio qualche esempio.

Domenica mattina siamo andati all’open day dell’Istituto tecnico dove Tommaso potrebbe diventare perito informatico.

Siamo entrati dopo essere stati a lungo in una coda piena di persone.

Ci hanno riempito le mani di volantini sulla scuola (che ho subito buttato).

Abbiamo parlato due ore con una simpaticissima insegnante che ci ha spiegato che nel corso  che forse frequentare mio figlio ci sono giornate PIENE, in cui gli allievi rimangono a scuola per 7 ore 7, e poi devono studiare almeno altre due ore al pomeriggio.

Poi la simpatica insegnante ci ha consigliato di far praticare uno sport ai ragazzi, perché altrimenti corrono il rischio di stare tutto il giorno fermi.

Concludo subito: mio figlio l’anno prossimo avrà una vita PIENA, dove non gli sarà quasi concesso di respirare.

Ma anche io ho una vita piena, perché passo due ore al giorno sui mezzi pubblici, circa nove ore in ufficio, e poi torno a casa, cucino, pulisco, eccetera, e la domenica vado all’IKEA a comprare gli zerbini.

Sui mezzi pubblici di Milano c’è ormai una folla incredibile, e anche all’IKEA non riesci quasi più a mangiare le polpette, tanto affollata è la caffetteria.

Anche in casa mia non entra quasi più nulla, perché ogni spazio libero è stato saturato da oggetti – anche utili – che ho comprato negli ultimi anni, e dei quali devo trovare il modo di liberarmi. Devo buttare i libri, le scarpe vecchie, i Topolini già letti da mio figlio.

Lo devo fare, ma non ho tempo di farlo, perché le mie giornate sono già PIENE di altre cose da fare.

Non so cosa stia succedendo, ma credo che l’unica soluzione sia mollare tutto e trovare una casupola con l’orto, dove andare a vivere.

Senza portarsi dietro nulla delle nostre vecchie VITE PIENE.

 

Contrassegnato da tag

Lo stronzo non cambia mai: rimane sempre stronzo

Riprendo ancora la definizione di stronzo che dà Robert Sutton nel suo libro: “Il metodo antistronzi“.

Lo stronzaggine implica “la manifestazione prolungata di comportamenti ostili di natura verbale o non verbale, con l’esclusione del contatto fisico“.

Si può quindi essere molto stronzi senza insultare nessuno, come si può tranquillamente essere degli stronzi passivo-aggressivi, e cioè si può manifestare la propria stronzaggine senza mai smettere di essere sorridenti.

Il passivo-aggressivo riesce infatti a mettere in atto comportamenti ostili senza mai dimostrare una PALESE aggressività, ma è subdolamente stronzo, evitando così di provocare una reazione di difesa (magari aggressiva) da parte dell’altro.

Se uno ti tira un pugno, infatti, il tuo istinto è di tirargliene uno indietro.

Se invece qualcuno ti insulta col sorriso sulla bocca, tu rimani spiazzato, perché ci metti un po’ a “connettere” il sorriso ai contenuti offensivi della conversazione.

E’ quindi discretamente difficile difendersi dagli stronzi passivo-aggressivi, perché chi NON è stronzo, fa fatica a riconoscere la stronzaggine dell’altro.

Ma il problema è un altro: chi NON è stronzo, tende a dimenticarsi di un principio fondamentale: LO STRONZO RIMANE STRONZO.

Non esistono stronzi redimibili che diventano buoni o corretti. Se qualcuno si è comportato come uno stronzo, potete essere certi che lo farà ancora. Anche se per un certo periodo potrebbe sembrarvi simpatico e gentile.

Ma le brave persone fanno fatica a credere che si possa dimostrare un atteggiamento positivo e accogliente, quando in realtà l’obiettivo finale è quello di colpire l’altro, appena il poverino smonta la guardia.

No, non sono una paranoica con manie compulsive-ossessive che mette in guardia l’umanità contro le terribili catastrofi che derivano dal fidarsi dell’altro.

No, non lo sono. Sono solo una che ha poco tempo libero. E lo stronzo è tendenzialmente diseconomico, perché bugiardo, manipolatore e tende quindi a farti perdere tempo.

Farò un esempio condominiale, perché i condomini sono il regno degli stronzi (gli amministratori non sono in grado di tenerli a bada, e quindi scorrazzano liberi nei pochi metri quadrati dove hanno un po’ di potere).

Ordunque, mi piove in casa da più di un anno, perché i sottotetti sono stati recuperati – di dice così – da una famiglia di stronzi passivo-aggressivi.

Piove in casa anche al mio vicino di pianerottolo che ha l’acqua che gli cola sui muri.

Abbiamo educatamente scritto allo stronzo di sopra per chiedergli di mettere a posto la questione.

Ma solo quando le email raggiungevano un livello di aggressività sufficientemente elevato, lo stronzo si dava da fare e tentava di capire da dove venisse il problema.

Ha fatto qualche tentativo di mettere a posto il problema, ma poi ha venduto la casa: non sono più quindi cazzi suoi.

Ma sono rimasti però cazzi NOSTRI, perché a noi piove ancora dentro.

Io e l’altro vicino alluvionato abbiamo allora ricominciato a scrivergli e il risultato è stato che venerdì sera lo stronzo di sopra ha suonato alla mia porta.

Aveva in mano una macchina fotografica, era molto gentile, e mi ha chiesto di poter fare un’altra foto alla macchia che sta diventando una voragine e che si bagna ad ogni nuova pioggia.

In realtà di foto ne aveva fatte delle altre, e un po’ gliele avevo mandate anche io.

Ma venerdì ne ha fatta un’altra: ma era SOLO UNA CAZZO DI FOTO.

E poi è sparito. Perché tanto ha venduto la sua maledetta casa e sta cercando di scappare senza dover pagare i danni procurati da lui.

E io, venerdì, quando l’ho visto entrare da me con la sua macchina fotografica, gli ho creduto: pensavo che lui volesse veramente occuparsi del nostro problema.

Faceva un sorrisetto gentile, era molto rassicurante, e io mi sono dimenticata del principio che vado affermando, e cioè che siccome è uno STRONZO, rimarrà uno stronzo.

E mi stava quindi solo pigliando per il culo, con la sua bella macchina fotografica appesa al collo come un giapponese in visita a Roma.

Morale della favola: lunedì mi toccherà andare alla posta per mandare una raccomandata con la ricevuta di ritorno, come nel 1880, a lui, all’amministratore e a non so chi altro, per minacciare non so quali conseguenze giudiziarie nel caso in cui la macchia diventi un buco nero dal quale piova dentro fino alla fine dell’umanità.

Credo che le religioni servano a questo: consolano le vittime degli stronzi. Promettono una ricompensa celeste a chi degli stronzi è vittima innocente.

Inutile dire che dove esiste ancora un sistema condiviso di valori e buona condotta, di stronzi ce ne sono di meno.

E anche l’economia va meglio.

Voglio rinascere tedesca. Norvegese. Danese. Ma italiana no. In che posto schifoso sono finita.

Contrassegnato da tag ,

Qui vedo e qui prevedo: in arrivo l’emergenza sociale “anziani” con pensioni da fame

Spero di avere torto, ma tra dieci (massimo quindici anni) anni saremo tutti nella merda.

Gli anziani – i cinquantenni di oggi – avranno pensioni da fame, e i precari avranno probabilmente gli stessi stipendi schifosi di oggi, senza più  i genitori che li possono aiutare, perché ormai saranno usciti dal mercato del lavoro con delle pensioni che si aggireranno più o meno sui 700 euro al mese.

Tra dieci/quindici anni nessuno potrà infatti scampare al calcolo contributivo della pensione.

Il direttore della mia banca, stranamente simpatico, mi ha spiegato che aveva fatto i calcoli sul suo stipendio e anche lui si era stimato una pensione di 700 euro.

I quarantenni che oggi sono precari, dovranno aspettare di compiere 67 anni per avere la pensione sociale (450 euro o qualcosa del genere).

Di nuove assunzioni a tempo indeterminato ce ne saranno pochissime e quasi nessuno potrà maturare i 40 anni di contributi che danno il diritto a una pensione pari al 70%  circa dell’ultimo stipendio.

Io, che sono una contributiva pura, avrò una pensione poco superiore alla minima, perché ho anch’io un passato da precaria, in cui non ho versato contributi (anzi, li ho versati a una cassa separata, ma non so se questa mi darà diritto a un’altra “pensioncina”).

Gli anziani di oggi, che prendono ancora pensioni decenti e che spesso aiutano i loro figli precari, tra qualche anno avranno bisogno di una badante, della dentiera, della casa di riposo, e non potranno più destinare una quota del loro reddito per aiutare i figli precari.

E gli anziani di domani saranno troppo poveri per destinare anche solo una minima parte del loro reddito ai figli scannati e senza un contratto di lavoro decente, e forse non avranno neanche i soldi per andare a farsi la dentiera in Croazia.

Immagino che questa sia la miscela per una formidabile bomba sociale che esploderà quando tutti i risparmi saranno consumati, i contratti di lavoro saranno ancora più precari di quelli attuali e non ci saranno più i genitori che allungano duecento euro ai figli, prelevandoli dalla loro pensione.

Badate bene: non sto parlando di pensioni d’oro. Le pensioni d’oro sono un’altra cosa e non saranno mai colpite.

La casta preserva sempre se stessa dalle batoste, redistribuendole sui poveri cristi che non hanno neanche il tempo per accorgersi che la nave sta affondando, impegnati come sono a cercare di sopravvivere.

Ma tra dieci/quindici anni la base di povertà diffusa sarà sempre più allargata – non sei ricco con 700 euro al mese – e dubito che qualcuno degli attuali partiti sarà sopravvissuto. 

Per chi voteremo tra  dieci anni lo sa solo Iddio.

Dalla Repubblica di Weimar è nato il nazismo e le crisi economiche sono pericolose per le democrazie.

E’ per questo che gradirei una politica economica diversa, dove non si parli solo di sacrifici, austerità, licenziamenti.

Monti era stato troppo lento per capirlo, e infatti la storia (elettorale) lo ha travolto.

Renzi invece ha il naso più fino, ed è riuscito a fare una virata micidiale in meno di una settimana.

Se poi qualcuno lo voterà ancora quando avremo tutti le pezze al culo, beh, questo non lo so.

Non sono Hari Seldon e nessuno avrebbe mai potuto prevedere che un piccolo caporale austriaco e psicotico avrebbe distrutto l’Europa.

Vorrei quindi vedere il PIL che risale, le imprese che assumono, i giovani che guadagnano stipendi decenti e i vecchi che non muoiono di fame.

Ma mi sembra che non stia succedendo nulla di tutto questo.

La merda sta salendo…

Contrassegnato da tag , , , ,

Dal selfpublishing a Francoforte: mi hanno venduta!

Sto pensando da tempo a COSA scrivere in un post in cui faccio il bilancio – non solo economico ma anche psichico – del passaggio dal self-publishing a Mondadori.

Ma questa sera non sono in grado di misurare le parole per dire – in modo politically correct – che cosa non mi è piaciuto nel passaggio dal digitale alla carta.

Sarò invece breve e positiva: alla Fiera del Libro di Francoforte sono stati venduti i diritti di Omicidi in Pausa Pranzo a tre paesi: Francia, Spagna e Brasile.

Considerato il fatto che io ero – sono – quel che si dice un’esordiente (ma io preferisco self-publisher) credo che sia andata molto bene.

Ringrazio Emanuela Canali, di Mondadori, che si occupa delle vendite all’estero, per avere creduto che il mio libro fosse marketable anche in paesi diversi dall’Italia, nonostante il fatto che vi fossero evidenti riferimenti alla nostra legislazione sul lavoro (l’Articolo 18).

Le case editrici che hanno comprato il libro sono Liana Levi per la Francia, Betrand Brasil per il Brasile, Suma De Letras per la Spagna.

Sto preparando una versione “internazionale”, dove i riferimenti alla legge italiana siano meno evidenti.

Ma sembra che si stia muovendo qualcosa anche per i diritti teatrali e cinematografici.

Scriverò sul blog se succede qualcosa…

I have a dream: l’orto con le galline

Nel clima plumbeo e recessivo dell’Italia renziana, dove il Grande Comunicatore parla solo di “licenziamenti”, chiunque abbia un lavoro si chiede se non verrà licenziato, magari tra una settimana, dietro la ricca corresponsione di dodici/quattordici mensilità.

Abbiamo capito tutti che Renzi è interessato all’elettorato di centro-destra, ma persino Draghi ha dovuto dirgli che la parola da usare era “assunzioni“, e non “licenziamenti“.

Ma il Grande Comunicatore va dritto per la sua strada, spargendo PAURA a mani basse per l’Italia.

Ho infatti ulteriormente ridotto i miei consumi, in attesa del giorno del giudizio, in cui verrò licenziata per convincere gli investitori stranieri a investire in Italia.

Il ragionamento non mi è perfettamente chiaro (anche perché gli investitori stranieri si sono già comprati metà delle industri italiane), ma sto risparmiando in vista del giorno in cui io e mio figlio Tommaso ci nutriremo di pane e acque, come le galline che mi piacerebbe possedere.

Sì, perché ho scoperto che ormai il sogno dell’italiano medio è agricolo e autarchico: un orto con le galline, che ti permetta di sfamare te e la tua famiglia quando non ci sarà più lavoro e sarà fallita anche l’INPS.

Mi sono ritrovata a parlare del sogno di avere un orto con gli amici più impensati: avvocati soci di studi di una certa importanza, informatici particolarmente smanettoni, e così via.

Qualche giorno fa, un collega, informatico anche lui e che andava più di fretta del solito, si è improvvisamente rasserenato quando gli ho parlato del mio progetto (per adesso solo immaginato) di lasciare Milano e trasferirmi in una casa di campagna con l’orto.

Mi ha detto: “Ma io ce l’ho già l’orto!“, e mi ha fatto vedere le foto (digitali) dell’orto in questione: “Questi sono i pomodori,  ecco le zucchine, guarda che bell’insalatina!”.

E mi ha spiegato che aveva comprato non so quanti anni fa una porzione di terreno di fianco al suo condominio con l’obiettivo di farne un giardinetto, che adesso stava trasformando in orto da coltivare, in vista dei tempi grami in arrivo.

Bene, se devo proprio dirla tutta, il sogno di lasciare le città perché in campagna qualcosa da mangiare lo trovi sempre è un pensiero degno degli anni di guerra, quando le famiglie “sfollavano” in campagna non solo per evitare le bombe, ma anche per evitare la fame.

Il clima in cui stiamo precipitando ogni giorno di più è quello della guerra: abbiamo paura, sentiamo il fischio della bomba che sta per caderci sulla testa.

E mi chiedo se le nostre paure non siano indotte dai furbissimi cialtroni che ci governano e non servano ad altro che a farci chinare ancora più la testa, quando ci proporranno condizioni di lavoro ancora più schifose e garanzie sociali pari a zero.

Forse il martellamento di Renzi sulla necessità di licenziare e riformare il mercato del lavoro serve solo a frantumare le ultime ottuse resistenze di un sindacato che ormai non rappresenta più nessuno. Forse il progetto è quello di spezzare le ultime resistenze al progetto di trasformare l’Italia in un’unica grande fabbrica al servizio di capitale straniero.

O magari siamo veramente vicini a una Grande Recessione e sogniamo l’orto per sfamare i nostri figli…

Vi ricordate la crisi argentina, quando gli impiegati pesavano quarantacinque chili e morivano di fame?

Ecco, mi fa schifo l’idea di consegnare l’Italia al grande capitale internazionale.

Noi siamo un popolo di santi e inventori, e le piccole-medie aziende italiane stanno resistendo.
I nostri piccoli imprenditori sono coraggiosi e intelligenti: brevettano, producono, esportano, e meritano di più.
Meritano di non pagare balzelli quotidiani allo stato-mangiatutto, oggi occupato dai legali rappresentanti di banche, assicurazioni e capitalismo globalizzato.

Non voglio rinunciare al nostro genio, non voglio svenderlo.

E non voglio avere così tanta paura da pensare solamente a cultiver mon jardin, per citare malamente Voltaire.

E’ un triste paese quello in cui si vive nella paura.

Contrassegnato da tag , ,

Stiamo preparando i nostri figli al “peggio” o li stiamo rovinando?

Mi si perdoni la banalità lessicale del “peggio“, ma chiunque abbia un figlio – in Italia – ha capito che non lo aspetta un destino “migliore” di quello che è toccato a noi (genitori).

I nostri figli saranno molto probabilmente disoccupati, oppure avranno dei contratti di lavoro così poco schifosamente retribuiti e garantiti che le banche non concederanno loro un mutuo per comprarsi la casa.

I nostri figli vivranno quindi probabilmente in case che condivideranno con altri amici e, senza un lavoro stabile, non saranno neanche così pazzi da fare a loro volta dei figli.

Il tasso di natalità in Italia decrescerà ancora, perché la precarietà STERILIZZA ogni ambizione, compresa quella di riprodursi.

Dunque, questa è la mia poco ottimista visione del NON-FUTURO che aspetta i nostri figli, visione sulla quale non faccio misteri con mio figlio Tommaso.

Se qualcuno infatti gli chiede: “Che cosa farai da grande?“, lui risponde deciso: “IL BARBONE!“, e poi mi guarda e ride.

Comincia quindi a fare battute sul fatto che io l’ho convinto che questo è il suo destino, al quale si sta rassegnando.

Certo, Tommaso scherza, perché a tredici anni non gli può essere negata la speranza che le cose gli vadano bene quando sarà un adulto, ma io non mi lascio scoraggiare dal suo ingiustificato ottimismo e continuo a scoraggiarlo come posso, perché deve sapere che i livelli di consumo (modesti) che siamo riusciti a mantenere fino ad adesso, potrebbero ulteriormente diminuire.

Gli parlo della nostra scassatissima roulotte (che ha trentacinque anni) come di un sogno che lui non si potrà permettere, perché – se non studia – gli saranno negate anche le vacanze.

Il punto sul quale insisto è infatti che solo lo studio potrà tirarlo fuori dal baratro che lo aspetta, e mi accorgo perfettamente che i miei sono discorsi da “vecchia”.

I miei genitori parlavano così della laurea – che mi avrebbe salvato la vita – anche se io cerco di spiegare a Tommaso che quello che conta è solo trovare qualcosa che gli piace molto, per poi cercare di trasformare quella passione in un lavoro.

Non ho dubbi infatti che in un mondo affollatissimo e globalizzato, bisognerà imparare a fare MOLTO BENE un lavoro, non importa quale sia, perché ci sarà così tanta concorrenza che non lascerà spazio agli ANIMI TIEPIDI.

Gli impiegati tra vent’anni non ci saranno più, le aziende come le conosciamo saranno scomparse, e con loro il CETO MEDIO.

Lo Stato italiano non assumerà impiegati e le aziende avranno finito di “smaltire” quelli che hanno adesso per sostituirli con lavoratori fluttuanti, con uno stipendio fluttuante a sua volta.

Senza competenze e conoscenze specifiche e approfondite, non sarà possibile trovare un lavoro decente, ma io credo che sarà necessario avere anche determinazione e volontà per resistere ai flussi internazionali di scambi sul mercato del lavoro, che non sarà più localizzato, se non appunto per quanto riguarda i ristoranti, i McDonald’s e gli alberghi, se il turismo sarà l’ultima risorsa sulla quale può contare l’Italia.

E allora spiego a Tommaso che deve prendere la scuola con serietà e non può fare il cretino in classe, perché altrimenti da grande farà il barbone.

Il povero tapino sta in effetti cominciando a studiare con un po’ più di impegno, anche se non quanto vorrei.

E siccome continua a prendere note da parte dei suoi professori perché in classe fa lo spiritoso – gli piace far ridere la platea – ormai sembro un disco rotto, e le mie PERORAZIONI – all’impegno e alla serietà – si sono ormai trasformate in PERSECUZIONI.

Qualche sera fa, il poverino cercava di dormire e io continuavo a prospettargli le sciagure incombenti sulla sua testa di scolaro imperfetto.

Lui mi rispondeva con la voce impastata dal sono: “Dai lasciami dormire…”.

Ma io no, ero furiosa perché si era preso una nota da un nuovo professore che mi piace moltissimo, e continuavo a borbottare malmostosa: “Te lo dico per l’ultima volta: smettila di fare il cretino in classe!”.

Lui, allora, disperato mi ha detto: “Basta! Sono stato adottato: voglio parlare con la mia vera famiglia!“.

Sono esplosa in una risata folle ma consolante.

Forse mio figlio si salverà da me – ho pensato – perché non so quanto sia giusto fagli intravedere il futuro che la classe politica italiana sta preparando ai nostri pargoli. 

Hanno ancora il diritto di sperare e noi genitori non glielo possiamo togliere.

Ma il diritto al futuro glielo non glielo stiamo togliendo noi. Su questo non vi è dubbio alcuno.

Contrassegnato da tag

L’ultima notte nella COSA

So bene che il mio blog è un pastiche (letto anche poco) degli argomenti più disparati: dall’articolo 18 al campo naturista croato dove trascorro le vacanze NUDA, in una roulotte di sesta mano che ha compiuto 35 anni di età, e nella quale piove dentro.

L’anno scorso, infatti, in una notte buia e tormentosa, ero quasi morta di infarto a sentire i tuoni e i fulmini che accompagnavano un violento temporale croato, durante il quale la roulotte aveva cominciato ad allagarsi.

Fino a quel giorno la roulotte aveva retto alle piogge, e pensavo che ce l’avrebbe fatta anche quella notte.

Ma alle cinque del mattino aveva cominciato a gocciolare dentro da uno degli oblò MARCI sopra il tetto e, mentre sentivo gocciolare dentro, ero stata assalita da un’ondata di terror panico, di origini credo antichissime.

Le alluvioni infatti uccidono DA SEMPRE noi poveri esseri umani, fin dai tempi in cui ci nascondevamo nelle caverne per proteggerci dalle piogge torrenziali fino ad arrivare ai tifoni che ancora adesso colpiscono paesi come le Filippine, dove l’acqua UCCIDE ancora, perché le case fanno schifo, non esistono sistemi di scolo decenti, eccetera.

Bene, quella notte di pioggia avevo provato un po’ di quel terrore che credo venga a una mamma filippina quando sente l’acqua che picchia sul tetto e pensa che non riuscirà a salvare i suoi bambini.

Avevo infatti cercato di svegliare mio figlio per dirgli che – forse – eravamo in pericolo, ma lui si era girato sul letto e mi aveva risposto qualcosa del tipo: “Mamma, non rompere“.

Io allora avevo preso una pila e avevo esaminato l’oblò da cui entrava la pioggia, trovando la fessura che lasciava passare l’acqua.

La fessura non era poi così grande, e in effetti nella roulotte entrava solo qualche decilitro di acqua, e non delle pericolose secchiate che avrebbero potuto rappresentare un vero pericolo per l’incolumità della mia creatura.

Era comunque rimasta sveglia fino al mattino, quando la tempesta era finita e avevo capito che la fessura dell’oblò non avrebbe portato alla morte per affogamento del mio povero bambino che dormiva nel letto di fianco.

Questa lunga, patetica ed eroica premessa serve solo a dare un’idea di come nella vita si cambia! Eccome se si cambia!

Dunque, anche quest’anno, era previsto un altro temporale per l’ultima notte che passavamo in campeggio.

Lo sapevo perché un nostro vicino di roulotte – proprietario di un grazioso camperino che gli invidio molto – ha una particolare passione per le previsioni del tempo, e passa le serate nuvolose a consultare un sito con delle bellissime immagini satellitari, che lui poi interpreta con una certa previsione.

Sul suo cellulare si vedeva molto bene la tempesta in arrivo e lui aveva previsto anche l’ora: le quattro del mattino.

Io sapevo cosa sarebbe successo: ci sarebbe stato prima il frastuono del rumore della pioggia sul tetto della roulotte, e poi sarebbe piovuto dentro. Ma non TROPPO, come avevo constatato l’anno scorso, solo UN PO’…

Io, però il giorno dopo dovevo finire di smontare la roulotte e farmi il viaggio di ritorno verso Milano (due autobus + treno).
Non potevo quindi restare sveglia dalle quattro. DOVEVO DORMIRE!

Che cos’ho fatto, quindi?

Mi sono tracannata una bella birretta e poi ci ho aggiunto un pastiglione di scorta che mi porto dietro per le situazioni di emergenza, e sono entrata in coma verso l’una di notte, dopo che anche Tommaso si era addormentato.

Ho dormito come un angioletto, e alle sette del mattino ho sentito la voce di mio figlio che urlava: “Mamma, la roulotte è allagata, svegliati!“.

E’ bastato dare una veloce occhiata per terra per vedere un centimetro d’acqua sul quale galleggiavano le mie ciabatte.

Ma ormai aveva smesso di piovere e il temporale era passato: la terapia “birrozzo + pastigliozzo” aveva funzionato bene!

Ma Tommaso era arrabbiato con me: “Mamma, ti ho chiamato un sacco di volte questa notte, ma tu non sentivi nulla! La  pioggia faceva un rumore pazzesco, come hai fatto a non svegliarti?“.

Ecco, quando sarà grande e leggerà il mio blog, saprà come sono riuscita a farmi una delle dormite migliori della mia vita.

Ero fresca e riposata come una rosa, e sono partita per Milano di ottimo umore e piena di energia.

Se poi sono una madre perfetta, non lo so, ma ormai è andata così: here I’m!

Ma l’anno prossimo, a costo di fare le marchette, ho giurato che mi compro un’altra roulotte (usata).

Lo giuro tutti gli anni (a mio figlio), ma quest’anno l’ho giurato anche a me: CE LA DEVO FARE!

P.S.

Avevo cominciato a guardarmi intorno, qualche giorno prima di partire, dal solito rivenditore croato di roulotte che mi aveva spacciato la COSA. Ma la visita al campo di roulotte di sesta mano merita un post a parte.

P.S.

Un caro saluto a Paolo, il meteorologo, e anche a Bruno, vicino di roulotte, che durante il temporale precedente era anche venuto a controllare se eravamo vivi.

Contrassegnato da tag , , ,

#matteo stai in guardia sull’articolo 18 (così spacchi il PD)

Ho scritto un libro in cui il movente dell’assassino – un serial killer aziendale che uccide gli impiegati – è l‘articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Si tratta di un movente volutamente surreale ma anche molto realistico, visto che Matteo Renzi oggi ha cercato di cancellare l’Articolo 18, minacciando addirittura il decreto legge se il PD non avesse accettato la sua proposta.

Alla fine è stata raggiunta una mediazione – interna al PD – per la quale i nuovi contratti a tempo indeterminato potranno consentire al datore di lavoro di licenziare il lavoratore (senza la cosiddetta giusta causa) nei primi tre anni di un contratto a tempo indeterminato.

Mentre sto scrivendo queste righe, si sta ancora discutendo della possibilità di demansionare un lavoratore (oggi proibito), ovvero di cambiargli lavoro e conseguentemente anche la busta paga.

Un ingegnere polemico e riottoso – in genere gli “innovatori” non hanno un bel carattere – potrebbe diventare il magazziniere dell’azienda per cui lavora, e poi magari vincere un Nobel un paio di anni dopo, se aveva solo litigato col suo capo.

Mi sembra corretto – a questo punto – dire cosa ne penso io dell’Articolo 18, visto che era proprio quell’articolo dello Statuto dei Lavoratori armava la mano dell’assassino in “Omicidi in Pausa Pranzo”.

La mia opinione è la seguente: se non si mette mano al sistema di previdenza così da proteggere (per davvero) i lavoratori licenziati, abolire l’Articolo 18 sarebbe crudele e sbagliato.

Crudele perché l’unica forma di assistenza alle famiglie in difficoltà oggi sono le mense e i pacchi alimentari della Caritas (e delle altre associazioni),  e l’indennità di disoccupazione prevista dall’INPS  copre solo 18 mesi (per gli ultra 55enni) dalla fine del rapporto di lavoro.

Nei paesi europei dove il mercato del lavoro è stato liberalizzato, non vieni buttato in mezzo a una strada se l’azienda ti licenzia, ma vieni assistito economicamente e quindi ricollocato, dopo aver seguito dei corsi finanziati dallo stato.

Ma tutto questo COSTAnon alle imprese ma allo Stato – e in Italia non ci sono i soldi per farlo, visto che le tasse sono riscosse da mafia, camorra, eccetera, in una porzione geografica molto ampia del nostro paese. 

Non esiste quindi un gettito fiscale adeguato per impedire ai lavoratori licenziati di finire in coda alle mense della Caritas, e i lavoratori in questione finirebbero sul lastrico, come si diceva – figurativamente – una volta.

Non avrebbero infatti più i soldi per pagare il mutuo della casa che hanno acquistato, né potrebbero mantenere i figli che magari vanno all’Università.

Perché solamente chi poteva contare su uno stipendio CERTO, magari anche modesto, ha comprato una casa e ha avuto dei figli.

Il bassissimo tasso di natalità italiana si spiega infatti non solo con l’assenza di servizi in supporto alle famiglie e alle donne che lavorano, ma anche con il fatto che nessuno può permettersi di aprire un mutuo o fare un figlio se non sa di poter contare su introiti STABILI E SICURI (non ho detto alti, ma sicuri).

La generazione di PRECARI che sta crescendo oggi in Italia è una generazione tristemente STERILE, fatta da uomini e donne che spesso non prendono neanche in considerazione l’ipotesi di costruire una famiglia – espressione lessicale vecchia ma efficace – perché mancano i mattoni reddituali necessari per fare PROGETTI.

Io, che sono un’impiegata protetta dall’Articolo 18, so perfettamente di essere più fortunata di un precario, ma se non avessi avuto un lavoro, non avrei neanche avuto un figlio.
Avrei preferito viaggiare LEGGERA, per affrontare meglio gli eventuali guai che ti riserva una vita senza un lavoro stabile.

Sarebbe quindi CRUDELE se venissi licenziata senza nessuna rete di sostegno previdenziale, e con un mutuo che non posso pagare e un figlio che non posso mantenere.

Questo per quanto riguarda il primo motivo per il quale sono contraria all’abolizione tout court dell’Articolo 18.

Il secondo motivo è di tipo invece economico: oggi spostare redditi dai lavoratori agli imprenditori sarebbe una sciagurata manovra deflazionistica.

Perché gli imprenditori italiani si limiterebbero a sostituire i lavoratori a tempo indeterminato con lavoratori precari pagati di meno, con la conseguenza di un ulteriore frenata sui consumi.

Non vi sono dubbi infatti che in Italia vi sia anche una crisi della domanda interna dovuta al processo di deindustrializzazione conseguente alla globalizzazione dei processi produttivi, che si spostano dove la manodopera costa di meno.

Ma non possiamo pensare di attrarre capitali stranieri abbassando i costi della manodopera e lasciando tutto il resto invariato.

Chi è così pazzo da investire in un paese dove una causa civile dura 10 anni e dove non vi è un sistema di tassazione certo?

E siamo sicuri che la razza padrona italiana investirebbe in ricerca e nuovi stabilimenti produttivi i maggiori profitti derivanti da un mercato dl lavoro più flessibile?

Io credo di no.

Gli imprenditori italiani (nel loro complesso, non parlo delle eccellenze che abbiamo ancora in settori anche molto avanzati) presentano tassi di investimento inferiori dei punti di profitto guadagnati, rispetto agli altri imprenditori europei.

Se un imprenditore tedesco guadagna di più, investe di più nella sua impresa. Se lo fa un italiano, acquista invece più prodotti finanziari (o quadri da portare in Svizzera).

Consiglio sempre un libro di Marco Revelli, “Poveri, noi“,  dove spiega questo fenomeno e sostiene che in Italia il paradigma liberista secondo il quale un maggiore afflusso di denaro nelle tasche degli imprenditori porti a un maggiore tasso di investimenti sia assolutamente FALSO.

Un favore alla Confindustria come quello che Renzi ha cercato di fare sarebbe quindi stato non solo CRUDELE, ma anche INUTILE, perché avrebbe solo ulteriormente abbassato i consumi, senza portare a maggiori investimenti.

Ma non solo, se il PD non fosse riuscito a stemperare i furori pro-confindustriali di Renzi, avrebbe perso un PEZZO ENORME della sua base elettorale, fatta di impiegati, insegnanti, operai, eccetera, che avrebbero smesso di votare PD un’ora dopo l’abolizione dell’Articolo 18.

Mi chiedo quindi se Renzi sappia fino in fondo quello che sta facendo e se abbia calcolato tutti i rischi di una mossa così azzardata come quella che ha cercato di fare.

Renzi è stato bollato persino da Stefano Fassina, ex-viceministro dell’Econimomia del PD, come uomo di destra.
Fassina ha addirittura twittato: “Renzi come Monti e la destra utilizza il termine apartheid x scaricare su padri sfigati il dramma del lavoro di figli ancora più sfigati”.

Il che significa che nel PD hanno paura di Renzi.
Paura che spacchi il partito, che lo porti a una rovina elettorale.
E stanno cercando di fermarlo.

Ma io credo che Renzi sia troppo sicuro delle proprie doti di affascinatore collettivo per avere paura di una caduta dei consensi.
Sta giocando pesante, perché pensa di riuscire a mantenere il suo 41%, o di scendere magari solo di pochi punti.

Ma io credo che se oggi il PD non l’avesse fermato, Renzi avrebbe ESTINTO il partito nel quale è stato eletto.
Lo avrebbe demolito, perchè i suoi elettori non sono così pazzi da suicidarsi votando la loro condanna alle mense della Caritas.

E chi ci avrebbe guadagnato da una tale e stupida mossa come l’abolizione tout court dell’Articolo 18?

Berlusconi. Sì, proprio lui.

Berlusconi sta appoggiando Renzi, lo sta vezzeggiando, coccolando, e lo sta stritolando, come ha fatto con tutti i suoi alleati e avversari politici.

Berlusconi ha annientato Alleanza Nazionale – prima della fusione aveva il 10%, e oggi Fini è scomparso – ma Berlusconi ha massacrato anche la Lega, abbacinando Bossi con le cene romane alle quali veniva invitato anche il Trota, ai tempi trattato come il Delfino ufficiale di cotanto e furbissimo padre.

Berlusconi è sopravvissuto più di vent’anni, mettendosi da parte ogni volta che qualche politico/tecnico ingenuo si mettevano a fare politiche “di destra” o di semplice rigore, politiche che rimettevano temporaneamente i conti a posto, ma alla lunga avevano solo effetti puramente deflazionistici (pensiamo allo stesso Monti).

E poi risaltava fuori quando il suo ex-avversario trasformato in alleato si rovinava da solo, con le sue mani.

Ecco, io penso che Renzi possa essere la prossima vittima di Berlusconi, la più succulenta di tutte, perchè Renzi provocherebbe la fine del PD.

Insomma, credo che quella di tentare di abolire l’Articolo 18 sia stata una cattiva mossa, pericolosa, e che il PD stia rischiando grosso.
Ma penso anche che il PD è stato capace di opporre a Renzi solo Cuperlo, che sarebbe perfetto per fare il presidente del Rotary Club italiano, ma non di un partito che si dice di sinistra.

Insomma, il PD è a corto di leader ed è a corto di idee.
E nonostante il 41% alle Europee, rischia di fare una brutta fine.

P.S.

Inutile dire che non ho votato PD.
E che non cancellerò questo post, così mi si potrà rinfacciare di aver scritto delle vaccate, se mi sono sbagliata.
Ricordo anche a tutti che anche Einaudi (e non solo Mondadori) è di proprietà della famiglia Berlusconi, e quindi nessuno si stupisca di quello che scrivo, solo perché pubblico con Mondadori.
Gli autori Einaudi sanno chi è il loro parùn, lo sanno benissimo, ma non glielo rinfaccia nessuno…

Contrassegnato da tag , , ,

Internet senza segreti (anche sulla candida)

So perfettamente che Facebook non è un ente di beneficenza e che vende pubblicità.

Ma ormai sono mesi che le DONNE iscritte a Facebook vengono martellate dalla pubblicità sul Gyno-Canesten della Bayer (un prodotto contro la candidosi vaginale), pubblicità che si chiama: “Tu la conosci Candida?“.

Bene, oggi non ne potevo più di vedere quell’annuncio sulla destra e ho cliccato per vedere com’era il sito.

Una signorina piuttosto fastidiosa – Candida – che sostiene di conoscere molto bene tutte le donne, mi ha sottoposto a un intrigante questionario.

Una delle domande sui motivi per i quali alle donne viene la candida prevedeva la scelta tra le seguenti risposte:

1. depilazione aggressiva,
2. esercizio fisico prolungato,
3. utilizzo di sex toys,
4. stress.

Mi chiedo cosa sarebbe successo se avessi risposto “sex toys“, visto che ogni nostro clic viene accuratamente conservato e catalogato.

Sarei diventata il target di una nuova compagna del tipo: “Tu li conosci i nuovi piaceri dell’amore?” (o una frasetta del genere) e avrei dovuto rispondere a un questionario sull’argomento “sex toys”?

Lo so che NOI SIAMO IL TARGET, ma ormai ho paura a cliccare in giro per evitare di farmi profilare come potenziale consumatrice di “qualcosa”, sia esso un prodotto contro la candida o accessori da signora.

Sono diventata paranoica: lo so che qualcuno, lassù, sa tutto di me.
E cercherà di vendermi qualcosa. Come minimo…

Nulla è più privato, oramai.

Persino la nostra faccia è diventata un fatto pubblico, visto che ormai anche le vendite delle Go-Pro e consimilia stanno esplodendo e nessuno si incazza più se qualcuno gira con una telecamera accesa.

Persino l’ultima guerra santa dell’ISIS pare sia la più autofilmata della storia, visto che tutti i combattenti hanno il cellulare con il quale riprendono le scene di battaglia, per poi magari vantarsi su Twitter di aver ucciso il loro primo uomo.

A questo punto l’unica forma di protesta rimane quella di confondere gli algoritmi che ci classificano quando clicchiamo su un prodotto o lo compriamo.

Consiglio quindi di acquistare in ordine i DIECI seguenti prodotti, così da impedire la vostra attribuzione a uno dei profili standard di consumatore.

Nessuna capirà se siete uomini o donne, vecchi o bambini, buoni o cattivi…

  1. un reggicalze
  2. un Kalashnikov di marca cinese (costano meno)
  3. un rosario
  4. un biberon
  5. un reggiseno con le coppe che siano almeno la sesta
  6. un vibratore (a questo punto il sex toys ci voleva..)
  7. un tiralatte manuale (costa meno di quello elettronico) 
  8. una Beretta calibro 9
  9. un’acquasantiera elettronica (l’ultima novità in materia: dispensa gocce di acqua santa senza dover tutti pucciare la mano nella stessa broda)
  10. un cucciolo di crotalo da tenere pronto quando qualcuno suona alla porta e cerca di farvi cambiare fornitore di luce e gas.

 

Contrassegnato da tag ,

Islam, Twitter e Final Cut

thousands-of-new-fighters-joined-isis-in-syria-last-monthHo fatto vedere a mio figlio i video dei due ostaggi americani giustiziati dall’ISIS, il nuovo stato islamico che si è formato tra la Siria e l’Iraq.

L’umiliazione di una morte così tremenda, preceduta dal coraggio dei due reporter che leggono – così presumo – il discorsetto sull’Islam scritto dai terroristi, credo sia il più potente dei vaccini contro l’orrore del terrorismo islamico di ultima generazione, che mescola coltelli a Twitter e Final Cut.

Dei tre terroristi sospettati di aver ucciso i due reporter, uno viene considerato il responsabile dei social media di ISIS, mentre un secondo viene definito come hacker dalla stampa. Il terzo sospettato, è invece un rapper di naziolità inglese come gli altri due.

I tre boia – che pare  siano chiamati “The Beatles” dai commilitoni, in onore al paese di provenienza, l’Inghilterra – fanno parte della seconda generazione di immigrati in Europa dai paesi islamici. Ragazzi e ragazze che oggi stanno partendo per combattere nelle fila del nuovo esercito della Stato Islamico, che si vuole riprendere anche una parte della Spagna, in quanto stato appartenete al vecchio califfato andaluso dell’anno Mille (lo studiamo nei libri di storia).

Non voglio e non posso dire nulla di più di quanto non sia già stato scritto sull’orrore di quella morte ammannita con un coltello come se fossimo ancora nell’anno Mille: pieno medioevo.

Ma sono spaventata, perché i tre boia-Beatles hanno nuovamente coniugato barbarie e modernità.

Esattamente come fecero i nazisti settanta anni fa.

Hanno sgozzato due ragazzi e poi hanno montato il video usando un tool di montaggio, forse Final Cut, chissà, e hanno inserito anche qualche effetto speciale: la bandierina nera che sventola in un angolo del video.

Magari hanno usato un Mac, non lo so, ma di sicuro tutti e tre i ragazzi hanno un iPhone o forse un Samsung Galaxy comprato in qualche centro commerciale, e sanno come comunicare sul web. Lo sanno fare molto bene, anche perché sembra che dopo l’esecuzione siano nati 28.000 nuovi account su Twitter pro-ISIS.

I tre boia hanno sicuramente portato con sé dall’Inghilterra una buona riserva di Nike e Puma, perché nelle fotografie che circolano adesso dei combattenti stranieri affiliati all’ISIS, tutti di nero vestiti, non se vede uno che non abbia un paio di scarpe di ginnastica “marchiate”.

Anche su Youtube ho trovato un video su un affiliato inglese all’ISIS che andava in giro per la Siria con una giacca di Norh Face e che parlava usando termini da videogioco. Diceva di aver risposto al suo Call of Duty, il nome di uno dei videogiochi più popolari.

Eccolo qui.

Non ho molto altro da dire. Se non che l’orrore e la violenza ritornano sempre, non importa quale stadio di “civilizzazione” sia stato raggiunto.

Si può sgozzare un ragazzo che parla la tua lingua e usa un iPhone, esattamente come te, e poi caricare il video su Youtube.
La Sharia e le shopping mall sono coniugabili, anche se non lo ritenevamo possibile.
La modernità cosiddetta ha prodotto dei mostri trendy con le Nike che sgozzano dei ragazzi americani, che hanno forse lo stesso modello di Nike indossato da loro.

Orrore da medioevo e vizi occidentali.
Non riesco a metabolizzare una tale a-sincronia, lo confesso.

Contrassegnato da tag